Maroni e l’accanimento (terapeutico). Come dire: ‘Il governo e’ in coma’

6 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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“Silvio è finita”. Dopo un pomeriggio passato a Palazzo Grazioli con Alfano, Letta e i capigruppo del Pdl, il Cavaliere è sul punto di mollare. Se il pressing del gruppo dirigente del Pdl sortirà il suo effetto, oggi stesso Berlusconi salirà al Colle per rassegnare le dimissioni.

Si conclude così, in maniera drammatica, una lunghissima giornata, che ha visto le residue certezze del premier cadere una ad una. Fino al colpo annunciato alle 20.22 dall’agenzia TmNews – l’uscita dal Pdl di Gabriella Carlucci 1 – che investe in pieno il capo del governo lasciandolo “incredulo”. Da quel momento tutto precipita, finché anche Bobo Maroni, da Fabio Fazio (video 2), non certifica la crisi in atto: “La maggioranza non c’è più ed è inutile accanirsi”.

L’epilogo tuttavia non è scritto, e potrebbe rivelarsi più difficile del previsto. Perché il Cavaliere ancora a tarda notte puntava i piedi, minacciando persino una grande manifestazione a Roma contro i “ribaltonisti”. Pronto a chiedere il voto anticipato a Napolitano nel caso a Montecitorio la maggioranza, come sembra, dovesse venir meno.

“Io non mi vado a dimettere – ha ripetuto
fino all’ultimo nella riunione a via del Plebiscito – perché ci conviene andare a votare a gennaio restando noi a palazzo Chigi”. Berlusconi è pronto a tutto, persino ad avanzare un’offerta spericolata al capo dello Stato. “Se ci dà le elezioni noi possiamo garantirgli un secondo mandato al Quirinale nel 2013”.

Gli ultimi calcoli fatti durante il vertice non consentono più margini di manovra. Nella migliore delle ipotesi discusse davanti al premier – migliore ma irrealistica – maggioranza e opposizione sono pari a 314 voti (a cui aggiungere Alfonso Papa agli arresti e Gianfranco Fini che non vota). Trecentoquattordici voti, ma in realtà nel Pdl c’è un’intera area di forzisti della prima ora in subbuglio. Non solo Bertolini, Stracquadanio e i firmatari della lettera dell’Hassler. C’è una zona grigia di malessere che sfugge a ogni certezza. Persino Denis Verdini, che da un anno ha saputo garantire al capo del governo una precisione chirurgica sui numeri, stavolta sembra abbia alzato le mani. Non ci sono certezze.

“Rischiamo la slavina”, gli hanno ripetuto in coro capigruppo e ministri. “Non puoi fare la fine di Prodi – gli dicono – e cadere per un voto in Aula. Sarebbe un suicidio politico. In questo modo non avresti più titolo di parlare, l’iniziativa ci sfuggirebbe completamente di mano”. Il premier, messo alle strette, ancora non ha deciso cosa fare.

L’hanno sentito parlare di tre fantomatici deputati dell’Udc e di uno del Pd in arrivo nel Pdl. Ma i presenti si sono guardati negli occhi senza crederci. Dice di temere per le sue aziende. Racconta che anche i figli sono preoccupati per le ripercussioni su Mediaset, gli chiedono di non mollare.

Ma la realtà è senza scampo. Verdini calcola in 23 deputati l’area del malcontento. Gente che magari domani pomeriggio potrà anche votare a favore del Rendiconto, ma che non garantirà di proseguire l’esperienza di governo. È dunque finita per Berlusconi, ma a questo punto gli uomini al vertice del Pdl stanno facendo di tutto per convincerlo a non trascinare a fondo tutto il centrodestra. Per farlo c’è un unico modo: “Devi anticipare la crisi di governo andando a dimetterti e negoziando le condizioni per il nuovo governo”.

Un’impresa resa più difficile dopo la chiusura fatta da Pier Luigi Bersani a un esecutivo guidato da Gianni Letta. Una chiusura a cui è sembrato accodarsi anche Pier Ferdinando Casini che ha detto chiaro e tondo che un nuovo governo non può nascere senza l’apporto del Pd. “Se Casini va dietro Bersani e dice di no a Letta – ragiona preoccupato un ministro del Pdl – è davvero finita. Vuole dire che ha stretto un patto con il Pd per farsi eleggere al Quirinale. Allora ci sono soltanto le elezioni”. Quanto a Mario Monti, Berlusconi dicono che non potrebbe mai accettarlo.

A tarda notte nel corso del vertice viene elaborata un’ultima offerta da portare a Casini. Quella di un governo Alfano-Maroni, un ticket che aprirebbe una nuova fase con un’offerta di collaborazione al terzo polo. Al terzo polo, non al Pd. In questo modo, sperano i dirigenti del Pdl, si ricompatterebbe intanto il centrodestra esistente, sedando la ribellione dei deputati. Inoltre si metterebbe in difficoltà Casini, che avrebbe difficoltà a rifiutare quel nuovo esecutivo senza il Cavaliere che proprio l’Udc chiede da un anno a questa parte.

Ma questi sono scenari spericolati visto che, al momento, l’ipotesi elettorale sembra quella più accreditata. Il ministro Romano, uscito dall’Udc, spinge per il voto anticipato. E con lui tutti i falchi del Pdl. Persino Gianfranco Rotondi ha minacciato Berlusconi di non dare il via libera a un nuovo governo con l’Udc. Ha raccolto 27 firme di parlamentari su una lettera in cui si accusa Berlusconi di aver tradito il berlusconismo. Sono i paradossi delle ore di crisi.”Se ci sarà una maggioranza bene, se no ne prenderemo atto e a quel punto secondo me la strada è quella delle elezioni”. Per un governo con una maggioranza diversa “noi non siamo a disposizione”, sarebbe “stravolgere le regole”, anche perché “rimescolare le carte dopo penso sia un ritorno al passato”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni alla trasmissione ‘Che tempo che fa’.

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“Le notizie di poco fa mi fanno pensare che la maggioranza non c’é più ed è inutile accanirsi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni alla trasmissione ‘Che tempo che fa’. Al segretario del Pdl Alfano, Maroni ha detto di augurarsi “un’iniziativa per evitare di arrivare in Parlamento e fare la fine di Prodi”.

“Il problema serio è dentro il Pdl, quindi o il Pdl riesce a ricompattare le fila oppure dovremo prendere atto che non c’é più la maggioranza, molto laicamente: in democrazia si vince e si perde”.

CARLUCCI LASCIA PDL – “Aderisco all’Udc, partito che fa parte del Ppe, perché spero che i moderati possano trovare nuove strade”. Così la deputata Gabriella Carlucci in una nota in cui annuncia l’addio al Pdl e afferma: “ritengo che un Governo di larghe intese possa essere l’unica soluzione per salvare il Paese”.

BERLUSCONI: MAGGIORANZA HA I NUMERI – “Abbiamo verificato in queste ore, con numeri certi” che la maggioranza c’é. Lo ha detto Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la convention di Azione Popolare. “Noi abbiamo chiesto al Fmi di verificare l’andamento dell’approvazione di queste riforme per certificarle nei confronti di tutti: la richiesta è venuta da noi e possiamo ritirarla quando vogliamo”. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la convention di Azione Popolare di Silvano Moffa.

PISANU, BERLUSCONI CONTRIBUISCA NASCITA GOVERNO UNITA’ – ”Chiediamo al presidente Berlusconi di contribuire con tutto il suo peso politico alla nascita di un governo di unita’ e salvezza nazionale”. Cosi’ il senatore Beppe Pisanu. ”Piu’ si arrocca, piu’ cresceranno le sue responsabilita’ nella crisi”, sottolinea. ”Ma continuo a confidare nell’intelligenza di Berlusconi e nella coerenza politica di tanti colleghi del Pdl”, ha aggiunto il senatore Beppe Pisanu.

”Credo che sia giunto il momento” che il Terzo polo ”allarghi” la sua ”via nuova, aprendo la sua offerta politica anche ad altri”. Lo ha detto il senatore del Pdl Beppe Pisanu alla convention del Terzo Polo in corso a Roma. Pisanu invita il Terzo polo ad ”ampliare la sua offerta politica per fare strada non soltanto agli scontenti del Pd e del Pdl, che sono sempre piu’ numerosi non solo tra i cattolici ma anche tra i laici. Ma ampliarla anche alle forze del mutamento che si sono mosse negli ultimi tempi, dai social network alle piazze”.

“L’Italia di oggi sta male, rischia di finir peggio. Il paradigma italiano non sono i ristoranti affollati, ma le mense della Caritas che si riempiono di nuovi poveri. L’umiliazione internazionale non ha precedenti nella storia della Repubblica e l’ostilità crescente dei mercati ce la siamo creata noi con i nostri errori di politica economica”. Così il senatore Beppe Pisanu, alla convention del Terzo polo. “Coloro che nel Pdl vedono queste cose e le denunciano e chiedono di cambiarle non sono dei traditori, ma dei traditi – tuona Pisanu – Come tanti di loro sono persuaso che l’Italia ha tutte le risorse necessarie per superare la crisi e recuperare il posto che le spetta nell’Italia e nel mondo”. “Non parlo a nome dei malpancisti del Pdl, anche perché il termine non mi piace – afferma tra l’altro Pisanu – Ho mal di testa e mal di cuore per la situazione del nostro Paese”.

ALFANO A OPPOSIZIONE: VOTIAMO INSIEME MISURE – Angelino Alfano invita le opposizioni a votare insieme alla maggioranza alcune delle misure anti-crisi. “Andiamo in Parlamento e facciamole”, ha detto il segretario del Pdl nel corso di un convegno organizzato da Azione Popolare, il movimento di Silvano Moffa. “Noi non condividiamo le cose da fare” con l’opposizione, “ma siccome non siamo delle persone chiuse” pensiamo che “alcune” delle misure anti-crisi contenute nella lettera inviata all’Europa “possiamo condividerle”: e allora dico “se sono giuste perché non votarle solo per mandare a casa Berlusconi? Andiamo in Parlamento e votiamole”, altrimenti dimostrano che per loro “la caduta di Berlusconi viene prima del bene comune e del Paese”

SCAJOLA: NON FARO’ MANCARE FIDUCIA A BERLUSCONI – “Non farò mancare la fiducia al governo Berlusconi”. Lo ha detto Claudio Scajola nel corso di un’intervista a Sky Tg 24. “Il premier – ha aggiunto l’esponente del Pdl – farà le sue valutazioni sulla situazione politica. Se ci sono i numeri, e questa è una sua responsabilità, andrà avanti. Altrimenti ci possono essere nuove soluzioni per garantire un governo efficace, ma spetta sempre a Berlusconi trovare una soluzione”.

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La presenza di Beppe Pisanu e quella del Pd in un governo di unità nazionale, posta come condizione da Pier Ferdinando Casini. Sono stati i due momenti clou della manifestazione all’Eur di Roma, organizzata dall’Udc e allargata al Terzo Polo.

Intanto, la partecipazione di Beppe Pisanu. Il senatore non annuncia l’addio al Pdl, ma mette un piede in casa del Terzo Polo. «Torna a casa», gli gridano dalla platea. Lui sorride, annuisce e poi risponde: «Ci siamo capiti…». A dargli il benvenuto prima Pier Ferdinando Casini: «Oggi è una giornata importante per il progetto del Terzo Polo». Poi Gianfranco Fini: «Sei già idealmente in questa famiglia», dice a Pisanu.

La presenza del senatore Pdl è «importante», per dirla con il leader Udc, per il futuro del progetto centrista («va allargato a gli scontenti del Pd e del Pdl», suggerisce Pisanu) ma anche per l’immediato. Un altro pezzo nello smottamento della maggioranza del premier Silvio Berlusconi. All’Eur nessuno fa scommesse. Nessuno dice: il Cavaliere non avrà la maggioranza nella fatidica giornata di martedì con il voto sul rendiconto. Ma di certo, sottolineano in coro i leader del Terzo Polo, anche «se dovesse arrivare ai 316, a che cosa serve? come pensa di andare avanti?». Il governo Berlusconi è finito, dunque. E se si riuscirà a costruirne un altro, un esecutivo di emergenza, specifica Casini, lo si farà solo se c’è il Pd.

Casini si sbilancia in modo forse inedito sull’asse con il Pd di Pier Luigi Bersani. Intanto definisce «bellissima la manifestazione di ieri» a piazza San Giovanni e quindi precisa: «sarebbe irresponsabile» pensare a un nuovo governo di responsabilità nazionale escludendo il Pd. «Pensare a un governo che ricostruisca l’Italia e affronti i sacrifici emarginando quella parte del mondo politico che più direttamente rappresenta la realtà del mondo operaio e del sindacato, è da irresponsabili. Anche la destra più storicamente radicata non dovrebbe far passare la grande disponibilità che il centrosinistra ha messo sul tavolo davanti a migliaia persone» ieri alla manifestazione del Pd. «Non si fanno sacrifici agitando la contrapposizione sociale o dividendo i lavoratori» e aggiunge il leader dell’Udc, «un governo di risanamento nazionale non può nascere senza il Pdl».

Per questo Casini invita tutti a fare un passo indietro per la «salvezza» del Paese. «Siamo a uno snodo drammatico, rischiamo seguire la strada della Grecia e davanti a questo non si può continuare a dividere l’Italia e gli italiani. Dobbiamo unificare i nostri sforzi. Dobbiamo fare tutti un passo indietro, non solo chiederlo a Berlusconi, per farne fare uno avanti all’Italia, perchè riconquisti la sua credibilità nel mondo». Fini e Rutelli dalla convention del Terzo Polo insistono sulla richiesta di dimissioni per il premier Silvio Berlusconi. Anche se dovesse avere la maggioranza per un pugno di voti martedì alla Camera sul rendiconto, questo governo è al capolinea.

«Rinnovo l’appello a Berlusconi a fare almeno un passo di lato se non vuole sentirsi dire di farne uno indietro -dice il presidente della Camera-. Visto che l’uomo ama il calcio, capita anche ai grandi campioni di essere sostituiti se questa è l’esigenza della squadra e ora quello che serve alla squadra Italia è un altro presidente del Consiglio che verifichi chi sacrifica l’interesse di parte e non difende solo quelli personali». Altrimenti se resta chiuso a palazzo Chigi con «il suo pallottoliere» dimostrerà un volta di più «di essere avulso dalla realtà».

Una realtà che non è quella dei «ristoranti pieni ma delle mense della Caritas che ogni giorno di riempiono di più», sottolinea Pisanu. E quindi Rutelli: «La priorità è che Berlusconi faccia un passo indietro. Il secondo punto, poi, è quello di realizzare una convergenza nazionale su una personalità che dimostri all’Europa che l’Italia c’è e che la sua solidità ha strumenti per esprimersi», dice il leader di Api.