Maroni e Alfano: «Niente ribaltoni, no al governo tecnico, se la maggioranza cade, si vota»

15 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

«Non siamo disponibili a giochi di palazzo, a ribaltoni, che tolgano al popolo sovrano il diritti di scegliere da chi vuole essere governato» . Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha ribadito oggi la posizione della Lega. «Se la maggioranza viene meno non c’è altro rimedio che le elezioni, che si possono fare in qualunque momento dell’anno», ha continuato.

«Qualsiasi ipotesi secondo cui chi ha vinto le elezione fa l’opposizione e chi le ha perse fa il governo viola l’articolo uno della Costituzione», ha sottolineato anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano al fianco di Maroni nella conferenza stampa seguita al Comitato Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica a Palermo.

«Sono d’accordo con quanto dichiarato da Pierferdinando Casini, che pure in passato aveva ipotizzato governi di larghe intese: non può nascere un governo contro una parte del paese», ha proseguito Maroni. «La Lega – ha spiegato Maroni – non è disponibile ad un governo diverso da quello esistente e a chi rievoca il ribaltone del ’94 rispondo che quella era un’altra era geologica: ora c’è di fatto l’elezione diretta dei premier, con il suo nome sulla scheda elettorale».

«Risultati molto significativi» sono stati conseguiti nella lotta alla criminalità da parte del governo Berlusconi, con la riduzione del numero dei reati, ha poi detto Maroni. «In media sono stati catturati otto mafiosi al giorno e un superlatitante al mese». In particolare dal maggio 2008 ad oggi sono stati arrestati 6483 mafiosi e 26 dei 30 latitanti più pericolosi. Sono stati inoltre sottratti alle cosche 32.799 beni per un valore di quasi 15 miliardi di euro (tra sequestrati e confiscati).

«Per la prima volta – ha sottolineato ancora Maroni – abbiamo organizzato fuori Roma la tradizionale riunione del comitato e la scelta di Palermo ha un valore simbolico per evidenziare l’importanza che il governo annette alla lotta alla criminalità organizzata e per illustrare i risultati assolutamente lusinghieri raggiunti in questi due ultimi anni». Il ministro ha anche ricordato che «ammonta a 2,2 miliardi di euro la consistenza del Fondo unico giustizia alimentato dai depositi bancari e postali sequestrati alla criminalità organizzata: speriamo che entro fine anno queste risorse vengano distribuite ai ministeri di interno e giustizia per compensare i tagli determinati dalla manovra finanziaria».