Mario Monti pronto alla sfida della “operazione credibilità”

21 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Oggi ci sarà il secondo Consiglio dei ministri del governo Monti, ma la testa del Professore è già sulla missione europea. Per quella che, secondo la definizione riferita da un ministro, lui stesso avrebbe ribattezzato “operazione credibilita”.

L’obiettivo è rinsaldare il legame con Bruxelles, Berlino e Parigi, ma anche tornare a sedersi a quei tavoli da Paese fondatore. Per farlo dovrà da un lato rassicurare istituzioni e partner comunitari sulla volontà e capacità del governo di mantenere gli impegni presi; al contempo però dovrà ragionare – da pari a pari – con gli altri ‘soci’ Ue sul fatto che nessun Paese, a cominciare dall’Italia, può risolvere da solo i problemi dell’euro e che dunque servono interventi ‘strutturali’ a livello europeo.

Agli appuntamenti europei, dopo un Cdm dedicato al decreto su Roma capitale e (forse) all’accorpamento e scorporo dei dicasteri, il presidente del Consiglio arriverà forte della fiducia record incassata nei due rami del Parlamento, ma anche dell’appoggio più a lungo termine garantito da Silvio Berlusconi e dalla rinnovata fiducia del Quirinale che non ha fatto mancare il suo pieno sostegno salutando con un messaggio a La Stampa l’arrivo del nuovo governo come una “scossa” salutare per il nostro Paese davanti alle difficoltà.

Grazie a questo consenso interno Monti intende recuperare credibilità in Europa. Ma non intende farlo da una posizione di debolezza. E i recenti attacchi speculativi alla Francia lo possono aiutare. Per questo è possibile che sul tavolo della trilaterale con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, il Professore ponga la questione di come difendere la moneta unica.

La sua posizione in merito è nota, visto che l’ha esposta da editorialista sulle colonne del quotidiano di via Solferino: l’unica soluzione sono gli Eurobond. Ipotesi che tra l’altro potrebbe consentire alla Germania di mantenere l’attuale statuto della Bce che pone come primo obiettivo la difesa dall’inflazione. Solo al suo rientro dal tour europeo, Monti tornerà ad occuparsi delle questioni italiane.

In primo luogo del completamento della squadra di governo, forse in un Cdm venerdì per il quale i ministri sono già stati pre-allertati. Sul fronte dei viceministri e dei sottosegretari non si registrano grandi novità con i vertici di Pdl e Pd che sperano che prevalga la linea di Monti: solo tecnici. Ma nei due maggiori partiti cresce il fronte dei parlamentari che ambiscono ad entrare nell’Esecutivo. Difficile però che riescano nell’impresa, anche perché il Professore non vuole troppe ingerenze, soprattutto sui viceministri.

Una volta archiviata la pratica ‘politica’, il Professore potrà dedicarsi con maggiore energia alle misure anti-crisi e in favore della crescita. E sarà la partita più complessa. I ‘titoli’ degli interventi ormai sono noti: Ici, sgravi fiscali sul lavoro, lotta all’evasione (con la rimodulazione della pressione fiscale sulla “ricchezza immobiliare”), riforma delle pensioni, ammodernamento delle norme sul lavoro, possibile aumento dell’Iva e riforma degli ammortizzatori sociali. Tutte misure su cui vuole trovare un “ampio consenso” in Parlamento e nel Paese. Ma dalla leader della Cgil arriva il primo stop su Ici e pensioni e la richiesta di “partire” dalla patrimoniale.

Proprio quello che non vuole Berlusconi che invece apre sull’imposta sulla prima casa e dice no alla tassazione della ricchezza. Il Cavaliere, in un’intervista al Corriere, sembra ancora intenzionato a mantenere la linea del sostegno al governo. E arriva a dire che se Monti rispetterà le condizioni poste (non candidarsi, seguire gli impegni con l’Ue e, appunto, niente patrimoniale) il governo potrà arrivare al 2013.

Ciò non significa che non possa cambiare idea, ma per ora l’Esecutivo sembra navigare in acque relativamente sicure. Monti tuttavia sa perfettamente che i veri guai inizieranno con i primi pacchetti di misure: ecco perché, almeno stando alle indiscrezioni, sarebbe intenzionato a replicare lo schema di vertici preparatori con i segretari dei principali partiti. Ripetendo la formula inaugurata durante la formazione del governo quando incontrò Alfano, Bersani e Casini.

PRIMO CDM ‘OPERATIVO’, MONTI PARTE DA ROMA CAPITALE
Il primo provvedimento che stamani sarà all’attenzione del nuovo esecutivo riguarderà Roma Capitale. Si tratta del secondo decreto che stabilisce i poteri che dovrà avere il nuovo ente e dunque in prospettiva il nuovo status della Capitale: il provvedimento era in scadenza proprio domani e quindi la decisione del Consiglio dei ministri servirà per non fare restare lettera morta il lavoro sin qui compiuto per dare effettivi poteri di governo a Roma Capitale. “E’ significativo – osserva il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno – che oggi, nell’ultimo giorno utile, il Consiglio dei ministri del nuovo governo tecnico metta le ali alla riforma di Roma Capitale. Dopo 30 anni di attesa, finalmente – prosegue – si stanno sbloccando tutti i passaggi legislativi necessari a dare una governance più adeguata alla nostra città, al pari delle altre capitali europee”. Ma a poche ore dalla prima riunione del nuovo esecutivo, già sorgono le polemiche, non solo quelle scatenate dalla Lega, secondo la quale il nuovo governo dovrebbe concentrarsi sul federalismo fiscale e non certo partire da Roma Capitale, ma anche quelle di chi si oppone – è la polemica sollevata da Pd e La Destra di Storace innanzitutto – a utilizzare questo secondo decreto su Roma Capitale per aumentare i posti dei consiglieri comunali.

“Sui costi della politica Monti comincia malissimo…. Ieri avevamo salutato favorevolmente la volontà di varare il decreto su Roma capitale, ma apprendiamo che il provvedimento conterrà il ritorno dei consiglieri comunali a 60. Non è una cosa normale in tempi di denuncia dei costi della politica. Roma ha bisogno di poteri, non di 60 biglietti da visita con scritto onorevole”, scrive oggi su Facebook il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace. Per l’ex sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, sarebbe, al contrario “assurdo tagliare il numero dei consiglieri a 48 nel momento in cui riconosciamo a Roma prerogative, funzioni e poteri più ampi”. Mentre con il primo decreto si disegnavano i contorni di Roma Capitale, a partire dal nuovo nome del Consiglio comunale, che è diventato Assemblea capitolina, il secondo dovrà stabilire quali sono i poteri che vengono trasferiti dallo Stato al nuovo ente e quali, con legge regionale, verranno invece ceduti dalla Regione Lazio o gestiti in collaborazione tra le due istituzioni. Con il provvedimento si delimiteranno le aree di competenza statale che passano a Roma Capitale.

Al Campidoglio dovrebbero andare la valorizzazione dei beni culturali, il commercio, le attività produttive, il turismo e la Protezione civile. Per quanto riguarda le materie attualmente di competenza regionale, i settori di cui si parla sono la pianificazione territoriale e il trasporto pubblico locale materia, questa, che sarà gestita in collaborazione tra i due enti istituzionali così come previsto nel protocollo condiviso da Regione Lazio, Campidoglio e Provincia di Roma. Ora, dopo la prima lettura in Consiglio dei ministri, inizia un iter di 90 giorni per ulteriori correzioni in sede parlamentare. Quindi il Cdm deve approvarlo in seconda lettura dopo la quale il decreto potrà entrare in vigore. Parallelamente, ci dovrà essere la legge regionale che regola i rapporti tra Regione Lazio e Roma Capitale. E il governatore del Lazio, Renata Polverini, ha già assicurato che la Regione proseguirà l’iter previsto.