MARGINI AL TOP
ALLARME
A WALL STREET?

18 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Todd Salamone scrive per Schaefferresearch.com. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Una domanda che ci si deve porre nell’immediato è “questo movimento che ha portato a superare i livelli che hanno preceduto il sell-off del 27 febbraio, sarà giudicato dagli analisti tecnici come un’opportunità per vendere?”. Se l’andamento dello scorso settembre (quando lo S&P500 raggiunse i livelli di maggio) può fungere da guida, il mercato arrancò per alcune sedute prima di rompere verso l’alto. Inoltre, anche allora come oggi il mercato sperimentò una lunga stringa di chiusure positive.

La settimana scorsa, i media finanziari hanno relegato sullo sfondo le problematiche sui mutui subprime, e si sono concentrati sul fatto che il Margin Debt del NYSE è salito su livelli visti l’ultima volta nel 2000. Tuttavia, si tratta di un indicatore che semplicemente viaggia di pari passo con le quotazioni. In altre parole, un Margin Debt crescente è positivo fino a quando non si gira verso il basso.

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C’è anche da dire che nella misura del Margin Debt è incluso lo scoperto, che è cresciuto negli ultimi anni e che incide significativamente sull’attuale livello del MD. Come si ricorderà, a marzo lo Short Interest sul NYSE è schizzato del 9.5%. Nel frattempo, un elemento che è stato trascurato dai media finanziari su questo argomento è che l’ammontare di credito, associato con la vendita delle azioni sui conti marginati, è ad un livello sensibilmente più elevato di quello del 2000.

Ciò suggerirebbe che il MD associato alle vendite allo scoperto è di gran lunga maggiore di quello del 2000, il che è un altro modo per dire che non siamo ai livelli di euforia di sette anni fa, quando una elevata percentuale di MD era riconducibile ai finanziamenti ricevuti per comprare con leva le azioni.

E c’è dell’altro: altri mattoni sono stati aggiunti al “muro di paura” che il mercato sta scalando. I media finanziari hanno espresso timori riguardo la spesa per investimenti delle imprese, che ormai ha rimpiazzato le problematiche del settore immobiliare come timore numero uno. Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso i propri timori circa i Leveraged Buyouts (LBO).

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