Marea nera a Taranto dopo blackout raffineria

9 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

TARANTO (WSI) – Due bambini originari di Altamura (Bari) sono stati folgorati da un fulmine ed uno di loro è morto durante un temporale mentre giocavano in un residence a Campomarino di Maruggio (Taranto). Il bimbo sopravvissuto è ricoverato in prognosi riservata all’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria. I due piccoli colpiti dal fulmine sono cugini. La vittima, Giovanni Carlucci, 12 anni, di Acquaviva delle Fonti (Bari), è morto per arresto cardiaco nonostante le manovre di rianimazione praticate dal personale del 118 giunto sul posto.

Il ragazzo ricoverato ha invece 14 anni e trascorreva le vacanze con i familiari in un residence. Per far arrivare l’ambulanza sul luogo della tragedia sono dovuti intervenire anche i vigili del fuoco del comando provinciale di Taranto, che hanno liberato la strada ostruita da alcuni alberi che erano caduti a seguito del violento ed improvviso temporale. I due bambini colpiti da un fulmine a Campomarino di Maruggio (Taranto) giocavano a pallone sulla spiaggia con altri amici. Il personale del 118 giunto sul posto, secondo quanto reso noto dall’Asl, ha praticato per 40 minuti le manovre di rianimazione sul 12enne, che presentava una ‘midriasi fissa’, ovvero la dilatazione delle pupille degli occhi. Per il ragazzino non c’é stato nulla da fare. I medici dell’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria hanno invece sciolto la prognosi per l’altro ragazzino, di 14 anni, che ha riportato solo alcune bruciature e attualmente è affetto da amnesia retrogada. E’ in stato confusionale e chiede notizie del cugino.

Sono stati probabilmente gli occhiali che indossava ad attirare la scarica che lo ha ucciso: era soprannominato in maniera affettuosa Harry Potter il ragazzino di 12 anni di Acquaviva delle Fonti (Bari) morto per arresto cardiaco dopo essere stato colpito da un fulmine a Maruggio. Il bimbo ha perso la vita sotto gli occhi del padre e alcuni amici con i quali stava giocando a pallone sulla spiaggia. L’uomo ha accusato pure lui un malore ed è stato ricoverato in stato di choc all’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria, dove si trova anche il cugino 14enne della vittima, scampato alla tragedia. Secondo i testimoni presenti, nel momento in cui è caduto il fulmine il cielo era nero, ma non stava ancora piovendo

BLACK OUT, SVERSAMENTO MATERIALE IN MARE TARANTO – In seguito a un black out nella raffineria di Taranto, forse a causa di un fulmine, un grosso quantitativo di prodotto è stato sversato in mare. Lo rende noto il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti.

“E’ accertato – scrive l’ambientalista – dal canale A dell’Eni. Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua”. L’aria, aggiunge Marescotti, è “irrespirabile per le imbarcazioni che si avvicinano e la Capitaneria di porto mobilitata”. I tubi andati in pressione per il black out, secondo Marescotti, hanno liberato liquido che sta inquinando l’acqua del mare a Taranto”. A quanto si è saputo, si tratta probabilmente di idrocarburi. La chiazza – secondo quanto riferiscono gli ambientalisti – è talmente estesa che non si assorbe con le barriere galleggianti. Sono al lavoro uomini e mezzi della Capitaneria di Porto e della società Ecotaras

CAPITANERIA, TUTTO SOTTO CONTROLLO – “E’ assolutamente tutto sotto controllo, la chiazza non si disperde al largo ma è tutta sotto costa, non c’é necessità di circoscriverla in mare”: è quanto si apprende dalla Capitaneria di Porto di Taranto al lavoro con propri uomini e mezzi, via terra e via mare, insieme con quelli della società Ecotaras, dopo lo sversamento di materiale che si è verificato in seguito ad un black out all’Eni. A quanto si è saputo dalla Capitaneria, il materiale in mare “sembrerebbe prodotto idrocarburico molto leggero”. Un campionamento è stato fatto da parte degli esperti dell’Arpa che analizzeranno il materiale. Lo sversamento – si è appreso – ha una estensione di 80 metri lineari sotto costa con una ampiezza verso largo di 10 metri con moto ondoso che spinge sotto costa e contiene la chiazza. Il materiale, quindi, non si disperde al largo.
(Ansa)