Marchionne: “L’Italia e’ ancora a rischio”, giorni cruciali

12 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – ‘Non ho chiesto nulla” al premier Mario Monti e ”non ho nulla da negoziare”. Ma l’Italia ”deve decidere se vuole tornare a essere un produttore manifatturiero o no. Ce lo dica. I sindacati piu’ di sinistra sembrano avere una visione un po’ diversa”: a Monti ”chiedo solo pace fra le parti per farci lavorare”.

L’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, a Detroit guarda all’Italia e, a distanza, si rivolge anche al ministro del lavoro, Elsa Fornero: ”Sono stato chiaro, non so cosa posso cambiare della mia storia. C’e’ un mercato dell’auto con un volume di vendite sui livelli del 1985. Se continua cosi’ le vendite complessive di auto saranno nel 2012 meno di 1,7 milioni. L’industria – evidenzia – non puo’ tornare indietro di 20 anni: bisogna rifondare le basi”.

”Le prossime settimane saranno cruciali per l’Europa. La situazione e’ molto difficile, e non vanno sottostimate le conseguenze” afferma Marchionne a margine di un incontro organizzato da Automotive News. L’Italia con il suo debito da 1.900 miliardi e’ ancora molto a rischio. Anche da questo molto probabilmente dipendera’ la decisione sulla sede, che non e’ ancora stata assunta, ”faremo quello che’ giusto dal punto di vista corporate”. ”C’e’ un’aspettativa” in Europa ”che si convergera’ verso una soluzione, con un po’ piu’ del 50% di probabilita’ ma non e’ garantito”. Marchionne si mostra pero’ ottimista. ”Alla fine l’euro sopravvivera”’. La Fiat in un mercato europeo debole potrebbe risentire della crisi: finora ”l’hanno aiutata le attivita’ in Brasile e i profitti di Chrysler”.

In un contesto debole in Europa il consolidamento dlel’industria dell’auto e’ essenziale, aggiunge Marchionne, dicendosi ancora interessato a una partnership per le auto piccole in Europa, dove va risolto il problema della sovracapacita’. Al consolidamento Fiat vuole partecipare. ”C’e’ bisogno di qualcuno che faccia la prima mossa”. A chi gli chiedeva se venderebbe Fiat Industrial per acquistare Opel, Marchionne risponde che la domanda e’ mal posta perche’ Fiat non controlla Fiat Industrial e quindi non si puo’ fare. E inoltre sarebbe come darebbe liquidita’ a un’azionista per poi chiedergli soldi per l’acquisto.

La Fiat ”ha legami storici e una relazione privilegiata con l’Italia”, sottolinea Marchionne, precisando che la decisione della Fiat di costruire la Panda a Pomigliano ”non e’ una decisione basata su considerazioni puramente economiche e razionali. E’ basata in parte sul riconoscimento che abbiamo l’obbligo morale di tutelare e contribuire al welfare di coloro che vivono in comunita’ in cui abbiamo radici. E’ stata anche una decisione resa possibile dai lavoratori dello stabilimento, che hanno scelto di unirsi a noi nella sfida di rilanciare la competitivita’ dell’Italia”.

Marchionne guarda anche alla Fiom, che ”non contenta di essere stata lasciata fuori, ha annunciato varie iniziative, quali lo sciopero a febbraio. Io ho negoziato con i sindacati e loro hanno rifiutato di partecipare. Non posso continuare a votare fino a quando loro non vincono. Cosi’ si perde tempo. Questo sono i principi democratici che conosco. Piu’ del 50% dei lavoratori si e’ espresso a favore” del nuovo contratto.