MARCE:
IL CAVALIERE VA
ON THE ROAD

22 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Silvio Berlusconi lo dice da sempre: «Sono il più grande comunicatore del mondo». E così, capito che da parecchio tempo non glielo riconosce più nessuno, né a lui né al suo governo, e che anzi persino nella maggioranza c’è chi afferma che «l’esecutivo non sa comunicare tutto quello che fa per il paese», nelle segrete stanze di Palazzo Chigi il Cavaliere s’è abbandonato di recente a uno sfogo raro e rabbioso (a differenza di quanto dice la vulgata, poche volte il premier s’incavola di brutto, ma quando lo fa son dolori per quelli che lo circondano).

«Voi non bastate, per far capire alla gente il mio dinamismo, come al solito devo fare tutto io», ha urlato il premier davanti ai suoi spin doctor finora più fidati. E ha dettato la strategia ai «rinnegati», una parte della quale ha già cominciato a mettere in atto. Primo: basta con la gestione per lui fin troppo bipartisan dei mezzi d’informazione (vedi recenti nomine, e altre ancora arriveranno). Secondo: il confronto all’americana in televisione con Romano Prodi s’ha da fare, a maggior ragione in questo momento politico («Gli chiederò se Fed vuol dire Federazione eternamente divisa»: e giù risate della squadra berlusconiana a stemperare la tensione).

Terzo: se c’è da inaugurare il più piccolo tratto stradale, una variante di periferia, foss’anche il valico tra Roccasecca e Amaseno, lui sarà lì (come avvenuto ieri per l’autostrada Palermo-Catania, peraltro ancora incompleta). Quarto: tranne casi eccezionali, i consigli dei ministri può presiederli benissimo Marco Follini con il sostegno di Gianni Letta, ché così lui può «andare in giro a lavorare», ostentandolo. Quinto: nonostante i rapporti fra Berlusconi e il Quirinale siano ai minimi termini, nessuno di Forza Italia deve fare la fesseria usata in passato di mettersi contro Carlo Azeglio Ciampi; considerata la popolarità del capo dello Stato, alle regionali sarebbe un disastro elettorale (da qui le ennesime dichiarazioni concilianti di ieri, dopo l’esternazione del Colle a favore del dialogo sulle riforme istituzionali).

Sesto: basta spinneraggio dietro le quinte di questo o quell’esponente azzurro («Alla fine, qualsiasi cosa si faccia, sui giornali risulta sempre negativa per noi»); salvo diversa ed esplicita autorizzazione, d’ora in poi ci si affiderà a grandi linee alle dichiarazioni ufficiali di Sandro Bondi ed Elisabetta Gardini (le truppe sul campo), di Giulio Tremonti (il generale stratega) e dello stesso Berlusconi (il comandante supremo). Gli altri forzisti si devono adeguare e seguire senza sbavature la linea dettata da loro quattro.

A proposito del Cavaliere, va aggiunto che per le sue esternazioni ha scelto la strategia «on the road». Poca, anzi pochissima televisione (e non a caso ha tenuto a precisare: «Io a Porta a Porta in un anno sono stato una volta soltanto perché preferisco lavorare per il bene del paese. Non si può contemporaneamente portare la croce e cantare. Io preferisco portare la croce»). Tante, anzi tantissime passeggiate, con conseguente bagno di folla immortalato dalla stessa televisione appena «rinnegata». Una scoperta, quella delle «passeggiate romane», che risale al 15 ottobre 2004. Il premier, raccontano, ne uscì ritemprato. L’ultima voleva farla ieri, ma la scorta ha sconsigliato.

Comunque, Berlusconi ha parlato per strada, a via del Plebiscito. Farà così sempre più spesso, sul modello di quanto fatto finora con i leader internazionali. Scrisse del Cavaliere il 18 febbraio 2004 Ilvo Diamanti su Repubblica: «La pacca sulla spalla, il buffetto sulla guancia, la passeggiata insieme a George W. oppure a Vladimir o ancora a Tony. Riuscendo, peraltro, a ritagliarsi uno spazio visibile, in ambito internazionale. Un rapporto tutto personale e personalizzato con i “grandi della Terra”, pubblicizzato dai media onnipresenti. In grado, per analogia e prossemica, di assimilare (avvicinare, almeno) Berlusconi ai Grandi». Secondo il presidente del Consiglio è giunta l’ora di rivolgersi nello stessa maniera, oltre che ai grandi della terra, pure ai piccoli elettori.

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