Manovra: nervi tesi fra Giulio e Silvio. Il premier teme un calo di consensi. Per se’, e il governo

26 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Via libera del Consiglio dei ministri alla manovra correttiva da 24 miliardi messa a punto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ma è un via libera con riserva, senza conferenza stampa finale, senza l’invio del documento finanziario alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, e con l’ammissione che “ulteriori aggiustamenti” vanno fatti su misure tutt’altro che laterali. E che la tensione fosse alle stelle si era capito nel burrascoso – dicono i testimoni – vertice tra il ministro del Tesoro, il sottosegretario Letta e un riluttante Berlusconi preoccupato dal calo di consensi per il governo e per lui stesso. Poi l’esame del provvedimento, concluso in un’ora e mezza. Ma che ha partorito un voto di approvazione “con riserva di ulteriori aggiustamenti”

Aggiustamenti, per così dire, che riguarderebbero capitoli come i tagli di spesa per la presidenza del Consiglio e per la magistratura, la tanto pubblicizzata stretta sui manager pubblici, il turn over nella scuola e tra le forze dell’Ordine, la discesa della soglia della tracciabilità delle transazioni in contante che il premier considererebbe una misura “alla Visco”.

La manovra prevede sedici miliardi di tagli alla spesa e otto miliardi di nuove entrate. “Non è una Finanziaria qualsiasi”, ha detto stamane Tremonti, prima di aprire il confronto con le parti sociali e gli enti locali. E su questo sono sicuramente tutti d’accordo. Per il resto, i giudizi non potrebbero essere più diversi. Il Pdl la difende: si tratta di una manovra “forte”, ha ammesso il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, ma “equilibrata socialmente e politicamente”. Parlano invece di misure a carico dei più deboli, o se si preferisce dei “soliti noti”, i lavoratori dipendenti, gli esponenti dell’opposizione, dal Pd all’Idv, e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Nichi Vendola va oltre: per il governatore della Puglia si tratta di “macelleria sociale”. Donadi (Idv) accusa apertamente il governo di aver mentito sullo stato dei conti pubblici, e ne chiede le dimissioni.

Gli enti locali sono sul piede di guerra non solo per i tagli sociali, o per i supposti squilibri delle misure: all’Anci e alla Conferenza delle Regioni non sta bene che il 50 per cento dei tagli pesino proprio su di loro, già penalizzati dai tagli dell’Ici e delle addizionali Irpef, che già nel 2009, come ha attestato la Corte dei Conti, hanno sottratto loro un quinto di autonomia impositiva.

Ci sono poi contestazioni legate a particolari misure della manovra. Protestano con forza i dipendenti pubblici, che si vedranno i salari congelati per i prossimi quattro anni. “Non un euro in più agli statali”, ha detto Tremonti. Poco consola che ci sia anche l’annunciata riduzione degli stipendi e delle spese dei parlamentari. Protestano i dipendenti dei numerosi enti pubblici che verranno abrogati: la lista è lunghissima: si va dagli enti che da tempo sono finiti nel mirino di periodiche denunce per la palese “inutilità”, a istituti di ricerca di rilievo, come l’Isae, l’Isfol e l’Ispels (Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro).

L’obiettivo, ha spiegato il ministro dell’Economia, è la correzione dei conti pubblici dello 0,8 per cento del Pil nel 2011 e dello 0,8 per cento nel 2012. “L’obiettivo fondamentale è ridurre il debito pubblico”, ha spiegato Tremonti. “La riduzione della spesa pubblica è un percorso obbligato – ha assicurato – primum vivere, deinde filosofare”. E quindi con il pacchetto di misure approvate dal governo il disavanzo pubblico dovrebbe scendere dal 5% del Pil di quest’anno al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012, così come previsto dagli impegni presi con Bruxelles.

Tuttavia non sono previsti solo tagli alle spese. Otto dei 24 miliardi della manovra dovrebbero arrivare da nuove entrate. In particolare dalla lotta all’evasione fiscale dovrebbero arrivare 6-7 miliardi per il primo anno. Altre consistenti entrate dovrebbero venire dal condono edilizio. Un terzo degli incassi dalla lotta all’evasione fiscale andrà ai Comuni, se questi contribuiranno agli accertamenti. Una misura tesa a colmare almeno in parte il forte scontento degli enti locali.

Il Pd: “Misure da correggere”. No del Pd alla manovra. ”Leggendo le prime bozze che circolano non mi pare ci sia molto. Anzi. Questa è una manovra depressiva. E’ solo un giro di specchi”, afferma il segretario del Pd Pierluigi Bersani, dalla Cina. Più particolareggiato il giudizio di Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd, per il quale “il ministro deve prendere atto degli errori commessi e correggere l’impostazione della manovra”. “Ancora una volta – spiega Fassina – siamo di fronte all’ennesimo intervento senza alcuna riforma strutturale per la crescita, basato su tagli alla cieca, insostenibili per fondamentali diritti sociali e, al tempo stesso, insufficienti per gli effetti sugli sprechi. Soprattutto, un intervento pieno di propaganda sulle misure antievasione”. “A pagare saranno ancora un volta i ‘soliti noti’: famiglie, lavoratori dipendenti, enti locali. Così non va”, aggiunge la presidente del Pd Rosy Bindi.

Le accuse dell’Idv. “Dov’è l’equità chiesta da Napolitano?”, chiedono i capigruppo Idv di Senato e Camera, Felice Belisario e Massimo Donadi. “Questa manovra -sottolineano- punisce come al solito i lavoratori dipendenti, soprattutto quelli pubblici, massacra le regioni e avrà una ricaduta terribile sulla domanda interna. Insomma, esattamente il contrario di quello che si sarebbe dovuto fare”.

L’apertura dell’Udc. Diversa la posizione dell’Udc, che non esclude di votare la manovra, ma non “a scatola chiusa”, spiega il leade del partito, Pier Ferdinando Casini. “Noi faremo tre cose – spiega Casini – esamineremo la manovra, avremo un contatto molto stretto con le parti sociali e in base al contenuto decideremo il nostro voto in Parlamento”. Secondo il leader centrista “i sacrifici sono inevitabili ma non si deve partire dai soliti noti non bisogna penalizzare quelli che hanno già pagato tanto a causa della crisi del paese”. I centristi chiedono “una lotta serrata contro l’evasione fiscale”.

Il fronte del no degli enti locali. “E’ una manovra insostenibile per le ricadute che avrà e per i servizi ai cittadini che le Regioni devono erogare”: il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, boccia senza appello la manovra. “Serve chiarezza per fare una manovra che non sia recessiva”, ha aggiunto Errani, governatore dell’Emilia Romagna. “Abbiamo posto tre condizioni: abbiamo bisogno di una boccata di ossigeno sul 2010 – ha detto il presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, Sergio Chiamparino – e abbiamo indicato già alcune modalità che sarebbero a saldi invariati. In secondo luogo abbiamo chiesto una rimodulazione del Patto di stabilità per il 2011 e il 2012; infine abbiamo chiesto di mantenere i tempi stabiliti per il decreto attuativo sul federalismo fiscale”.

Stipendi della P.A. congelati per quattro anni. La manovra introduce un congelamento agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest’anno. Il congelamento vale quattro anni, fino al 2013. “Il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio”, previsto dagli ordinamenti delle amministrazioni pubbliche “non può superare, in ogni caso, il trattamento in godimento nell’anno 2009”.

Sindacati divisi: no di Cgil, Cisl e Uil possibilisti. I sindacati, come ormai di consueto, si sono divisi sul giudizio sulla manovra. Al termine dell’incontro con il ministro Tremonti il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha tenuto da solo una conferenza stampa, (“non si è fermato con noi perché andava di fretta”, ha ironizzato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni) bocciando la manovra senza appello: “C’è un problema, c’è una parte del paese che può di più e a cui non viene chiesto niente, a differenza di quanto accade in Germania e Francia dove i sacrifici vengono chiesti a tutti”. La Cgil potrebbe valutare anche lo sciopero generale, una volta verificato il contenuto definitivo della manovra. Mentre Bonanni e il segretario della Uil Luigi Angeletti si sono detti favorevoli alle misure, ma solo se ai tagli alla spesa pubblica corrisponderà un consistente taglio dei costi della politica.

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Via libera del Consiglio dei ministri alla manovra ma con riserva. Non c’è infatti ancora accordo su diverse misure contenute nel provvedimento. L’ok al decreto legge sulla manovra 2011-2013 da 24 miliardi è arrivato in serata, anche se serviranno altri approfondimenti per perfezionare il testo. A conferma di un varo travagliato c’è il fatto che il premier Silvio Berlusconi e iI ministro dell’Economia Giulio Tremonti hanno rinviato a domani la conferenza stampa per illustrare il decreto. In tarda serata vertice a palazzo Grazioli del premier con Tremonti e Umberto Bossi. Il provvedimento intanto è stato già bocciato dalla Cgil e dalle regioni.

Il via libera alla manovra arriva dunque al termine di una giornata accompagnata da tensioni che hanno visto al centro proprio il titolare del Tesoro contro cui si sono scatenati i malumori di diversi ministri, anche nel corso della riunione a palazzo Chigi. Tremonti, raccontano alcuni partecipanti al Consiglio, si sarebbe presentato solo con l’articolato della manovra senza fornire ai diretti interessati le cifre dei tagli ai vari dicasteri. Insomma, una riunione sempre sul filo dell’equilibrio. Un incontro ristretto per risolvere gli ultimi nodi relativi alla tracciabilità dei contanti, misura che il premier avrebbe bollato come impopolare. Il compromesso è stato raggiunto con l’abbassamento della soglia da 7000 euro a 5000. Inoltre, dalla scure dei tagli è stata esentata la presidenza del Consiglio.

Napolitano: manovra necessaria, sia equa. «Non ho letto il testo del decreto per cui non posso giudicarla. Tuttavia sono convinto che una manovra sia oggettivamente necessaria per la riduzione del rapporto deficit-pil del 3% entro il 2012», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella conferenza stampa in ambasciata dopo l’incontro con il presidente americano Barack Obama. «Più sarà equa socialmente – è l’auspicio di Napolitano – più sarà condivisa».

La manovra dà un messaggio chiaro è cioè che lo Stato deve costare meno ai cittadini, ha detto il premier al termine della riunione del governo. Si tratta di una manovra europea, taglia le spese, colpisce l’evasione fiscale e non aumenta le tasse. Non è una finanziaria punitiva, ha aggiunto il premier.

Tutti i dipendenti pubblici avranno il congelamento triennale generale delle retribuzioni, ha spiegato Tremonti illustrando stamani la manovra nel corso dell’incontro con gli enti locali e le Regioni a Palazzo Chigi. «Questa – ha detto Tremonti – non è una finanziaria qualsiasi. Dobbiamo gestirla tutti insieme».

Sarà una manovra di 12 più 12 miliardi nel prossimo biennio. La correzione – ha precisato Tremonti – sarà di 12 miliardi il primo anno e di 12 miliardi il secondo. Ovviamente le misure sono strutturali e quindi il secondo anno l’intervento complessivo varrà il doppio. Ci sarà poi un forte contrasto all’evasione fiscale il cui gettito fiscale effettivo però dovrà essere verificato nei prossimi anni. Dalla lotta all’evasione fiscale sono attesi 6-7 miliardi per il prossimo anno.

Errani: 10 miliardi di tagli alle regioni insostenibili. «Considero la manovra per le Regioni insostenibile per le ricadute, prima di tutto per i servizi che dobbiamo dare ai cittadini, comunque apriremo un confronto giovedì all’interno della Conferenza dei presidenti», ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.

Bersani: manovra depressiva. «Leggendo le prime bozze che circolano, non mi pare ci sia molto. Anzi. Questa è una manovra depressiva. È solo un giro di specchi – commenta Pier Luigi Bersani da Pechino – Non si affronta nulla di strutturale, tagli indiscriminati e nessuna crescita», ha aggiunto.

«Affrontiamo la discussione sulla manovra senza pregiudiziali, leggeremo le norme, perché per adesso siamo agli annunci, e affronteremo nel merito le questioni. Chiediamo al Governo di non mettere la fiducia e di porsi in condizione di discuterne», ha detto più possibilista il vicesegretario del Pd Enrico Letta a Otto e Mezzo su La7. Ma poi ha aggiunto: «Le anticipazioni che sono state fatte fino ad adesso non ci convincono».

«A scatola chiusa non si può votare nulla, ma dietro l’angolo c’è la Grecia e quindi non si
può scherzare». Così Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, interpellato sulla manovra ribadisce la
predisposizione del suo partito ad accogliere l’appello rivolto dal Capo dello Stato alla serietà e responsabilità a patto che la manovra coniughi al rigore l’equità.

Epifani: «Il grosso dei sacrifici lo si chiede sempre ai lavoratori, pubblici e privati e non c’e nessuna misura di sostegno a occupazione e investimenti. E’ una manovra che non mantiene un profilo di equità – ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani -. Va quindi cambiata in Parlamento». «La manovra mantiene un profilo di iniquità sociale: un reddito da un milione di euro non viene toccato, ma un lavoratore pubblico che guadagna 1.500 euro sì, così come un lavoratore privato che deve andare in pensione».

Più caute Cisl e Uil. «Serve rigore ma con equità. Ai tagli devono corrispondere sacrifici da parte di chi ha di più, solo così la manovra sarà accettata dai cittadini», ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, mentre Luigi Angeletti della Uil si è detto disponibile a «fare sacrifici purché siano
equi».