Manovra: malumori nel governo. Pesa mina dell’IVA

20 Dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Aria di tempesta all’interno del governo. A fiutare malumori l’ex premier Silvio Berlusconi che, come rivela oggi l’Agi, avrebbe riunito i suoi confidandogli i suoi piani.

Ci mancano 6-8 voti al Senato e sarà ribaltone, stiamo portando avanti i contatti con i 5 stelle responsabili, presto ci saranno delle novità.

Berlusconi è convinto che l’esecutivo cadrà entro gennaio. Non c’è alcuna nuvola all’orizzonte per il governo. Così il vicepremier Luigi Di Maio risponde a chi sottolinea come l’impegno sulla manovra, culminato con la decisione da parte della Commissione europea di non procedere ad aprire alcuna infrazione, abbia minato la coalizione Lega-Cinque Stelle. Il vicepremier Luigi Di Maio ha sottolineato che il governo continuerà il suo programma di riforme e che inizierà a lavorare, a gennaio, per tagliare il numero di parlamentari.

Sia Di Maio che Salvini ieri hanno espresso molta soddisfazione sull’esito della trattativa con Bruxelles che per il momento evita di aprire una procedura di infrazione contro il nostro paese.

Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti voi, di maggioranza e di opposizione, per la comprensione di questi giorni durante i quali l’iter della manovra ha proceduto con lentezza scontando ritardo con tempi previsti. Rinvii non causati da incertezze interne al governo: il rallentamento è stata l’inevitabile compressione a causa complessa interlocuzione con l’Ue alla quale abbiamo dedicato le nostre più risolute energie e impegno”.

Così il premier Giuseppe Conte riferendo in Parlamento.

“In queste settimane abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che ci hanno dato gli italiani con il voto del 4 marzo  (…) Non abbiamo ceduto sui contenuti della manovra”.

Il premier si riferisce ai due cavalli di battaglia fatti da Lega e Cinque Stelle durante la campagna elettorale, ossia quota 100 e reddito di cittadinanza ma a ben vedere per soddisfare le promesse elettorali si introducono tagli e nuovi balzelli. A preoccupare maggiormente l’aumento Iva per il 2020 e il 2021. Nella sostanza l’aliquota ridotta del 10% passerebbe dal 2020 al 13% mentre l’aliquota al 22% passerebbe nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5%.A conti fatti il prezzo pagato dal governo giallo-verde è di 4,6 miliardi di euro per il rinvio e la rimodulazione del reddito di cittadinanza e di quota 100 sulle pensioni a cui si aggiungono 4,2 miliardi di tagli agli investimenti e 450 milioni per l’aumento delle tasse su scommesse e gioco d’azzardo.