Manovra Fed sfiduciata dai mercati. Non risolve problema di fondo

22 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Il meeting del FOMC è ormai alle spalle, ed i risultati sono stati deludenti. La reazione del mercato di fronte alla soluzione prospettata dalla Fed per fornire ulteriori stimoli all’economia era stata prevista, soprattutto per quanto riguarda il cambio principe EurUsd, ma ci si aspettava qualcosa di più da Bernanke ed il suo team.

La tanto attesa comunicazione ha visto l’intenzione della Federal Reserve di effettuare una rara operazione di “twist” della curva dei tassi, andando a vendere una cifra pari a 400 miliardi di dollari di bond a breve scadenza per acquistarne altrettanti di lunga.

Questa operazione ha lo scopo di abbassare i tassi di interesse a lungo termine, il che, data la situazione delle aziende americane, che come si suol dire in gergo sono “sedute sul loro cash”, vorrebbe fornire degli stimoli per effettuare degli investimenti ed al contempo far ripartire il mercato immobiliare, che come sappiamo fa da traino per una gran fetta di indotto dell’economia.

Il problema vero, e lo deduciamo dal dollaro che è salito in qualità di safe heaven e dal disappunto mostrato dalle borse, è che il sentiment di mercato pensa che questa sia una decisione non sufficiente a far ripartire l’economia, in quanto la fiducia di imprese e consumatori non è stata modificata.

Anzi. Il mercato ha chiaramente comunicato a Bernanke che ci si aspettava qualcosa di più dalla Fed, che con la mossa di ieri non andrà ad aggiungere nuova liquidità sul mercato. L’azione è stata considerata come una sorta di “ma sì, proviamo a vedere se qualcosa cambia prima di mettere in campo ulteriori strumenti” e questo, né a noi, né al mercato piace.

Il fatto che i tassi vicini allo zero ed i due precedenti QE non abbiano fatto ripartire l’economia, ma abbiano fatto raggiungere piano piano il pericolo di una nuova recessione, ci fanno pensare che le misure adottate non saranno sufficienti e che si dovrà arrivare a qualcosa di ulteriore per vedere degli effetti reali; non dimentichiamoci che a parte i mille tecnicismi dietro un sistema economico, i tasselli di base rimangono sempre le persone, e se esse non se la sentono di investire … il volano non parte.

Per quanto riguarda invece i problemi relativi al debito sovrano europeo, sembra che la Grecia sia pronta ad applicare delle misure urgenti per risanare i propri bilanci ed ottenere così la prossima tranche di aiuti dall’Unione Europea. Strano che alla fine della fiera si arrivi sempre ad accordi che fino al giorno prima sembravano lontanissimi e si riesca ad ottenere sempre l’aiuto di cui si ha bisogno, non pensate. Passiamo però a concentrarci sull’analisi tecnica che, in momenti di alta volatilità come quelli che stiamo vivendo ci fornisce diversi spunti operativi in grado di farci approfittare di questi bei movimenti di mercato, cominciando come di consueto, dal cambio più scambiato al mondo.

La tendenza evidenziata dall’eurodollaro negli ultimi giorni, diremmo settimane, continua a dimostrarsi negativa. Anche la notizia che tutti aspettavamo, ieri in serata, ha permesso un grande aumento di volatilità, senza poi però cambiare di molto le prospettive del breve-medio periodo: la linea di tendenza negativa con origine a fine agosto, seppur oltrepassata di qualche punto ieri, sembra, infatti, rimanere la più valida per intuire i movimenti del cambio. Questa transita a 1.37 figura e sembra aver ogni intenzione di spingere i prezzi al minimo di dieci giorni fa, 1.3490. Questo si candida a più importante livello di supporto, dato che 1.3590, non ha retto ieri all’impatto del mercato.

Il UsdJpy ha mostrato ieri un nuovo minimo a 76.10, quindi 20 pip al di sopra del minimo storico, evidenziando poi una ripresa sul finire della giornata. Ancora nessun segnale, ne commento, giunge dalla BoJ: fatto su cui molti speravano per acquisire posizioni a favore di una ripresa del cambio. 77 rimane tuttora il primo scoglio rialzista da superare, mentre ancora una volta non possiamo che citare il minimo storico, 75.90 come più importante supporto.

Siamo giunti molto vicini, ieri sera, alla svolta sul cambio EurJpy. La correzione della moneta unica, infatti, se non ci fosse stata la ripresa del dollaro nei confronti dello yen, avrebbe potuto condurre stabilmente al di sotto di 103.90 i prezzi. Nonostante, per qualche momento, il livello sia stato superato continuiamo a credere nell’importanza del supporto a 103.90 per valutare una svolta ribassista che avrebbe come primo obiettivo naturale 100: questo è possibile dato che, tornando indietro nel passato sino al 2001, non è possibile ritrovare nessun ulteriore livello statico di ausilio nel frattempo. L’area che gravita attorno a 105.50 continua a rimanere la più interessante per ricercare un livello di resistenza.

La discesa del cable, aumentata di intensità ieri successivamente alle notizie provenienti dalla Fed, non accenna ad interrompersi. Con buona probabilità potrebbe esserci un arresto nei pressi del precedente minimo relativo visto a cavallo fra fine anno ed il 2011: il livello a cui facciamo riferimento è 1.5350, a cui corrisponde un’ulteriore livello visto in precedenza evidenziabile ad agosto scorso.

La ripresa del dollaro, già vista tramite i cambi sovrastanti, ha influito anche sul cambio UsdChf. La rottura decisa di 0.8925 sembra poter condurre alla successiva zona di resistenza posta a 0.9330 e ritornare così su livelli di prezzo che sono stati abbandonati ad aprile.

Il cambio EurChf rimane all’interno del proprio percorso rialzista che sembra poter trovare il naturale obiettivo a 1.25 (livello al quale peraltro la SNB vorrebbe stabilizzare i prezzi, secondo voci non confermate di due giorni fa). Ricordiamo come questo sia il punto indicato dalla tendenza negativa di lungo, confermata dalla presenza di Fibonacci.

L’impatto subito dalle valute al alto rendimento, contro il dollaro è stato davvero notevole.
Il cambio AudUsd ha potuto così rompere il livello di supporto a 1.0160-80, dando vita ad un break out davvero efficiente che ha riportato i prezzi esattamente sul livello di parità a distanza di un mese e mezzo. 0.9920 sembra essere ora il supporto, anche se 1.0000 non è stato abbandonato del tutto: per rivedere, invece, una ripresa della moneta australiana dovremo attendere un primo ritorno sopra l’area di rottura.

Il cambio NzdUsd ha mostrato qualcosa di molto simile, rompendo 0.8125 ed andando esattamente a rimbalzare sul livello di supporto indicato tempo fa come livello di lungo, 0.7975 (ricordate come qui transitino il livello statico che congiunge i più recenti minimi e Fibonacci del movimento compreso fra 0.7110 e 0.8840). Questa è l’ultima speranza del cambio prima di rivedere l’ultimo baluardo di supporto 0.7765.

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