Manovra: “Così non la votiamo”. Gli ultimi giapponesi del PDL se ne fregano di BTP e debito pubblico

13 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

MILANO – Mentre il Paese e’ sotto l’attacco della speculazione e i tassi sui titoli di stato salgono in modo pericoloso, i Bot a 12 mesi addirittura di 150 punti base in un giorno, e mentre domani c’e’ un’importante asta in cui potrebbe dover intervenire la Bce a sostegno affinche’ non fallisca, in questo scenario la Casta si ribella all’amara medicina della manovra del governo.

Infatti sono gia’ piu’ di 100 (80 deputati alla Camera e 22 senatori al Senato) i legali/peones eletti in Parlamento nel PDL, il partito del premier, ad aver raccolto firme contro la manovra del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che in questo marasma vorrebbe ma non puo’ dimettersi. I peones, ultimi giapponesi – perche’ non sanno che la loro guerra e’ gia’ persa – dicono “no” all’abolizione degli Ordini professionali di notai e avvocati e all’incompatibilità (anti-Casta) dei doppi incarichi (e stipendi) tipo sindaco e onorevole. Il tasso sul BTP a 10 anni? Cosa volete che gliene freghi, non sanno nemmeno cos’e’.

RACCOLTA DI FIRME – È in corso infatti all’interno del Pdl una raccolta delle firme per protestare contro la manovra da domani al voto del Senato (al momento sarebbero circa un’ottantina). «Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo – assicura un avvocato del Pdl – non lo voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti». Un’altra norma contro la quale si stanno alzando le barricate tra i berlusconiani è quella che renderebbe incompatibile l’incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di provincia. Solo alla Camera gli interessati sarebbero 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. «E state pur certi – si assicura ancora nel Pdl – che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra».

LA NOTA – «Esprimiamo una forte preoccupazione per il contenuto della manovra finanziaria che tratta della liberalizzazione delle professioni, in quanto l’eventuale attuazione comporterebbe automaticamente la distruzione del sistema di cassa degli ordini» affermano in una nota congiunta gli onorevoli Mancuso, Marsiglio, Rampelli, Ghiglia e Barani del Pdl. «Al di là del disagio che questo comporterebbe – aggiungono -, si avrebbero effetti negativi immediati perché verrebbe a saltare il meccanismo fondamentale di alimentazione delle casse degli ordini e ci troveremmo ad avere 1,6 milioni di professionisti costretti a bussare alle casse dello Stato».

“I sottoscritti Senatori della Repubblica esprimono profonda preoccupazione e totale contrarietà per la volontà del Governo di procedere ad una liberalizzazione delle professioni intellettuali, che arrecherebbe grave pregiudizio per alcuni diritti costituzionalmente sanciti e minerebbe i principi fondamentali quali la garanzia della competenza, l’indipendenza dei professionisti e il controllo etico”.

E’ l’incipit della lettera che ventidue senatori del centrodestra hanno inviato oggi ai presidenti del Senato, del gruppo Pdl e della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. Lo rende noto il senatore del Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, primo firmatario del documento che arriva alla vigilia dell’approvazione della manovra finanziaria che contiene il provvedimento contestato. “Le professioni”, sostengono tra l’altro i senatori, “devono essere coinvolte in un processo riformatore di ammodernamento che, tuttavia, non destrutturi il sistema, consegnandolo a logiche capitalistiche di mercato, con la conseguenza di destabilizzare uno dei più antichi e solidi comparti economici del Paese”. “La rimozione degli ostacoli all’attività economica dei cittadini”, continuano, “è certamente un tema importante, che tuttavia non va confuso con interventi astratti di natura meramente ideologica. Non è colpendo le professioni, i relativi Ordini e la loro funzione di controllo a garanzia dei cittadini che si creano nuove opportunità di sviluppo”. I senatori del Pdl concludono sottolineando che “il Paese ha un urgente bisogno di riforme strutturali capaci generare sviluppo, competizione e occupazione in una logica che garantisca l’efficienza e l’economicitá, nel rispetto dei principi di universalitá, solidarietá ed equitá. L’ipotesi di riforma in argomento sembra pregiudicare questi obiettivi e rischia di essere il frutto di una spinta emotiva ingiustificata che allontanerebbe il nostro Paese da quegli standard di efficienza che vengono garantiti dagli esercenti le professioni intellettuali i cui Ordini richiedono un ammodernamento e non certo una inutile e dannosa deriva liberalizzatrice”.

LA RUSSA – A dar manforte alla Casta pensa anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Da avvocato ritengo che sia una norma che merita un approfondimento ulteriore. Non mi sembra materia da inserire in un decreto». L’avvocato-ministro commenta infatti così la decisione di molti avvocati del Pdl di raccogliere le firme per protestare contro la norma che abolisce gli ordini professionali inserita nella manovra. «Ritengo che la protesta degli avvocati – conclude La Russa – non sia affatto irragionevole».

PREOCCUPATI ANCHE PER IL TAGLIO DEGLI STIPENDI – A preoccupare molti parlamentari del Pdl è poi anche un emendamento firmato dai capigruppo dell’opposizione al Senato che tra l’altro prevede l’equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e cambiamenti nel sistema dei vitalizi. Per quanto riguarda quest’ultimo tema l’emendamento specifica: «Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo, prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente». L’emendamento è firmato da Pd, Idv e Udc.

GASPARRI – Il tema dell’abolizione degli ordini professionali che sta agitando la maggioranza in Senato «non sussiste» afferma invece il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri. «La formulazione del tema è già superata. Molti reagiscono a un testo che non c’è. Comunque ne stiamo parlando».

DI PIETRO – «È la difesa della corporazione che antepone i propri interessi a quelli dei cittadini» sottolinea invece il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. «Noi dell’Idv, invece – aggiunge Di Pietro – abbiamo presentato un emendamento al riguardo che interessa sempre l’avvocatura. Pensiamo infatti che sia necessario dare la possibilità anche ai giovani avvocati di far carriera e di potersi misurare senza dover necessariamente passare attraverso l’imbuto di studi legali blasonati, che diventano importanti solo per le parcelle esose che fanno, piuttosto che per la loro abilità e bravura nel seguire i propri clienti».