Manovra: CGIA Mestre, “colpirà” soprattutto le regioni ordinarie del sud

3 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Sono tra gli enti che saranno chiamati a compiere i maggiori sacrifici: stiamo parlando delle Regioni italiane che, dopo l’approvazione della manovra correttiva avvenuta nei giorni scorsi, subiranno, nel biennio 2011-2012, tagli per circa 10 mld di €. Quali saranno le aree del Paese più penalizzate ? Secondo una stima realizzata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, a pagare il prezzo più “salato” saranno le Regioni a Statuto Speciale del Nord (Valle d’Aosta, Trentino A.A. e Friuli V.G.), visto che a ciascun residente questa manovra costerà 290 €. Tuttavia, va detto che queste Regioni sono tra le realtà più ricche d’Italia e, grazie alla grande autonomia impositiva e agli imponenti trasferimenti che ricevono dallo Stato centrale, dovrebbero risentire meno di altri dell’impatto di questa manovra correttiva. Altra cosa, invece, il peso economico di cui dovranno farsi carico le Regioni a Statuto Ordinario del Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria), dove l’impatto economico, seppur più modesto del precedente, si attesterà sui 211 € pro capite. Quelle a Statuto Ordinario del Centro (Toscana, Marche, Umbria e Lazio), invece, subiranno tagli per 194 € pro capite, mentre le Regioni a Statuto Ordinario del Nord (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia R.) per 129 € pro capite. Infine, le realtà meridionali a Statuto Speciale (Sicilia e Sardegna), il costo della manovra sarà di 121 € pro capite. “La linearità dei tagli – commenta il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – rischia di penalizzare anche quelle realtà amministrative che negli ultimi anni hanno gestito la propria spesa con oculatezza e parsimonia. Mi auguro che la risposta che verrà messa in campo dai Governatori del Sud non sia quella di aumentare le tasse locali. Un’operazione che, probabilmente, creerebbe, nell’opinione pubblica meridionale, un clima generale molto ostile, in grado di compromettere l’avvio della riforma sul federalismo fiscale.”