Da Filadelfia a New York riparte l’ottimismo dell’industria Usa

18 Luglio 2019, di Alberto Battaglia

Due fra i più seguiti indicatori sulla futura attività manifatturiera negli Stati Uniti hanno sorpreso gli analisti, suggerendo che il rallentamento dell’economia statunitense, in particolare del comparto industriale, potrebbe essere più lento del previsto.
Il 15 luglio scorso l’Empire State manufacturing survey, elaborato dalla Federal Reserve di New York, ha visto uno spettacolare recupero di 12,9 punti, portandosi nuovamente in territorio positivo a quota 4,3 punti dopo il tonfo di giugno. Il dato previsto dagli analisti era un più modesto +0,5.

A stupire ancor di più, in un contesto di rallentamento dell’economia americana, è il dato pubblicato oggi dalla Federal Reserve di Filadelfia, il Manufacturing Business Outlook Survey, che ha guadagnato 21,5 punti portandosi a 21,8: il dato più elevato degli ultimi 12 mesi. A migliorare sono praticamente tutte le componenti sottostanti, dai nuovi ordini, alle consegne, alle aspettative sull’occupazione.

L’indice generale sull’attività futura ha, inoltre, aggiunto 17 punti portandosi ai massimi dal maggio 2018: circa il 53% delle imprese dell’area di Filadelfia si aspetta un incremento dell’attività nei prossimi sei mesi, contro un 15% che, al contrario, attende un rallentamento. Fra gli altri indicatori che esprimono un rinnovato ottimismo si osserva che la spesa in capitale futura si è portata, con 36,9 punti (+9 su giugno) ai massimi degli ultimi 17 mesi.

Per quanto riguarda gli ultimi sei mesi, le imprese sondate dalla Fed di Filadelfia hanno riportato nel 56,1% un incremento della domanda dei beni prodotti, mentre 31,6% delle imprese ha segnalato una diminuzione.

A giugno sia l’Empire State che il Philly Fed index avevano subito un forte calo. A questi si era aggiunto anche il dato dell’Institute of Supply Management, sceso a 51,7 da 52,1. I nuovi segnali dal comparto industriale americano, ora, sembrano aver ripreso slancio rispetto alle attese del mese scorso.

“Il fatto che i nuovi ordini abbiano messo a segno quattro risultati di tutto rispetto, dopo l’indebolimento significativo di febbraio e marzo, è un segnale incoraggiante e suggerisce che il settore delle fabbriche, pur soffrendo di una correzione delle scorte, di domanda una debole all’estero e degli effetti dei dazi, certamente non è caduto dalla scogliera”, ha commentato al MarketWatch Josh Shapiro, capo economista presso MFR Inc.