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Mandelson: Il Doha Round resterà centrale

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“L’Europa non è più sotto attacco come lo è stata in passato al Wto” (l’organizzazione mondiale per il commercio). Parola di Peter Mandelson, commissario europeo responsabile del commercio che ha convocato una conferenza stampa all’indomani della sospensione del Doha Round. Mandelson assicura che il Doha Round resterà centrale per la politica commerciale europea. Poi l’annuncio di un piano in sette punti per lo sviluppo del terzo mondo. “Per questi paesi, il commercio rappresenta la principale locomotiva per lo sviluppo, e questo e’ il programma che mi attende per l’autunnoprossimo”. “Negli ultimi mesi l’Europa ha guadagnato molto terreno, – scandisce Mandelson – in particolare grazie alle riforme agricole. Ed il suo atteggiamento è molto apprezzato. Abbiamo l’80 per cento dei paesi membri del Wto dalla nostra parte”.
L’Ue non avrebbe potuto fare di più per arrivare ad un successo secondo Mandelson per il quale gli Usa non hanno, invece, mostrato alcuna flessibilità sulla questione degli aiuti interni all’agricoltura con il risultato costo molto alto soprattutto per i paesi in via di sviluppo e sembrano ora dire, “Avevamo ragione noi e voi siete isolati”.
Secondo Mandelson, aveva ragione invece Pascal Lamy, il direttore generale del Wto quando diceva lunedì: Siamo tutti perdenti.
“A breve termine, i paesi in via di sviluppo non devono diventare le vittime dell’incapacità dei paesi membri del Wto a trovare un accordo”. Di qui il piano in sette punti. Questi i più significativi: continuare a lavorare per definire delle regole d’origine piu’ benevole nei confronti dei paesi in via di sviluppo; insistere con il pacchetto di aiuti al commercio visto che la situazione di questi paesi resta immutata; continuare a cercare un nuovo accordo per le agevolazioni, legate agli aiuti al commercio; un nuovo quadro integrato per l’assistenza tecnica agli scambi. Secondo Mandelson inoltre, “l’Ue si concentrera’ in particolare nel partenariato per lo sviluppo dei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp) cercando di compensare il mancato accordo al Wto”. Nel prossimo mese di ottobre proporra’ alla Commissione una nuova agenda sulle politiche commerciali con particolare riferimento all’accesso dei mercati nel mondo e alle relazioni con la Cina.
La sospensione dei negoziati del “Round dello sviluppo” della Wto, a quasi cinque anni dal loro avvio a Doha nel novembre 2001, viene salutata positivamente dal Tradewatch, l’osservatorio italiano sul commercio internazionale. “Siamo alla resa del liberismo a livello internazionale – afferma in una nota l’organizzazione -. La sospensione delle trattative è un atto dovuto nei confronti dei milioni di cittadini del pianeta che si sono battuti da Seattle in poi per la giustizia internazionale e contro le regole imposte dalla Wto, ma soprattutto verso la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo, le cui istanze non sono mai state ascoltate dalla Wto e dai poteri che la controllano”.
“I principali attori del negoziato – spiega Tradewatch – accusano l’amministrazione Bush di essere rimasta inamovibile in merito alle sue posizioni e di aver portato all’impasse finale”. Come sottolineato da diversi dei sei governi che hanno condotto un negoziato serrato nelle ultime ore, il futuro del Doha Round diventa sempre più incerto e la sua conclusione è rimandata di molti mesi, se non di anni.
Il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Paolo De Castro accoglie con rammarico la notizia dello slittamento del Doha. “Questa sospensione ci dispiace e non manca di preoccuparci. Uno stallo attribuibile in larga parte alla mancata disponibilità degli Stati Uniti e gruppo del G20 ad aprire alla minima concessione”.
“L’Unione Europea, offrendo di avvicinarsi alla richiesta dei Paesi emergenti di tagliare del 54 per cento i dazi sull’import agricolo, aveva messo sul tavolo le carte necessarie per un accordo equo, con contenuti funzionali anche ai nostri obiettivi”. “Dovremo ora impegnarci -conclude – perchè il tavolo possa ripartire, soprattutto in chiave di tutela delle stesse Indicazioni Geografiche”.