MANAGER: L’ESPERIENZA ALL’ESTERO NON PAGA

19 Maggio 2000, di Redazione Wall Street Italia

E’ chiamato l’esodo dei rimpatriati: il 25% dei manager che tornano da un’esperienza di lavoro all’estero, non riesce piu’ ad adattarsi in patria e lascia la societa’ entro un anno, una percentuale doppia rispetto a chi non si e’ mai mosso da casa.

Questi i risultati che emergono da uno studio del Center for Global Assignment.

La ricerca spiega che i manager che vengono mandati all’estero ricoprono posizioni di alta responsabilita’, ma al loro rimpatrio spesso perdono parte del prestigio e scoprono che le abilita’ sviluppate oltreoceano sono quasi inutili, cosi’ come i contatti coltivati.

Il 60% degli intervistati dal centro americano ha lamentato che la societa’ non abbia spiegato con esattezza cosa si sarebbero trovati ad affrontare: oltre un terzo rimane in posizioni temporanee dopo tre mesi dal ritorno e il 75% considera la posizione ricoperta dopo l’esperienza all’estero una retrocessione.

Nonostante queste lamentele, ben l’80% delle societa’ di media e grossa dimensione invia professionisti all’estero e il 45% intende aumentarne il numero.

Quali strumenti hanno quindi a disposizione le aziende per non perdere i propri dirigenti dopo averli fatti rientrare?

La societa’ di consulenza TMC suggerisce di comunicare, preferibilmente per iscritto, in chiari termini quali siano gli obiettivi che i dipendenti dovrebbero raggiungere all’estero e quali responsabilita’ debbano aspettarsi al ritorno.

I dipendendi, dal canto loro, dovrebbero mantenere il piu’ possibile aperti i canali di comunicazione con la societa’ e cercare di tornare frequentemente in patria per incontrare colleghi e clienti e discutere il proprio futuro all’interno dell’azienda.