Mafia Capitale: zar Coop tra i finanziatori del PD di Renzi

11 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il ras delle coop, nonché uno degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, avrebbe finanziato il Partito Democratico, quando questo era sotto la segreteria del premier Matteo Renzi.

Salvatore Buzzi avrebbe sborsato in tutto 20 mila euro, 15 mila per la cena romana di raccolta fondi del partito e 5 mila per la kermesse della Leopolda a Firenze.

È da sette mesi che il primo ministro non vuole rivelare i nomi dei sostenitori finanziari delle sue ultime campagne politiche. Ma una telefona di Buzzi stesso sembra inchiodarlo.

In una telefonata intercettata due giorni dopo una serata di raccolta fondi del Pd organizzata da Renzi il 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma, Buzzi rivela di aver pagato al partito 15mila euro e 5mila euro alla Fondazione Open, il fondo personale del premier.

In teoria la cupola della criminalità organizzata della capitale agiva contro gli interessi del sindaco di Roma. Ma una telefonata pubblicata oggi sui giornali potrebbe inguaiare il primo cittadino Ignazio Marino, perché dimostra che “Mafia Capitale” aveva accesso facile non solo all’amministrazione precedente di Alemanno ma anche a quella sotto il nuovo sindaco.

Il Campidoglio si è difeso, con l’ufficio stampa che ha sottolineato come la “telefonata risulta del tutto estranea all’inchiesta della procura della Repubblica poiché non figura come prova a carico dell’arrestato in quanto giudicata penalmente irrilevante”.

I giornali hanno pubblicato oggi la trascrizione di una telefonata tra il capo della segreteria del sindaco Marino, Silvia Decina, e Buzzi.

Per quanto invece riguarda il merito della vicenda, ha ricostruito il Campidoglio, “nel settembre 2014 la dottoressa Decina chiama Salvatore Buzzi a proposito di un`iniziativa imprenditoriale di interesse della multinazionale Leroy Merlin, finalizzata all`espansione commerciale della propria attività attraverso l`apertura di un nuovo punto vendita nella zona della Barbuta, periferia sud di Roma nota sino ad oggi solo per l`insediamento di un campo nomadi. Dalla trascrizione del colloquio emerge con tutta evidenza che il colloquio avviene per dare riscontro al Buzzi della presentazione del progetto, che Decina e Buzzi non si conoscono tant`è che è necessaria una preliminare presentazione e che la dott.ssa Decina si limiti a comunicare l`interesse dell`amministrazione a verificare la preventiva fattibilità della proposta”.

Secondo il Campidoglio “quello che i quotidiani non scrivono è che la proposta, a seguito dell`istruttoria compiuta dagli uffici competenti di Roma Capitale, fu giudicata non realizzabile in quanto non compatibile con gli strumenti urbanistici attualmente vigenti.

(DaC)