Mafia Capitale: “Alemanno in Argentina con valigie piene di soldi”

8 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Alemanno ha fatto quattro viaggi, lui e il figlio, con le valigie piene di soldi in Argentina. Ma te sembra normale che un sindaco…”. A parlare, in una conversazione registrata è Luca Odevaine, ex vice capo gabinetto di Veltroni e fino a martedì scorso, quando è stato arrestato, componente del coordinamento per i rifugiati del Viminale.

E’ intercettato mentre è negli uffici della Fondazione Integrazione e parla con Mario Schina e Sandro Coltellacci, rispettivamente ex responsabile del Decoro urbano del Comune di Roma e dirigente di una cooperativa.

Odevaine, Schina e Coltellacci sono tra gli indagati dell’indagine della procura di Roma su Mafia Capitale.

L’ex sindaco si difende: “Si tratta di una millanteria totalmente infondata. Non ho portato mai soldi all’estero, tantomeno in Argentina. Io sono l’unico sindaco di Roma che al termine del suo mandato è più povero di quando ha cominciato, perché ho dovuto vendere una casa e aprire un mutuo per pagare i debiti della campagna elettorale”.

Non nega di essere stato in Argentina (paese in cui risulta tra l’altro essere membro onorario della Camera di commercio). “Ci sono andato per pochi giorni con la mia famiglia e un folto gruppo di amici a Capodanno 2011-2012 per andare a vedere i ghiacciai della Patagonia. Ci sono amici che possono confermare”.

Intanto il sindaco in carica Ignazio Marino rifiuta l’ipotesi dimissioni, invocate da Berlusconi e M5S e annuncia che “per tutto ciò che è stato sottratto, il Comune si costituirà parte civile”, affermando ai microfoni di RaiNews24 che “Roma non è una città mafiosa, spero che Pignatone metta queste persone in prigione e butti le chiavi”. “Con noi gli affari sono finiti. Si vergognino e se ne vadano da questa città. Noi stiamo dall’altra parte”.

La conversazione intercettata è tra gli atti allegati all’ordinanza di custodia cautelare e risale alle 11.35 del mattino del 31 gennaio scorso. I tre chiacchierano di qualcuno, di cui non fanno mai il nome. Una persona che abita nello stesso palazzo in cui ha sede la fondazione presieduta da Odevaine e che in passato avrebbe litigato con Alemanno.

“Abita qua, dentro a ‘sto palazzo – dice Odevaine – che fijo de ‘na mignotta… ha litigato con Alemanno. Per soldi se sò scannati… ma sai che Alemanno si è portato via… ha fatto quattro viaggi… lui ed il figlio con le valigie piene di soldi in Argentina… se sò portati… con le valigie piene de contanti… ma te sembra normale che un sindaco…”. Il segnale si perde per qualche istante, poi si sente la stessa voce che dice: “Me l’ha detto questo della Polaria”.

Schina chiede: “E nessuno lo ha controllato?”. “È passato al varco riservato… un attore per me…”. Coltellacci: “Io pensavo che i soldi se li portava via tutti lui… sembrava che il sindaco non toccasse… invece ‘a toccati… però che il sindaco… due e tre… Panzironi dieci, penso che gli equilibri erano quelli”.

Probabilmente Coltellacci era convinto che a prendere le mazzette fosse solo l’ex ad di Ama, Franco Panzironi, anche lui in carcere con l’accusa di essere parte dell’associazione di stampo mafioso guidata da Massimo Carminati.

Odevaine prosegue quindi il racconto: “A un certo punto deve essere successo un casino, perché ad un certo punto ad Alemanno gli hanno fatto un furto a casa… Cercavano qualche pezzo de carta…. credo che hanno litigato perché lui ha pensato che ce li ha mandati questo”.

E Alemanno parla anche di questo furto, nel cercare di difendersi: “È avvenuto ad ottobre 2013 e basta aprire Google per constatare che è stato ampiamente pubblicizzato”. E’ vero, i giornali ne hanno parlato, ma dagli accertamenti del Ros emerge che “non ci sono riscontri sulle banche dati, in quanto non risultano essere state sporte denunce né da Giovanni Alemanno, né dalla moglie convivente, Isabella Rauti”. (Lna)