Made in Italy, domani summit a Tokyo

23 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

L’immagine dei marchi italiani e il consumatore asiatico: è il tema che sarà al centro della riunione di area delle Camere di commercio italiane in Asia, che si terrà a Tokyo domani nell’ambito della rassegna “Primavera italiana 2007”, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Giappone.
Assocamerestero, insieme con i rappresentanti delle Camere di commercio italiane in Giappone, Cina, Thailandia, India, Singapore, Hong Kong e Sud Africa alla presenza dell’ambasciatore in Giappone, Mario Bova, delineeranno mercati in cui operano, opportunità di business, settori più attraenti per gli investitori esteri e incentivi offerti dai Governi locali. Si parlerà di necessità e nuove tendenze dei settori, dall’agroalimentare alla moda, comunicazione e media, fino alla politica, ma soprattutto l’accento verrà posto sulla percezione del nostro Paese in questa parte del mondo in cui operano le Camere di commercio italiane.
L’Italia rappresenta sempre di più un modello di riferimento non solo per cucina e offerta turistica, anche se l’immagine rimane legata a vecchi stereotipi. Il comparto della moda continua a giocare un ruolo fondamentale, ma anche i marchi italiani del design, gioielli, automobili e alimentare, per citare i più sviluppati, sono percepiti come prodotti di alta qualità e, dunque, molto ricercati dai consumatori di fascia medio-alta di Giappone, Hong Kong, Bangkok e Singapore. Ciononostante gli investimenti italiani non sono allo stesso livello della stima dimostrata nei confronti dei nostri brand, come sottolineano le Camere di commercio a Singapore e Bangkok.
Proprio nella capitale thailandese si è registrata negli ultimi anni una crescita costante sia negli investimenti diretti che nell’interscambio con l’Italia. Nel 2006 le esportazioni verso la Thailandia sono aumentate dell’8,5 per cento, arrivando a 802,7 milioni di euro rispetto alla variazione negativa dello 0,4 per cento registrata nell’anno precedente.
Ancora maggiore il balzo dell’export italiano verso Singapore, che è salito tra il 2005 e 2006 del 14,4 per cento contro un più 4,4 per cento del 2005 per un valore totale di 1,7 milioni di euro. In Cina e India sono i settori dell’alimentare e dei trasporti ad andare per la maggiore.
Complessivamente nel 2006 l’export italiano diretto in Asia nel settore alimentare ha superato l’import, arrivando a valere un miliardo di euro. In Cina le importazioni dei prodotti italiani sono cresciute del 94,5 per cento per l’alimentare e del 78,3 per cento per i trasporti, mentre verso l’India il nostro export è passato rispettivamente da un più un per cento del 2005 al più 13,8 per cento dello scorso anno e dal 21,9 per cento al 48,1 per cento, anche se qui in testa rimangono i metalli che da un più 27,5 per cento arrivano a più 89,5 per cento.
Se da un lato il Giappone negli ultimi anni ha aumentato gli investimenti in Asia rispetto a quelli verso la zona euro a causa debolezza dello yen, dall’altro il mercato giapponese continua a essere per l’Italia un polo attrattivo di investimenti e ora che il tasso di crescita giapponese continua ad avanzare, è il parere della Camera italiana a Tokyo, si devono cercare nuove strategie.