Made in Italy: delocalizzare, regole per l’uso

26 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il rapporto Prometeia, presentato a Lecco alla XV Convention mondiale delle Camere di commercio italiane all’estero (Ccie), analizza anche alcune segnalazioni emerse da due focus group sui temi dell’internazionalizzazione e della delocalizzazione, ai quali partecipano associazioni, consorzi e un ristretto numero di imprese locali.
Le imprese più strutturate cominciano a guardare con interesse a ipotesi e opportunità di delocalizzazione produttiva o partnership con imprese straniere; l’approccio ai mercati esteri è spesso legato alla necessità di avvicinarsi all’azienda cliente finale.
L’internazionalizzazione produttiva tocca ancora marginalmente le imprese della provincia e pare legata soprattutto alla possibilità di pagare meno tasse e di ottenere minori costi del lavoro. Nel complesso, la tendenza è quella di progettare e svolgere ricerca e sviluppo sul territorio, produrre le componenti in subfornitura (all’estero o da altre aziende italiane) e assemblarle in loco. La decisione di operare sui mercati esteri è dettata dalla necessità di mantenere le posizioni di mercato acquisite o dalla possibilità di entrare in nuovi mercati. Le modalità di approccio all’internazionalizzazione sono influenzate dalla dimensione dell’impresa: la grande partecipa in misura minore a eventi collettivi come le fiere, muovendosi in maniera autonoma e rivolgendosi più spesso a consulenti privati che ad associazioni o Camere di commercio.
Viceversa, le imprese più piccole difficilmente hanno la possibilità di gestire l’internazionalizzazione in maniera indipendente; diventa fondamentale, pertanto, l’appoggio di ambasciate, Camere di commercio all’estero, Ice, così come la partecipazione a fiere internazionali. Per l’accesso ai mercati esteri rivestono particolare importanza i canali dei distributori/importatori e degli agenti/rappresentanti, i rapporti con i fornitori/committenti e gli accordi di collaborazione tecnologico-industriale.
Alcune imprese tendono ad avere un approccio subordinato al cliente: pur di aggiudicarsi la commessa subiscono prezzi e ordini da quest’ultimo e, di conseguenza, per chi svolge attività di supporto alle imprese non è sempre agevole strutturare iniziative in grado di meglio posizionarle sui mercati esteri.
Tra i fattori internazionali oggetto di valutazione particolarmente attenta delle imprese: le barriere doganali, le normative tecniche, la concorrenza cinese, l’appartenenza a mercati di nicchia, i costi di trasporto, la concorrenza locale e il cambio euro/dollaro.