MA IL NASDAQ CORREGGE O NO?

16 Febbraio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – La correzione ribassista che ha interessato il Nasdaq (vedi grafico Composite a fondo pagina) a partire dai massimi del 3 gennaio a 2191 ha ritracciato il 40% circa del rialzo che l’indice aveva messo a segno dai minimi di agosto 2004 a 1750. E’ lecito quindi domandarsi, ora che l’indice ha ripreso da alcune sedute una intonazione positiva, dopo aver testato dall’alto la media mobile a 100 giorni, se il ribasso sperimentato sia stato sufficiente ad esaurire le spinte correttive o se piuttosto si sia trattato solo della prima fase di una correzione più complessa (quello che si sta disegnando da inizio anno potrebbe infatti essere un testa spalle rialzista, con neckline a 2090 circa, ma al tempo stesso potrebbe rivelarsi una semplice onda B di una terna correttiva iniziata a gennaio).

Per dare una risposta a questa domanda è necessario inquadrare l’andamento del Nasdaq in un contesto temporale più ampio, che tenga in considerazione le oscillazioni disegnate a partire dai minimi del settembre 2001. Da quei record negativi infatti l’indice ha prima decelerato nella violenta discesa subita dai massimi del 2000, per poi assumere un andamento rialzista che gli ha permesso di tornare in contatto, sia ad inizio 2004 sia ad inizio 2005, con i massimi a 2100 circa toccati nel gennaio 2002. Tutta la fase sostanzialmente laterale sottostante la trend line che unisce il picco del gennaio 2002 con quello del gennaio 2004 potrebbe essere considerata un ampio testa spalle rialzista in formazione, una configurazione pronta ad invertire, se confermata, tutta la tendenza ribassista vista dai massimi del 2000.

La trend line citata, passante attualmente a 2200, può essere considerato lo spartiacque tra una evoluzione a medio – lungo termine rialzista ed una ribassista. Nel primo caso si potrebbe ipotizzare una crescita dei prezzi almeno fino ad intercettare la parte superiore del canale disegnato dai minimi del 2002, attualmente a 2550, con la prospettiva nel lungo periodo di arrivare sul target calcolato in base alla ampiezza del testa spalle, e 3200 punti circa. In caso di mancata rottura di 2200 e successiva discesa al di sotto della base del canale rialzista di cui sopra, passante a 1950, aumenterebbe grandemente il timore che quella vista dai massimi di inizio 2005 sia solo la parte iniziale di un ribasso più articolato, destinato a riportare le quotazioni almeno sui minimi di agosto, a 1750 circa, con il rischio, concreto, di una violazione di questa base con conseguente completamento del potenziale doppio massimo disegnato dai prezzi con i picchi di gennaio 2004 e 2005.

In termini puramente grafici quindi i livelli da tenere sotto stretta osservazione nel corso delle prossime settimane per avere delle indicazioni significative anche per il medio periodo sono la resistenza di area 2200 ed il supporto di 1950. Lo studio delle dinamiche che muovono i singoli strumenti che compongono il paniere può essere d’aiuto nel cercare di anticipare quale potrebbe essere il destino dell’indice stesso. A questo scopo è possibile studiare un indicatore costruito tenendo conto del numero dei titoli al rialzo o al ribasso e dei volumi ad essi associati.

In particolare la formula di calcolo è formata dal rapporto tra titoli al rialzo e titoli al ribasso, a sua volta diviso per il rapporto tra volumi espressi dai titoli al rialzo e volumi espressi dai titoli al ribasso e mostra quale direzione dei prezzi seguono i volumi. Se il livello più elevato di volumi è associato con i titoli che crescono, l’indicatore, o la sua media mobile, utilizzata per smussarne un andamento troppo erratico e quindi difficile da leggere, sarà in calo, muovendosi quindi in modo divergente rispetto al mercato.

L’utilità di questo strumento deriva dal fatto che una analisi storica dei valori raggiunti mostra che esiste una soglia al di sopra della quale, quindi in presenza di una forte corrente di vendita con volumi in aumento, l’indicatore si rifiuta di andare, un livello estremo che può essere definito di “ipervenduto”, raggiunto il quale l’indice di borsa tende a rimbalzare. Viceversa ovviamente in caso di valori storicamente bassi raggiunti dall’indicatore, come del resto proprio quelli raggiunti a dicembre 2004, quando il mercato può essere considerato “ipercomprato”, e quindi soggetto a correzioni ribassiste.

I livelli attuali sono prossimi ai massimi toccati in altre 5 occasioni a partire dall’agosto 2003, pur non avendo ancora raggiunto l’area estrema. Lo strumento ci dice quindi che potrebbe esserci ancora uno spazio di ribasso per il Nasdaq, ma questo dovrebbe essere limitato (quindi rispettare il supporto di area 1950), con un potenziale di crescita ancora inespresso, prima che il mercato torni nuovamente in ipercomprato, sufficientemente elevato per rendere credibile il raggiungimento degli obiettivi di rialzo indicati sopra, non solo quello dei 2550 punti ma anche area 2800, resistenza successiva.

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