Ma che disastro: in Italia fare impresa è più difficile che in Zambia

4 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Nonostante i progressi compiuti su alcuni settori, l’Italia perde altre quattro posizioni nella graduatoria annuale della Banca Mondiale sulla facilità di svolgere attività di impresa: finisce 80esima su 183 paesi nel rapporto “doing Business 2011”, ancora una volta sopravanzata da Stati con cui solitamente non viene messa a confronto.

Zavorrata dalle procedure contrattuali e fiscali, i due punti più critici secondo lo studio, la penisola perde infatti il 76esimo posto dello scorso anno dove ora si piazza lo Zambia, 79esima è invece la gigantesca Cina, alla spalle del Vietnam. E più in alto in graduatoria si piazzano paesi come la Mongolia, 73esimo o Tonga, 71esimo.

Peraltro l’Italia viene incalzata da vicino dall’Albania, 81esima dietro alla Giamaica. Prima in graduatoria quest’anno si conferma Singapore, seguita da altre due conferme dall’edizione precedente: Hong Kong e Nuova Zelanda. L’Italia è secondo lo studio tra i paesi in cui nell’ultimo anno fare impresa è diventato più difficile.

Tra le varie componenti, prese in considerazione dalla World Bank per stilare i voti, l’aspetto più problematico sul bel Paese è quello delle procedure necessarie a far rispettare in contratti (enforcing contracts). Qui l’Italia è giù al 157esimo posto con procedure che richiedono ben 1.200 giorni nel suo caso contro i 517 della media Ocse.

Pessimo il posizionamento anche sul “pagare le tasse”: 128esima. Eppure qualcosa di positivo viene rilevato: la penisola viene inserita tra i paesi in cui è stato facilitato l’avviamento di una impresa, in particolare grazie a un sistema di registrazione online che richiede solo 6 giorni e che la fa salire al 68esimo posto in questo segmento. Meglio ancora il voto sulle procedure per chiudere una impresa: 30esima.