Società

MA A CHI PIACE VERAMENTE NAPOLITANO? A NESSUNO

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

La strada delle riforme non è ancora tracciata ma l’Italia dei Valori non perde una battuta per fare terra bruciata attorno ai fautori del dialogo fra i quali continua a tenere nel mirino il Capo dello Stato. Nello stesso tempo, però, le prese di posizioni di Antonio Di Pietro allargano il fossato con il Pd, forza che continua a rimanere presa fra due fuochi: quello dell’intransigenza dipietrista e le sollecitazioni rinnovate della maggioranza a imboccare senza esitazione il confronto parlamentare.

L’ultimo spunto sono state le dichiarazioni del ministro Brunetta, parzialmente rettificate stamane in un programma radiofonico, sull’opportunità di cambiare anche l’articolo 1 della Costituzione. Il leader dell’IdV non si è fatto pregare. Ha aperto il blog e sentenziato così: “Dal punto di vista politico, il 2010 costringe già a disseppellire l’ascia di guerra contro il solito manipolo golpista che vuole stravolgere la Costituzione cavalcando le dichiarazioni del Capo dello Stato, forse incaute visti gli interlocutori”.

Per i tuoi investimenti, segui il feed in tempo reale di Wall Street Italia INSIDER. Se non sei abbonato, fallo subito: costa solo 0.77 euro al giorno, provalo ora!

Non bastasse, Di Pietro ha alzato il tiro contro il discorso di fine anno di Napolitano perché “ha messo ‘il vento in poppa alla barca dei pirati’ che utilizzerà strumentalmente le dichiarazioni di chi rappresenta le istituzioni per distruggere e mortificare le stesse”. Le accuse contro la maggioranza sono quelle note: utilizza il terreno delle riforme, pensando in realtà a risolvere soltanto i problemi giudiziari del premier. Le reazioni della maggioranza sono in qualche modo scontate. Capezzone accusa Di Pietro di perseguire una “strategia eversiva”, capo d’imputazione non diverso da quello del ministro Rotondi.

Per Fabrizio Cicchitto le parole di Di Pietro sono la conferma di una “campagna d’odio” mirata, però, a colpire tre bersagli: il primo è Berlusconi; il secondo “é la parte del Pd che vuole condurre contro il governo Berlusconi e la maggioranza una battaglia di opposizione normale”; il terzo bersaglio è il Presidente Napolitano “verso il quale non hanno neanche il dovuto rispetto istituzionale, forse perché non sopportano il ruolo al di sopra delle parti che questo Presidente della Repubblica, diversamente da altri, sta svolgendo”.

L’analisi di Cicchitto ha colto in qualche misura nel segno, se è vero che a di Di Pietro ha replicato il vice segretario Enrico Letta per accusarlo “di voler portare il centrosinistra nell’abisso” e in questo caso di essere il “miglior alleato di Berlusconi”. Giudizio che rifiuta Osvaldo Napoli. Il vice presidente dei deputati del Pdl rimprovera a Letta di usare “un’immagine falsa e abusata” perché se fosse vero che anche Berlusconi è un’estremista “allora dovrebbe discendere come conseguenza che non vuole le riforme”.

Come corollario del suo ragionamento Napoli invita Letta a prendere atto che “Di Pietro non è il miglior alleato di Berlusconi ma è il peggior nemico del Pd e delle riforme necessarie e indispensabili al Paese”. Più categorico di tutti è il deputato del Pd Giorgio Merlo: con Antonio Di Pietro “non si costruisce nessuna alternativa”.

________________________

di Napolitano scrive Alessandro Gilioli su PiovonoRane:

Non sono passate neanche quarantotto ore dal pacioso discorso capodannesco di Napolitano e subito i cani da guardia del Cavaliere si sono avventati sulla preda: passare norme ad personam (Bonaiuti), dare più poteri al premier (Gasparri) e già che ci siamo cambiare l’articolo 1 (Brunetta).

Ecco, quando qui si diceva che il discorso del 31 sembrava scritto da Ghedini si faceva di certo una battuta irriverente, ma soprattutto una facile profezia: agli uomini del Cavaliere non dev’essere sembrato vero che il Quirinale sdoganasse le riforme istituzionali, e infatti ci si sono buttati a pesce.

E tocca anche dire che il Pd, di nuovo, è non pervenuto. Troppo impegnato a scannarsi sui candidati alle regionali e troppo dilaniato nel consueto dilemma del “si tratta-non si tratta”: come se avessimo di fronte un interlocutore in buona fede, che vuole davvero le mitiche “riforme per il bene del Paese” e non, invece, soltanto un sovrappiù di intoccabilità e di potere per se stesso.