M5S: “Chiederemo a Napolitano di farci governare”

21 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Via al secondo giorno di consultazioni dei leader dei partiti con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il M5S, rappresentato dai suoi due capigruppo e da Beppe Grillo, propone quello che ha sempre promesso: il governo 5 Stelle. “Abbiamo venti punti in programma”, stando alle parole proferite dal capogruppo al senato Vito Crimi, che gli ha elencati davanti ai giornalisti all’uscita dal Quirinale.

“Se avremo un mandato pieno come abbiamo chiesto, faremo anche un nome” per il ruolo di presidente del Consiglio. Lo ha detto la capogruppo alla Camera del Movimento cinque stelle, Roberta Lombardi, al termine dell’incontro al Colle con il presidente Giorgio Napolitano. Nel caso in cui al Movimento non verra’ data la possibilita’ di creare un suo esecutivo, i due capigruppo hanno chiesto la presidenza di Copasir e Commissione Vigilanza Rai.

Il pensiero del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è apparso subito chiaro. Serve un esecutivo stabile e il prima possibile. Come sottolineato dal presidente del Senato Piero Grasso, che viene anche indicato come possibile primo ministro di un governo di larghe intese nel caso in cui non restino altre soluzioni se non quelle di un mandato esploratorio. “Il presidente fara’ di tutto per arrivare a questo scopo, come fatto intendere anche dallo stesso Grasso.

L’idea sembra piacere pero’ solo a Monti e Berlusconi. Sel, Pd, Lega e M5S sono sulla carta contrari. L’unica a piegarsi potrebbe essere la Lega, che vuole rimandare il piu’ possibile le elezioni dopo il calo del 57% dei voti complessivi incassato alle ultime politiche. Va ricordato, tuttavia, che M5S e PD insieme rappresentano la maggioranza assoluta anche al Senato, dove la partita e’ in bilico, e che Napolitano non puo’ sciogliere le camere perche’ e’ entrato nel semestre bianco, ovvero gli ultimi sei mesi del suo mandato, che scade il 31 maggio). In qualche modo un governo bisognera’ crearlo.

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[ARTICLEIMAGE] Come sottolineato oggi sull’edizione stampa del Fatto Quotidiano, resta pero’ un’incognita: “il capo dello Stato affiderà l’incarico al candidato del centro-sinistra Pier Luigi Bersani? La sua coalizione ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Ma i numeri al momento non sono sufficienti a ottenere la fiducia”.

Certamente non gli daranno la fiducia i parlamentari a 5 stelle. Parola di Crimi e Grillo, al termine di una giornata caratterizzata da incontri istituzionali, proteste e post sul blog del portavoce genovese del gruppo.

Grillo, Crimi e Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera, sono saliti al Cole stamattina. In un secondo momento, secondo quanto si apprende, potrebbe essere con loro anche per la visita istituzionale prevista all’ambasciata americana con David Thorne, che nei giorni scorsi aveva lodato il processo di ringiovanimento delle autorita’ politiche lanciato dal Movimento.

Sono ore intense per i parlamentari del Movimento 5 Stelle con la riunione congiunta a Montecitorio che è durata circa tre ore. Si è parlato, secondo indiscrezioni, della questione delle cariche nell’ufficio di presidenza (a partire da quella di questore, che il M5S vuole), ma anche del “tradimento” che si è consumato con la votazione per il neo presidente del Senato Pietro Grasso, contro la linea del gruppo.

Un incontro blindato e nascosto alla stampa, visto che nessuno ha voluto rivelare i contenuti della discussione, anzi molti hanno affermato ai giornalisti che non si è parlato neanche del caso dei “dissidenti”. Non cè stata nessuna diretta streaming dell’incontro. L’unica dichiarazione da Crimi che ha affermato che non sarebbero state previste conferenze stampa o video sulla riunione.

“Abbiamo parlato di tante cose”, si limita a dire. “Stiamo cercando di darci una linea politica, ma in questi giorni siamo alle prese con il gossip”, aggiunge Crimi. Ma a Montecitorio qualcuno ha ammesso che voto per Grasso dei ‘dissidenti’ è stato toccato. E c’é qualcuni che ha citato le stesse parole di Beppe Grillo: “Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore”.

Alla fine senatori e deputati del M5S hanno votato e ‘perdonato’ i dissidenti. Sempre secondo indiscrezioni, i senatori hanno spiegato quanto accaduto prima del voto in Aula per eleggere il presidente. I deputati hanno fatto delle domande, poi è stato deciso a “stragrande maggioranza” di confermare la fiducia ai ‘dissidenti’.

Intanto Grillo non è rimasto affatto soddisfatto della decisione dei presidenti di Camera e Sanato, rispettivamente Laura Boldrini e Pietro Grasso di tagliarsi lo stipendio del 30%.

“Bene, ma quale stipendio? Si tratta di quello da parlamentare o dell’indennità aggiuntiva per i presidenti di Camera e Senato?” ha chiesto il comico. Un interrogativo che lo stesso leader dei 5 Stelle chiarisce: “Non è spiegato, ma è un dettaglio importante che i cittadini devono conoscere”.

“Il M5S rifiuta in toto le indennità di carica: Antonio Venturino, 5 stelle eletto in Sicilia, ha rinunciato ai 3.244,22 euro al mese e all’auto blu che gli sarebbero spettati in quanto vice presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana” ha sottolineato Grillo, che partendo dal paragone con il ‘suo’esponente ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di “rinunciare all’indennità di carica e dimezzarsi l’indennità da parlamentare, come dei veri cittadini a 5 Stelle, ed essere d’esempio a tutti i parlamentari”.

Intanto è silenzio stampa per i ‘comunicatori’ del M5S Claudio Messora e Daniele Martinelli. Messora parla “di macchina del fango che sta lavorando a pieno regime” ora anche contro di lui e lamenta di suoi ‘virgolettati’ mai pronunciati sulla possibilità di dare la fiducia al governo. E così, dopo aver chiesto rettifica a ‘Libero’ annuncia: “Da domani, non parlerò più con nessuno. Non prendetevela con me. Se tra di voi c’è qualche bravo giornalista, che vada piuttosto all’ordine dei giornalisti e chieda di radiare questi buffoni, perché screditano tutta la categoria”.

Idem Martinelli: “Sono stato nominato consulente di un gruppo parlamentare e vengo trattato da giornali e tv come un addetto stampa che fa da megafono del movimento” scrive Martinelli “non sono il Capezzone della situazione”. E dunque, “ho deciso che non parlerò più con nessuno. Nessuna radio e nessuna tivù. I miei interlocutori saranno solo i deputati della Camera”.