M&A: UN 2000 DA INCORNICIARE, 2001 PROMETTENTE

11 Gennaio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il 1999 si era concluso con un boom di matrimoni fusioni e acquisizioni e con lo storico accordo di integrazione nel comparto assicurativo tra Generali e Ina. Il 2000 non e’ stato da meno, e ha presentato articolate operazioni di incroci nel settore tecnologico, come in quello finanziario (bancario e assicurativo) e delle utilities per un valore totale di oltre 100 miliardi di euro.

“Il 2000 è stato caratterizzato dall’attività’ di Merger & Acquisitions nel settore high-tech e nel mondo dei Tmt (tecnologia, editoria e telefonia) allargato – commenta a WallStreetItalia, Alessandro Gumier analista Unicredito – come hanno dimostrato società come Tiscali, E-Biscom o Datamat”. A fare da driver all’attività di M&A “sono stati i collocamenti azionari di tante società – aggiunge Gumier – che grazie alle operazioni in cash o attraverso scambi azionari, hanno potuto rafforzare la propria posizione e consolidare la loro crescita”.

“E’ stato un anno molto dinamico un po’ in tutti i settori – dice Guido Crivellaro, responsabile ufficio studi equity di Caboto –. L’attività di M&A è stata facilitata sicuramente dai bassi tassi di interesse e da multipli alti che hanno permesso a molte società di fare ricorso al debito. Tante sono state anche le operazioni finanziate con la carta, ossia con scambi azionari, soprattutto nel settore Internet e in quello del risparmio gestito”.

“Fra trent’anni – aggiunge Crivellaro – il 2000 sarà ricordato come punto di svolta, con moltissime operazioni che hanno portato liquidità ad alcune aziende, come per la Pirelli, e per altre comportato una spesa ingente, come per l’acquisto di Infostrada da parte di Enel per 21.300 miliardi di lire. La più attiva è stata forse Compart-Montedison, che ha fatto di tutto e ha offerto un campionario enciclopedico per il rafforzamento e la concentrazione delle proprie attività”.

Compart agli inizi del 2000, ha lanciato l’Opa totalitaria su Montedison, conclusasi ad aprile per un valore di 3,5 miliardi di euro (6.777 miliardi di lire). Nello stesso mese arrivò a sorpresa l’Offerta totalitaria su Burgo attraverso la società Dieci, costituita ad hoc. A luglio parte la riorganizzazione della controllata Eridania Beghin Say, che prima vende le spezie Ducros agli americani della McCormick, per poi a dicembre essere divisa in quattro societa’ distinte, da quotare in Borsa. Ma intanto, nel mese di agosto, Montedison lancia altre due offerte d’acquisto, questa volta sul capitale della Falck e della Sondel, le cui centrali elettriche vanno ad aggiungersi a quelle della controllata Edison e della neo acquisita Burgo. Infine, a novembre inoltrato, viene perfezionata la fusione della Montedison nella Compart, che porta alla cancellazione dei titoli Montedison e successivamente la Compart a modificare il proprio nome in Montedison.

Particolarmente mobile, soprattutto sul mercato esterno, Eni. Il ‘cane a sei zampe’ nel finale dell’anno ha prima lanciato un Opa sull’australiana Petroz per 150 miliardi di lire e poi l’offerta sull’inglese Lasmo, per la consistente cifra di 10.200 miliardi di lire.

Nel corso del 2000 sono state realizzate in tutto 30 offerte pubbliche d’acquisto, che hanno portato al mercato 12,2 miliardi di euro. Le principali operazioni sono, oltre l’Opa di Compart su Montedison, quella di Telecom Italia su Seat-Pagine Gialle (2,4) e di SanPaolo-Imi sul Banco di Napoli (1,2). Da non dimenticare poi le fusioni che hanno interessato Seat Pagine Gialle-Tin.it (18,69 miliardi di dollari), Montedison-Compart (6,23) e Tecnost-Olivetti(5,5).

E’ stata la condizione d’inefficienza del sistema economico italiano, dicono gli analisti, a creare le condizioni per questa fervente attività di fusioni e acquisizioni. Le concentrazioni nascono, infatti, dall’esigenza di cercare sinergie e nuove economie di scala, come hanno dimostrato gli stessi consorzi creati per la gara italiana per l’UMTS (telefonia di terza generazione).

Tra gli istituti di credito la fusione tra Comit e Banca Intesa di ottobre, e perfezionata poi a dicembre, è stata la punta di diamante con la creazione di uno dei 5 gruppi italiani che fanno la parte da leone in un comparto che conta circa 800 istituti. Un’operazione che nasce da lontano e che ha portato alla totale integrazione dei due gruppi dopo la sperimentazione negativa del modello federativo.

Ma non sono mancate anche altre operazioni come quella che recentemente ha visto la Banca Popolare di Milano acquistare per 2.000 miliardi di lire la Banca di Legnano. Per gli analisti il prezzo pagato era troppo alto e in Borsa, Bmp perse in una sola tornata quasi un quarto del suo valore.

A luglio venne invece bastonata dal mercato la Bipop Carire, dopo l’acquisto dell’istituto tedesco on-line, Entrium. La banca bresciana guidata Bruno Sonzogni attraverso uno scambio azionario da 4.900 miliardi di lire mise a segno la piu’ grande operazione di un istituto italiano in Germania.

Ma le operazioni lontane dai confini nazionali hanno interessato anche altri istituti come Fideuramche ha fatto shopping in Francia o Mediolanum in Spagna.

L’anno passato, i contatti tra San Paolo e Intesa fecero pensare a nuovi matrimoni nel mondo creditizio, ma il diktat del Governatore di Bankitalia spense il fuoco della passione tra Salvatori e Bazoli. Secondo Antonio Fazio, infatti, per gli istituti di credito era finita la fase di aggregazione per lasciare spazio a quella del consolidamento: “Il monito del Governatore e’ stato ascoltato e seguito – commenta Sergio Lugaresi, responsabile dell’ufficio studi della Banca di Roma – anche se c’e’ la consapevolezza che i gruppi bancari siano troppi per reggere la concorrenza europea”.

OCCHIO ALLE BANCHE POPOLARI NEL 2001

“Nel settore bancario – aggiunge invece Alessandro Gumier – il 2001 potrebbe essere l’anno delle popolari. Con le prossime elezioni, poi, ci sarà un nuovo dinamismo e per la seconda parte dell’anno potrebbe arrivare la ripresa di operazioni di maggiore sostanza”.

Sul prossimo dinamismo del comparto bancario scommette anche Crivellaro: “C’è ancora molto da fare e le ipotesi certo non mancano”. Secondo Lugaresi, invece, “il 2001 sara’ un anno di assestamento su cui peseranno i vincoli troppo restrittivi dell’Antitrust e la mancanza di norme giuridiche sopranazionali che blocca gli accordi tra i gruppi europei”.

Tra gli istituti di credito le voci interessano un po’ tutti i gruppi partendo dalla BNL, sempre al centro dell’interesse, e che pare ora vicino al Monte dei Paschi di Siena o interessato alla Cassa del Veneto. Ma altri ipotizzano accordi tra Intesa e Unicredito e tacciono sul futuro tutto da scoprire di istituti come Banca di Roma o Mediobanca, nel suo difficile dopo Cuccia.

Tra i finanziari c’e’ fermento nel comparto assicurativo che sarà, secondo gli analisti, investito da quel processo di ristrutturazione e concentrazione che l’anno scorso ha interessato il mondo bancario.

Il sentimento comune è che il boom di matrimoni, scalate e quant’altro nell’economia italiana sia in progresso e che tutti i settori offrono occasioni pronte per essere sfruttate.