Lotta nel PDL: Tremonti minaccia (per l’ennesima volta) le dimissioni

22 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Un ministro che dà pubblicamente addosso a un collega di governo, per di più sul quotidiano di famiglia del premier: mai si era visto in 150 anni, stiamo battendo ogni record. L’«aggressore» è Galan, successore di Bondi alla Cultura; la «vittima» è Tremonti, l’uomo che ha in carico l’Economia. Incerto il ruolo del Cavaliere. Qualcuno addirittura lo addita come mandante politico dell’attacco, visto che viene ospitato sul «Giornale» proprio come un tempo le legnate a Fini.

In realtà Berlusconi avrebbe fatto a meno della polemica, che permette all’avversario Casini di denunciare: «Questo scontro è la punta di un iceberg della rissosità interna alla maggioranza e al governo». Silvio ha tentato di riportare la calma con una dichiarazione di «pieno sostegno» a Tremonti. E’ bastata a scongiurare le dimissioni su due piedi del ministro, con conseguenze catastrofiche per il governo. Non è risultata sufficiente a impedire che Tremonti piombasse verso sera a Palazzo Grazioli. E sebbene Bonaiuti (presente al colloquio) parli di clima «tranquillo, anzi sereno», risulta che Berlusconi si sia dovuto sorbire due ore di faticosa lezione sullo stato dell’economia internazionale, sui pericoli non ancora sventati, sull’impossibilità di dare in questo momento «frustate» alla nostra economia che langue, sui tempi lunghi per una riforma seria del Fisco… Alla fine il premier è stato costretto a ammettere: l’unica strada possibile è quella seguita dal suo ministro, alternativa non c’è. E pazienza se, come accusa Galan nell’intervista con Adalberto Signore, di questo passo «si perdono le elezioni».

L’ex governatore del Veneto non è l’unico a pensarla così. Altri 8 ministri sere fa erano giunti alla medesima conclusione, «Tremonti va fermato»; tuttavia se l’erano detto tra loro a cena. Viceversa Galan ha impugnato il megafono. Bisogna arginare «lo spettro di Tremonti che aleggia su qualunque decisione del governo». Berlusconi «deve dare una scossa», la politica dei tagli lineari «equivale a non scegliere» (argomento caro alla sinistra e ai finiani che esultano: «sono le stesse critiche di Gianfranco»). Galan imputa a Tremonti di essere un ex socialista capitato lì per caso, coi liberali non c’entra un fico. Visto che c’è, bolla come «politici di professione» il ministro La Russa e il capogruppo Pdl Cicchitto. Quest’ultimo, di carattere particolarmente sanguigno, promette di rispondere «alle cortesi osservazioni del ministro Galan dopo le prossime elezioni». Già, perché tra 15 giorni si vota in città come Napoli, come Milano: un test nazionale, secondo Berlusconi. Raccontano testimoni molto autorevoli che Silvio abbia smoccolato nel leggere in prima pagina sul «Giornale» la campagna «io voto Moratti». Ma come, pare sia esploso, «e io che sono capolista, che mi gioco la faccia, perché non far votare anzitutto me?».

L’argomento è stato speso da Berlusconi con Tremonti per dimostrargli che, nelle scelte editoriali del «Giornale», lui non ha voce in capitolo: sbagliato sospettare di lui. Però non risulta che abbia messo in riga Galan, nemmeno una telefonata di lamentela. Certe critiche Berlusconi le condivide, semmai giudica un errore formularle adesso. «Ma vi pare che a due settimane dalle amministrative si debba dare spettacolo?», è il suo lamento riecheggiato dal fido Verdini che spiega: «Legittime le critiche di Galan, ma da discutere nelle sedi di partito e non sulle pagine dei giornali perché fa il gioco dei nostri detrattori…». Al Cavaliere i ministri piacerebbero tutti come la Brambilla che ieri gli ha presentato una serie di soluzioni pratiche per Lampedusa, dai voli estivi agli spot promozionali. «Se continuate così vi mando tutti a quel paese», è sbottato due giorni fa con un ministro. Se non avesse tutti questi processi, magari lo farebbe davvero.

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Non fa retromarcia, deve piacergli l’idea di passare alla «storia» come l’anti-Tremonti. Dopo la fiammeggiante intervista al «Giornale», Giancarlo Galan non nasconde il cerino, neppure quando gli dicono che il ministro dell’Economia se l’è presa: «Lui può dire quel che crede, ma nel governo c’è un problema di collegialità e Tremonti non può presentarsi sempre col pacchetto già chiuso. Parliamone in Consiglio dei ministri, non credo che sarò solo…». Ecco il punto, ecco la novità lievitata nel corso degli anni e giunta a maturazione: contro il più potente ministro del governo oramai si sono coalizzate due entità. Il presidente del Consiglio, affiancato da Gianni Letta e da quasi tutta la “guardia repubblicana” raccolta a Palazzo Chigi. Ma anche buona parte dei ministri del Pdl, diversi dei quali hanno litigato – pubblicamente e riservatamente – con Tremonti. Un fronte formato dal premier più diversi ministri, non è poco. Certo, ieri di prima mattina il Presidente del Consiglio non era entusiasta dell’intervista di Galan al “Giornale”: a Berlusconi è parsa l’ennesima rappresentazione di un governo diviso, ma soprattutto il premier ha capito che Tremonti avrebbe colto l’occasione – e così è stato – per lamentarsi di un attacco a freddo. La giornata si è conclusa con un faccia a faccia tra i due, culminato in una interlocutoria stretta di mano.

Un colloquio che non smobiliterà il fronte dei nemici di Tremonti. Negli ultimi mesi il più inquieto è parso proprio Berlusconi. Due gag, una riservata e una pubblica, spiegano il perché. Il 13 aprile, in Consiglio dei ministri, Tremonti inizia a sciorinare il Documento di economia e finanza per il 2011, Berlusconi lo sogguarda con espressione di plateale scetticismo. Ma poi quando il ministro affronta la materia fiscale, il premier si “sveglia”, con mimica esibita fa capire che quel tema lo interessa assai. Ma non appena Tremonti lascia intendere che non ci sono margini per imbastire una riforma fiscale degna di questo nome, il presidente del Consiglio, muove pollice e indice per far capire: tutto qui? La seconda gag si è consumata un mese fa davanti ad Arcore, quando ai poliziotti in protesta, il premier disse: «E’ Tremonti che non dà i soldi, perché non lo fate fuori?». Due sketch che richiamano l’indimostrabile sospetto coltivato da Berlusconi: Tremonti, tagliando indiscriminatamente fondi ai ministri, non lascia risorse per gli investimenti e soprattutto tiene nel cassetto una riforma fiscale incisiva, da tirar fuori, magari, quando sarà utile proprio al ministro. Galan, vicinissimo al premier, lo dice senza perifrasi: «La politica dei tagli lineari equivale a non scegliere, abbia il coraggio di esporsi». Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati: «E’ arrivato il momento di tagliare le tasse».

E poi c’è il fronte dei ministri. Quasi tutti i big del Pdl – prima o poi – hanno bisticciato con Tremonti. La Prestigiacomo una volta, riferendosi al ministro dell’Economia, ha detto: «Non siamo degli scolaretti!». Tra Brunetta e Tremonti si narrano scontri epici, come quella volta che in Consiglio dei ministri, il ministro dell’Economia avrebbe detto all’altro: «Non ti avvicinare, altrimenti ti prendo a calci in c…». E Brunetta a Tremonti non ha risparmiato nel passato critiche: «Esercita un potere di veto su tutti i ministri, un blocco cieco, indistinto, conservatore».

Una ostilità che ha preso corpo nella proverbiale cena degli otto ministri (Frattini, Carfagna, Gelmini, Romani, Alfano, Fazio, Prestigiacomo, Fitto, doveva esserci anche Galan), che si è trasformata in uno sfogatoio. Eppure Tremonti – fuori dal governo – continua ad essere fortissimo. Lo dimostra anche una vicenda ancora riservata. Il 7 maggio Confindustria terrà a Bergamo una Convention alla quale viene attribuito un particolare significato simbolico e alla quale – si era detto – non sarebbero stati invitati politici. Dunque, non ci sarà il premier, ma potrebbe esserci – ecco lo spiraglio restato aperto – il ministro dell’Economia. Una ragione in più per dar credito a quel che sussurra uno dei ministri presenti alla cena degli otto: «Se riusciremo a vincere le elezioni a Milano, si porrà inevitabilmente il problema di un ridimensionamento di Tremonti».

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(TMNews)- Vittorio Feltri la vede così: “Al momento” non è “importante stabilire chi abbia ragione e chi torto tra il ministro ai Beni culturali Galan e il ministro all’Economia Tremonti” perché “il problema oggi, a meno di un mese da elezioni amministrative, è non dare l’impressione che il Pdl sia una gabbia di matti”.

In un editoriale su ‘Libero’ dal titolo ‘Sono tutti impazziti’, il direttore parla dell’ultimo caso scoppiato nella maggioranza e sottolinea come “pare che nel partito pochi o nessuno sentano l’esigenza di spegnere lo spirito polemico che minaccia di bruciare il patrimonio di consensi ancora attribuibile all’armata Berlusconi”.

Dopo essersi chiesto se il sostegno espresso dal premier nei confronti di Tremonti possa bastare a chiudere l’incidente, Feltri passa a una difesa del Superministro, non nuova per la verità sulle pagine di ‘Libero’.

“Lui – sostiene – è un personaggio di spicco, stimato in Italia e all’estero per il lavoro svolto a salvaguardia dei conti pubblici. Cercare di scaricarlo addossandogli colpe non sue, non è stata una brillante operazione, non ha giovato alla reputazione del governo che, pur tra mille difficoltà (note), è riuscito nella non facile impresa di reggere alla devastante crisi mondiale”

Secondo Feltri, insomma, “nel partito prevale la sgangheratezza dei comportamenti e l’interesse individuale. Ciascuno pedala per conto proprio, tentando di assicurarsi posizioni di privilegio e continuità di carriera, come se la politica fosse soltanto un affare e non anche, e specialmente, un servizio da rendere ai cittadini. Ogni giorno una lite, una riunione (di congiurati?) sospetta, una dichiarazione acida riguardante un collega. Ecco perchè lo sfogo di Galan ha assunto una valenza che, probabilmente, va oltre le intenzioni del ministro alla Cultura. Il quale forse mirava non tanto a colpire Tremonti quanto a sollecitare il premier a ristrutturare il partito allo scopo di renderlo idoneo ad affrontare la ‘prova alle urne’ e gli impegni governativi prossimi”.

Secondo il direttore la conclusione è che “l’effetto delle ricorrenti baruffe è fortemente negativo” perchè “gli italiani sopportano tutto eccetto lo spettacolo indecente offerto da uomini che, invece di occuparsi del Paese, s’azzuffano per strapparsi il potere”. “La nostra – ha concluso – non è una reprimenda ma una preghiera: smettetela di esibire il peggio di voi e datevi da fare almeno per meritare il voto che anche stavolta vi daremo. Per mancanza di alternative. Davanti a un deficit di efficienza è gradita, se non altro, la buona educazione”.

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(TMNews) – Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, esprime pieno sostegno all’azione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e alla sua linea di politica economica che ha garantito la tenuta di bilancio. Lo comunica una nota di Palazzo Chigi. Berlusconi, si legge nella nota, ribadisce il suo pieno sostegno all’azione del Ministro dell’economia Giulio Tremonti. Grazie alle linee di politica economica, sempre condivise e approvate dal Consiglio dei Ministri, l’Italia ha garantito la tenuta del bilancio dello Stato e con questa la sicurezza del risparmio e la coesione sociale. È una linea che deve essere mantenuta in un contesto di permanenti turbolenze finanziarie nel mondo.

“Con Tremonti si perdono le elezioni”. Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan è entrato a gamba tesa e ha contestato la linea seguita dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il quotidiano scelto per attaccare il titolare di via XX settembre è “Il Giornale” e nel colloquio l’ex responsabile dell’Agricoltura si è rivolto a Silvio Berlusconi reclamando “una scossa”. Il giornale del fratello del presidente del Consiglio ha aperto a tutta pagina “Scoppia il caso Tremonti, bufera nel Pdl”, riportando la riflessione di Galan che culmina così: “E’ un socialista che ritocca tutti i provvedimenti”.

E nel Pdl è scoppiata, in effetti, la bufera. Tanto da costringere Berlusconi a prendere carta e penna e inviare alle agenzie una nota con la quale ha ribadito fiducia nell’operato di Tremonti: “Grazie alle linee di politica economica, sempre condivise e approvate dal Consiglio dei ministri, l’Italia ha garantito la tenuta del bilancio dello Stato e con questa la sicurezza del risparmio e la coesione sociale. E’ una linea che deve essere mantenuta in un contesto di permanenti turbolenze finanziarie nel mondo”.

Anche il coordinatore del partito, Denis Verdini, pur definendo “legittime” le critiche di Galan, ha bacchettato l’ex governatore veneto: “Ritengo pertanto esagerate e fuori luogo le critiche a coloro che, ognuno per la sua parte, hanno assicurato risultati così importanti e lusinghieri. E’ legittimo avere opinioni diverse, come quelle del ministro Galan, la cui storia e il cui attaccamento al centrodestra sono fuori discussione, così come è apprezzato il suo lavoro di ministro, ma è anche doveroso che queste possano essere valutate e discusse nelle sedi di partito e non sulle pagine dei giornali, proprio perché è ciò che vogliono i detrattori del Pdl e quanti ambiscono alla caduta del governo Berlusconi per via extrapolitica”.