LOTTA FAZIO-TREMONTI, E ALLARME COMPETITIVITA’

31 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Fazio che rivendica il ruolo della Banca d’ Italia a garanzia del risparmio, difende il sistema bancario nella vicenda dei bond Cirio e richiama l’ attenzione sulla necessità di una politica economica che, con il ruolo essenziale delle parti sociali, torni a creare sviluppo. Tremonti che tranquillizza sui conti pubblici, ma ammette i rischi della competitività dell’ Italia, dovuti però all’ aggressività commerciale della Cina.

Il governatore della Banca d’ Italia e il ministro dell’ Economia tornano a sedersi allo stesso tavolo; occasione la “Giornata mondiale del Risparmio” organizzata dall’ Acri. E per un giorno, nella kermesse movimentata dalla consegna dei tapiri e dalle proteste dei risparmiatori, tra i due è tregua. Ci scappa anche una fugace stretta di mano.

Tremonti chiarisce subito. “C’ è molta attesa per un mio intervento diplomatico. Ma farò un intervento di carattere accademico”. Come dire, per un giorno le polemiche restano fuori dalla porta. Il discorso di Fazio è invece nella piena tradizione di Bankitalia: lapidario nell’ analisi, ma – dopo polemiche al fulmicotone – ispirato al più forte self control. I timori sulla competitività dell’ Italia legano comunque i diversissimi discorsi del ministro e del governatore. Fazio denuncia che negli ultimi 10 anni “l’ Italia soffre di una perdita progressiva di competitività che ne rallenta la crescita e pone in difficoltà le imprese meno efficienti e meno innovative”. Molti sono i dati forniti nell’ intervento, come il superamento dell’ Italia nell’ export da parte di Cina e Canada. Oppure la perdita del 7,5% di competitività di prezzo registrata dalle imprese italiane negli ultimi tre mesi del 2002, più accentuata rispetto agli altri paesi europei. Per Fazio la ricetta da seguire richiede tra gli ingredienti una “politica economica” con il compito di “predisporre le condizioni per un più sostenuto sviluppo”. Non manca, poi, un richiamo all’ impegno delle imprese alle quali “spetta in definitiva la decisione di investimento”. Ma non basta: “é essenziale, per un progetto che faccia ritrovare la via della crescita, la partecipazione convinta delle parti sociali”. Solo in questo modo si potrà intervenire su un’ economia che “non utilizza appieno le proprie potenzialità”. Anche Tremonti parla del problema della competitività. Ma l’ accento è spostato sulla concorrenza commerciale. “La perdita di competitività – dice – non è solo in funzione dei minori investimenti in ricerca e sviluppo. Ma anche in rapporto alla concorrenza di alcuni paesi”. Il riferimento è sempre alla Cina. “C’é stato un astronauta cinese – dice – non c’é ancora un astronauta europeo. E questo significa qualcosa in termini di geopolitica”. Tremonti ricorda infatti i lacci e i laccioli dell’ eccessiva regolamentazione comunitaria che “rappresenta un costo”, con un’ Europa che “come Penelope disfa di notte quello che tesse di giorno”. E porta ad esempio gli Usa, capaci non solo di difendere i prodotti interni ma anche di far adottare i propri standard ai paesi dai quali importano. Fazio e Tremonti appaiono invece più distanti sul fronte dei conti pubblici. Il governatore non rinuncia al suo ruolo di pungolo sulla finanza dello Stato il cui equilibrio – dice – “é presupposto fondamentale per creare un clima economico favorevole all’ espansione degli investimenti”. Fazio stima che l’ economia italiana crescerà per due anni meno di quanto il governo ha previsto. C’é poi il deficit che “tende di nuovo ad ampliarsi” mentre “la diminuzione del peso del debito pubblico é rallentata”. Tremonti rimane sull’ accademico ma qualche risposta indiretta la fornisce ugualmente. “Tutti i paesi hanno difficoltà nei conti, ma la nostra situazione non è critica e non viene rilevata come critica” dice quando quando parla dell’ Europa, nella quale “la reputazione dell’ Italia e del governo é positiva”. Ricorda poi che l’ Italia è ha fatto la riforma strutturale del taglia-deficit, sta valorizzando i propri asset patrimoniali ed è “sulla frontiera delle privatizzazioni”, seconda su questo solo al Regno Unito. La passione per le battute di Tremonti fa capolino alla fine dell’ intervento. Fuori da Palazzo della Cancelleria c’é un tapiro gigante collettivo destinato a tutte le autorità che avrebbero dovuto tutelare i risparmiatori sulla vicenda Cirio. Un tapiro che Fazio ha già rifiutato e che oggi ha evitato entrando da un ingresso laterale, al contrario di Tremonti che ha chiesto una versione “ad personam”. “La rivoluzione francese – ricorda il ministro – prevedeva i cahier de doleance. Ora le forme di doglianza hanno magari delle espressioni meno convenzionali, a volte anche più televisive. Dobbiamo tener conto anche di quelle”. Un riferimento nemmeno troppo indiretto ai tapiri consegnati sotto gli sguardi delle telecamere, che bisogna saper accettare. (ANSA).