Lombardia chiede al governo riapertura dal 4 maggio, scoppia la polemica

16 Aprile 2020, di Mariangela Tessa

La Regione Lombardia ha annunciato con una nota l’intenzione di chiedere al Governo la riapertura delle attività produttive a partire dal 4 maggio.

“La Lombardia guarda avanti e progetta la “nuova normalità” all’insegna della prevenzione, della cura e della programmazione”. “Dal 4 maggio, la Regione chiederà al governo di dare il via libera alle attività produttive nel rispetto delle “Quattro D”: Distanza (un metro di sicurezza tra le persone), Dispositivi (ovvero obbligo di mascherina per tutti), Digitalizzazione (obbligo smart working per le attività che lo possono prevedere) e Diagnosi (dal 21 aprile inizieranno i test sierologici grazie agli studi in collaborazione con il San Matteo di Pavia)” spiega la Regione in una nota.

“Tutto questo – si legge ancora – sarà accompagnato da un piano per riaprire in orario scaglionato uffici e aziende e, successivamente, scuole e università. Un esempio della ‘nuova normalità’ saranno le aperture delle attività scaglionate e sull’arco di tutta la settimana per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici”.

Inoltre, “facendo tesoro della prima fase della pandemia, l’ospedale straordinario alla Fiera di Milano (che è costato zero euro pubblici) diventerà il presidio che veglierà sulla salute dei lombardi come una vera e propria assicurazione contro il sovraffollamento delle altre strutture regionali”.

Alle strategie già esposte, si legge nella nota, “si accompagnano altri provvedimenti, su cui Regione Lombardia sta giocando un ruolo da protagonista: cassa integrazione con garanzia della Regione, piano di sostegno per piccole e medie imprese (sul tavolo c’è un pacchetto di facilitazioni per l’accesso al credito, con la possibilità di mobilitare risorse fino a un miliardo), provvedimenti a beneficio del personale sanitario (stabilizzazione e bonus economico con almeno 80 milioni di Regione Lombardia in aggiunta ai fondi del governo)”.

La richiesta della Lombardia, che il presidente della Regione Attilio Fontana ha definito “la via lombarda alla libertà”, ha già sollevato prime polemiche.

“Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende sulla base di quali dati – di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza. Sostituirei le D della Regione con 4 C: calma, coerenza, coscienza e criterio” ha commentato  il viceministro al Mise e deputato M5s lombardo Stefano Buffagni. ”Non si può in nessun modo pensare di strumentalizzare politicamente un tema come quello – così delicato – della riapertura del Paese. Parliamo di una regione, la mia, che ha pagato uno dei prezzi più alti al mondo per numero di vittime, sofferenze e sacrifici”, aggiunge Buffagni.

Immediata la risposta di Fontana:

“Il viceministro ha evidentemente male interpretato quello che noi diciamo” ha spiegato il presidente della Regione Lombardia a ‘Stasera Italia‘ su Rete4. “Le attività produttive – ha aggiunto il governatore – sono di esclusiva competenza del governo centrale. Noi parliamo di una graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il governo. Credo che sia giusto anche iniziare a pensare come ci si dovrà attrezzare per convivere con questo virus. Non possiamo rimanere chiusi come in questo periodo”.