LO STRAPOTERE DELLE TV METTE A RISCHIO L’ EDITORIA

3 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

«Nell’editoria la preoccupazione non deriva dall’obsolescenza incipiente dei giornali, come ha assicurato giorni fa il presidente del Consiglio. Ci preoccupa invece che i mezzi finiscano solo a pubblicizzare prodotti, che le massaie siano interessate solo alla tv e che la società si riduca a una pura comunità di consumatori». Cesare Romiti, presidente di Rcs Quotidiani (cui fa capo il Corriere della Sera ) non crede che i quotidiani siano destinati a sparire («la stampa rimarrà per sempre»).

Tuttavia ieri, intervenendo all’incontro su «Dove va l’editoria» all’Università Cattolica di Milano, non ha nascosto le difficoltà del settore. Certo l’Italia rappresenta un caso peculiare, per non dire anomalo. «Con 6 canali – dice Romiti – Rai e Mediaset detengono dall’84 oltre il 54% dei mezzi e degli spazi tv. Oggi raccolgono il 96% delle risorse finanziarie prodotte dal sistema televisivo. Nel 2003 la tv ha raccolto il 55% delle risorse, mentre la stampa il 39%. La media europea è pari rispettivamente al 29% contro il 55%».

C’è stato un drenaggio fortissimo di risorse (nell’80 la televisione ne raccoglieva il 26,5% mentre i giornali quasi il 60%) che ha ridotto per gli editori le possibilità di crescere. Tutto ciò è ed è stato favorito dalla «forza e capacità di penetrazione» della televisione, e dalle leggi, dalla Mammì alla Gasparri.

Ci sono poi punti specifici di debolezza della carta stampata. L’Italia che si appassiona alle nuove tecnologie («i ricavi da sms hanno eguagliato quelli da vendita di pasta») continua a leggere meno degli altri: nel nostro Paese vengono acquistati 109 quotidiani ogni mille abitanti, contro 704 della Norvegia, 576 del Giappone, oltre 300 di Gran Bretagna e Germania. E le copie sono in calo: nel ’90 se ne vendevano 6,8 milioni al giorno, oggi 5,9 milioni. Inoltre le nostre imprese editoriali («ma è scomparsa, e non solo da noi, la figura del cosiddetto editore puro») sono più «familiari» che altrove.

In questo panorama – che non cambierà, sostiene Romiti, con l’arrivo della tv digitale – la carta stampata ha cercato di reagire. Con la «free press»: 1,6 milioni di copie e lettori «nuovi per il 70%». E con gli abbinamenti: «Nell’ultimo anno e mezzo gli editori hanno diffuso oltre 20 milioni di romanzi e libri vari, 10 milioni di volumi d’enciclopedia», e ora comincia la poesia. Non «si droga il mercato con gadget», bensì si vendono «prodotti editoriali e multimediali», facendo leva sul marchio.

La carta stampata insomma si rinnova e modernizza. Come? Secondo Romiti (che a margine ha detto sul patto di Rcs MediaGroup: «Se si allarga o si restringe non cambia nulla») affermando la «vocazione naturale e i suoi valori»: «produrre e fare cultura, fornire informazione completa». Il suo obiettivo, contro il rischio di una società ridotta a «comunità di consumatori», resta lo stesso: «Come ha detto Michel de Montaigne, “una testa piuttosto ben fatta che ben piena”».

Copyright © Corriere della Sera. Riproduzione vietata. All rights reserved