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LO SBOOM DEL MATTONE POTREBBE FRENARE LA FED

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(WSI) –
Il calo del mercato immobiliare Usa peserà sulle prossime decisioni della Federal Reserve. Il temuto scoppio della bolla immobiliare, il settore che negli ultimi anni ha alimentato la capacità di spesa delle famiglie americane consentendo la crescita dell’economia, sembra sempre più vicino. Mercoledì il dato sulle vendite di case esistenti ha evidenziato un calo del 4,1%, il peggiore risultato da più di due anni.

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Giovedì, invece, è stata la volta delle compravendite di abitazioni nuove (-4,3%), la cui pubblicazione è stata accompagnata dal record negativo raggiunto dal numero di abitazioni rimaste invendute. «Si tratta di dati preoccupanti – commenta Joshua Sapiro, capo economista per il mercato Usa di Maria Fiorini Ramirez Inc – Che giocheranno un ruolo importante sulle future decisioni della Fed». Un primo effetto sembrano averlo già avuto.

I titoli quotati del comparto immobiliare, inoltre, cominciano a risentire dell’inversione di trend. In due giorni l’indice S&P Supercomposite Homebuilding ha perso oltre il 3%. Inoltre, il consensus degli analisti sulle prossime mosse di Ben Bernanke, sino a poco tempo fa tutt’altro che unanime, è ora decisamente orientato nel prevedere un nuovo nulla di fatto per la prossima riunione del Fomc di settembre. «In questo momento il comparto immobiliare è molto fragile – sottolinea David Leher, capo economista dell’associazione nazionale degli operatori di settore – Ed è fondamentale che la Fed mantenga lo status quo. Insomma, il meglio che la Banca centrale può fare è proprio non fare nulla».

Ma l’effetto più pesante potrebbe ripercuotersi sulla congiuntura economica. Secondo David Rosemberg, capo economista di Merrill Lynch, «la gelata sul mercato immobiliare ha fatto crescere le probabilità che l’economia americana entri in recessione nel 2007 sino al 40%». Secondo la banca d’affari, infatti, il contributo diretto del comparto delle costruzioni alla crescita del Pil nell’ultimo triennio è stato del 2% circa l’anno. A questo, però, va aggiunto l’effetto benefico sul reddito disponibile, e quindi sulla capacità di spesa dei consumatori, garantito dai prezzi delle case crescenti.

Non tutti, però, sono così pessimisti. «Per il momento stiamo assistendo a un rallentamento dei prezzi delle case e non a un crollo – sostiene il presidente della Fed di Chicago, Michael Moskow – E anche se i prezzi dovessero iniziare a cedere, l’esperienza suggerisce che l’impatto sui consumi sarà modesto e graduale».

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