Assicurazioni

Liverani (Ania): costi delle polizze e spesa sanitaria da ridurre

I prodotti assicurativi del ramo vita, inclusi i Pip (Piani Individuali Pensionistici), continuano a mostrare costi superiori rispetto ad altri strumenti finanziari. Lo conferma Giovanni Liverani, presidente dell’Ania, in un’intervista a Repubblica Affari & Finanza.

Intanto va detto che i costi dei prodotti vita italiani sono allineati a quelli degli altri Paesi europei. Il problema che pone il principio europeo del “value for money” c’è dappertutto, e qualcosa si dovrà fare.

Ania: perché la polizza vita costa molto

Secondo Liverani, il tema della produttività non va banalizzato.

Un tema di produttività del settore esiste ma attenzione a non banalizzarlo. Il processo di riduzione dei costi legati sia alla produzione che alla commercializzazione delle polizze vita dovrà andare avanti, come richiesto dalle autorità regolatorie. Tuttavia va ricordato che il maggior costo di un prodotto assicurativo vita rispetto ad altri prodotti finanziari è correlato anche al maggior contenuto di consulenza e quindi di “valore” del primo.

Una polizza vita, spiega Liverani, è il risultato di un processo di consulenza personalizzato.

L’acquisto di un prodotto come una polizza vita è il punto di arrivo di un processo di consulenza che parte dalla messa a fuoco dei bisogni di protezione, previdenza e investimento di ciascun cliente, richiede tempo e impegna a fondo le reti di vendita. Ciò determina maggiori costi ma anche maggior valore. Detto questo, lo ripeto, c’è necessità di efficientamento: sta avvenendo ma ancora troppo lentamente.

Sanità privata: un patto possibile tra compagnie e Stato

Liverani ha suggerito un rapporto più stretto tra assicurazioni e Stato, soprattutto nel settore sanitario.

Il servizio sanitario ha due problemi. Il primo è che ci sono aree in cui il servizio è carente. Il secondo è che fa molta fatica a finanziarsi. Sul primo punto le assicurazioni non possono fare molto. Sul secondo, invece, le compagnie possono dare il loro contributo: questo è il patto che io ho proposto.

Oggi la spesa sanitaria privata ammonta a circa 45 miliardi di euro, ma le assicurazioni ne intermediano meno del 10%, suggerisce Liverani.

Se riuscissimo a intercettare una parte maggiore di questa spesa “out of pocket”, potremmo convogliare queste risorse verso il sistema pubblico là dove funziona. E se aumenteranno le strutture ben gestite, aumenterà questo flusso di risorse a vantaggio del Ssn.

Anche chi non possiede una polizza sanitaria trarrebbe beneficio: «Le strutture pubbliche, grazie alle convenzioni con le compagnie per le prestazioni intra moenia, potrebbero aumentare la loro capacità produttiva e contare su un flusso di finanziamenti sicuri e quindi liberare risorse per ridurre le famose e annose liste di attesa».

Europa e Solvency 2: solidità vs flessibilità

Liverani ha poi posto l’attenzione anche sulle sfide europee. La normativa Solvency 2, introdotta dieci anni fa, ha rafforzato la solidità del settore.

Il più importante è la revisione della normativa sulla Solvency 2. A distanza di dieci anni dalla sua introduzione, molti risultati sono stati raggiunti in termini di solidità. È stato un fatto positivo per il settore. In Europa, di fatto, una compagnia non può fallire, negli Stati Uniti invece sì.

Anche a fronte di casi critici come quello di Eurovita, spiega Liverani, il sistema ha saputo trovare soluzioni di mercato per proteggere i clienti.

Il sistema delle compagnie, stimolato dal governo e dal regolatore, è riuscito a trovare una soluzione di mercato per garantire i clienti, risolvere la criticità emersa e creare una rete di protezione per eventuali casi che dovessero succedere in futuro.

Tuttavia, il manager ritiene che i requisiti di capitale minimi attuali siano troppo restrittivi.

Grazie a Solvency 2 il settore è oggi molto robusto. Dopo diversi anni di “rodaggio” è arrivato il momento di rivedere i requisiti di capitale minimi posti dal regolatore. Sono molto alti, a volte eccessivamente rispetto al rischio reale. È forse il caso che la Commissione europea riveda qualche parametro per eliminare un eccesso di prudenza che a lungo andare penalizza le compagnie europee: al confronto con le compagnie Usa, quelle europee hanno meno libertà di investimento.