L’Italia non è più un paese di risparmiatori: pensione preoccupa

20 Giugno 2019, di Alessandra Caparello

L’Italia non è più un paese di risparmiatori e a preoccupare tutti i lavoratori di varie classi di età è la pensione. A dirlo il “2019 Agile Workforce Protection”, l’indagine realizzata da Zurich e Oxford University per comprendere le nuove paure ed esigenze dei lavoratori, anche sul fronte della protezione, in un periodo storico di profondi cambiamenti. L’indagine ha coinvolto 16.000 persone lavorativamente attive (fra i 20 e i 70 anni) in 15 Paesi.

Guardando all’Italia, nel nostro paese diminuisce la capacità di risparmio e aumentano le preoccupazioni finanziarie. Circa il 60% dei lavoratori globali ha dichiarato di aver risparmiato nel 2018. Il Giappone è il paese più virtuoso (70%), seguito da Germania (69%), Spagna (67%) e Australia (66%). In Italia invece meno della metà (48%) degli intervistati ha dichiarato di essere riuscito a mettere da parte qualcosa nell’ultimo anno.

La pensione è la principale preoccupazione per tutte le classi di età dei lavoratori (circa il 44%). Per la fascia più giovane (20-29 anni) l’incapacità di riuscire a pagare le bollette a fine mese è una paura molto forte (34%).  Nel nostro Paese, la preoccupazione legata al potersi garantire una certa serenità in età pensionabile è di gran lunga la più sentita: più di 1 su 2 avverte questa paura, alla quale si aggiunge quella di dover gravare su amici e familiari (21%).

Altro tema che emerge dalla ricerca riguarda la tecnologia. Per maggioranza dei lavoratori intervistati (54%), il proprio lavoro è migliore rispetto a 15 anni fa grazie all’impatto della tecnologia. Solo uno su quattro (23%), pensa invece che il progresso tecnologico abbia condotto a un peggioramento. I più ottimisti sono Brasile, Spagna ed Emirati Arabi Uniti.

In Italia invece ben 4 persone su 10 temono che la tecnologia li sostituirà nei prossimi 5 anni. Il 61% degli intervistati italiani ritiene che la tecnologia abbia impattato sul proprio lavoro in maniera negativa. Su questo risultato hanno probabilmente inciso il peggioramento complessivo del mercato del lavoro degli ultimi anni e la mancanza di prospettive.