Lira turca in caduta dopo il cambio al vertice della banca centrale

22 Marzo 2021, di Alberto Battaglia

La lira turca è arrivata a perdere oltre 17% in seguito alla rimozione del presidente della banca centrale da parte del Capo dello Stato Recep Tayyip Erdogan. Dato il profilo rigorista che aveva contraddistinto l’ex governatore Nacil Agbal la decisione è stata interpretata dagli investitori come l’avvio di una nuova fase di politiche monetarie più espansive, solitamente sfavorevoli al rafforzamento della moneta. Il nuovo governatore sarà Sahap Kavcioglu, un ex parlamentare del partito di Erdogan, Giustizia e sviluppo (Akp).

Nelle ore successive all’annuncio di ieri, 21 marzo, la lira turca ha recuperato circa metà del suo valore sull’euro e si trova adesso in calo di circa il 9% rispetto ai livelli precedenti alla rimozione di Agbal, a quota 9,35901.

La notizia è di particolare rilievo visto che numerosi investitori italiani sono in possesso di obbligazioni emesse in lira turca.

Banca centrale turca: 4 governatori in meno di 3 anni

La guida della banca centrale turca è stata assai turbolenta negli ultimi anni: dal luglio 2019 sono in tutto quattro i governatori che si sono avvicendati, contando anche il neo eletto Kavcioglu. Lo stesso Agbal era stato nominato appena 5 mesi fa con il conclamato obiettivo di fare quanto necessario per raffreddare l’inflazione nel Paese e per sostenere la lira turca, che aveva raggiunto il record negativo sul dollaro a quota 8,58. Il suo arrivo era stato salutato dai mercati con favore.

Appena lo scorso 18 marzo l’ex presidente della banca centrale aveva deciso di aumentare il tasso d’interesse al 19% proprio per far fronte all’impennata dei prezzi: a febbraio l’inflazione dei beni aveva raggiunto il 17,3% in Turchia, portandosi ai massimi da metà 2019. Nel giro di qualche giorno la storica contrarietà di Erdogan alle politiche monetarie restrittive gli è costata il posto.

Lira turca: Kavcioglu, chi è il nuovo governatore

Il nuovo capo della banca centrale turca Kavcioglu non ha fatto mistero della propria contrarietà alle politiche restrittive: circa un mese fa, in un articolo pubblicato sul quotidiano filogovernativo Yeni Safak, l’economista aveva sostenuto la tesi antiortodossa per la quale i tassi d’interesse elevati favorirebbero l’inflazione, anziché moderarla. Esattamente la linea professata dal presidente Erdogan.