L’impatto sismico della Brexit in Italia

6 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Un Pil più basso, un allargamento degli Spread in assenza di un intervento della Bce e un intensificarsi delle pressioni sulle banche, che faranno fatica a smaltire i crediti deteriorati in portafoglio e ricapitalizzarsi. Sono questi gli effetti negativi che la Brexit avrà sull’Italia.

In un report intitolato “Italy: Brexit matters more for politics than the economy” UBS ha analizzato le conseguenze della vittoria dei no del popolo britannico all’Europa sia sull’Ue sia sull’Italia, sottolineando come i mercati potrebbero mettere in discussione l’impegno della terza economia dell’area euro nel progetto europeo e come potrebbero innervosirsi in vista del referendum sulla riforma costituzionale.

Gli esperti citano l’elevato grado di insoddisfazione dei cittadini italiani verso le politiche europee, tra i più alti d’Europa, come un fattore di pericolo che dovrebbe far suonare un campanello di allarme. Il referendum britannico sulla Brexit rischia di creare un precedente e un effetto domino nell’area Ue.

L’Italia, nel bel mezzo di una crisi bancaria, rischia di sprofondare in una crisi politica e nell’instabilità. Un paese storicamente ingovernabile e che sta assistendo all’ascesa del MoVimento 5 Stelle, contrario all’euro e favorevole a una riforma dell’Ue, si troverà a dover fare i conti con la possibilità di caduta del governo, nel caso in cui il referendum di ottobre dia esito negativo.

Secondo Citigroup, passata la Brexit è il “rischio numero uno del panorama politico europeo quest’anno”. Da quando il fronte anti europa ha avuto il sopravvento nel referendum del 23 giugno, la paura che le riforme politiche vengano respinte dai cittadini italiani si è intensificata.

“Se il referendum non passa prevediamo la fine del governo di Renzi. Formare una maggioranza di governo stabile prima o dopo una nuova elezione potrebbe diventare molto difficile anche per gli standard italiani”, scrivevano gli analisti di Deutsche Bank in una nota pubblicata a maggio.

Economia italiana ha beneficiato meno di altre dell’euro

In sintesi, a parte il prevedibile intensificarsi delle pressioni sugli istituti di credito più in difficoltà del nostro paese, gli analisti di Wealth Managent della banca svizzera si aspettano:

  • un rallentamento dell’economia del Regno Unito e l’aumento generale in incertezza in Europa causerà una modesta diminuzione della crescita della zona euro nei prossimi trimestri;
  • in Italia, gli esperti della banca prevedono una crescita del PIL del 0,9% quest’anno, in calo dal 1,1%, e del 0,9% il prossimo anno, in calo dal 1,2%. Gli spread sul debito sovrano italiano sono aumentati moderatamente in seguito al voto del Regno Unito, ma la calma è tornata sui mercati, riflettendo le aspettative verso una ulteriore azione della Banca centrale europea;
  • vista la situazione politica in evoluzione in Italia, ulteriori pressioni sugli spread potrebbero manifestarsi se gli investitori metteranno in discussione l’impegno del paese nel progetto europeo. Gli analisti ritengono che questo sia incrollabile e che la pressione sugli spread sarebbe comunque contrastata dal supporto continuativo della BCE;
  • nessun cambiamento è previsto invece alla valutazione media BBB mid dalle principali agenzie di rating, assegnando un outlook di credito dell’emittente Stabile;
  • nel mercato dei bond, considerando i rendimenti già molto bassi, UBS ritiene che il potenziale per i titoli di Stato italiani di sovraperformare il Bund tedesco è molto moderato, e gli analisti consigliano pertanto agli investitori di seguire le raccomandazioni della banca svizzera sulle obbligazioni societarie su Bond Top List e High Yield Bond List.

In un grafico eloquente allegato al report di UBS si vede come l’economia italiana abbia tratto meno vantaggi dall’introduzione dell’euro rispetto ad altri paesi dell’area della moneta unica.