Libia: l’esercito spara sulla folla, 50 morti a Zawiyah

4 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia

Tripoli – L’esercito di Gheddafi ha sparato sulla folla radunata a Zawiya, provocando cinquanta morti. E’ quanto riporta Al Jazeera.

Forti proteste a Tripoli da parte di centinaia di persone nella Piazza Verde. Gheddafi schiera le truppe e iniziano i primi scontri. Ieri i fedeli al rais hanno aperto il fuoco contro chiunque si azzardasse a protestare nella città. Proseguono nel frattempo le battaglie nell’est del paese.

Ma Tripoli non è la sola nel caos in Medio Oriente. Nel venerdì della rabbia, nuove proteste sono in corso anche nel Bahrein, dove si contano diverse vittime. E nello Yemen il popolo ha rifiutato il piano di compromesso con il presidente di Saleh e sta scendendo furioso nelle piazze. I ribelli del Nord dello Yemen hanno riferito che l’esercito ha bombardato i luoghi in cui si trovano i ribelli, uccidendo molti di loro.

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(TMNEWS) -Primi scontri a Tripoli dopo la preghiera del venerdì. Centinaia di persone sono scese in piazza dopo le preghiere e ora si registrano i primi scontri a Piazza Verde nel centro della città. Nel resto del paese, continuano i raid aerei dell’aviazione di Tripoli e la frontiera tra la Libia e la Tunisia è controllata dalle “forze fedeli a Muammar Gheddafi, pesantemente armate”,; si registrano scontri con già una decina di morti anche ad Al Zawiah, a 50 km dalla capitale Tripoli.

Dall’Italia, il presidente della Repubblica Napolitano ha invitato il leader libico a mettere fine a qualsiasi azione militare. “La violenza contro il popolo libico è inaccettabile – ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – Il colonnello Gheddafi deve fermare ogni azione militare diretta contro il suo popolo”. L’Italia – ha poi aggiunto Napolitano “sostiene pienamente l’appello del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per un rapido superamento della tragedia libica”.

Ma i bombardamenti intanto sono ripresi. Nella mattinata l’aviazione libica ha ripreso a martellare le postazioni dei ribelli. Un aereo dell’aviazione libica ha lanciato un attacco contro una base militare controllata dai rivoltosi ad Ajdabiya, nell’est del Paese, senza colpirla.Anche la città di Brega è nuovamente bombardata così come il terminal petrolifero di Ras lanuf.

Ieri il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha invitato Gieddafi a farsi da parte: “La violenza deve cessare. Muammar Gheddafi ha perso la legittimità a governare e deve andarsene”. Sulla stessa linea l’opposizione libica che controlla Bengasi. I ribelli hanno fatto sapere di non intendere negoziare con il regime di Tripoli fino a quando Muammar Gheddafi non lascerà la guida del Paese. A una mediazione pensano invece altre forze. La Lega Araba sta valutando da parte sua la proposta di mediazione internazionale alla crisi politica avanzata dal presidente venezuelano Hugo Chavez, rifiutata però “categoricamente” dall’opposizione.

Da Roma infine, mentre sta per partire la missione umanitaria deliberata ieri dal Consiglio dei Ministri, il titolare degli esteri Frattini invita a non parlare con “leggerezza” di opzione militare.

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Tripoli – I leader della rivolta anti-Gheddafi hanno gia’ risposto: per qualsiasi proposta di colloquio di pace e’ ormai “troppo tardi”, loro non negozierebbero mai con il presidente del Venezuela Hugo Chavez.

Il rais Muammar Gheddafi aveva accettato la proposta di mediazione arrivata dal Venezuela, o meglio dal “caro” amico Hugo Chavez, volta a porre fine alla guerra civile che sta dissanguando la Libia. Secondo fonti riportate da Al Jaazera, il ministro degli esteri venezuelano Nicolas Maduro avrebbe discusso i dettagli della proposta con Amr Moussa, responsabile della Lega Araba.

Secondo i termini del piano – i cui dettagli potrebbero essere annunciati dalla stessa Lega Araba nella giornata di oggi, durante una riunione prevista al Cairo – una commissione formata da rappresentanti dell’America Latina, dell’Europa e del Medio Oriente tenterà di raggiungere un accordo che, di fatto, prevede una negoziazione tra il leader Gheddafi e le forze di opposizione, che hanno preso il controllo di grandi aree del paese nord-africano.

Moussa ha confermato che il piano venezuelano è “in considerazione”, aggiungendo. “Siamo informati sul piano di Chavez ma lo stiamo ancora valutando- ha detto all’agenzia Reuters – Abbiamo consultato diversi leader nella giornata di ieri”.

Chavez è il principale alleato di Gheddafi tra i leader dell’America latina. Entrambi i leader hanno condannato regolarmente condannato “l’imperialismo” americano e si sono incontrati con una certa frequenza nel corso degli ultimi anni.

Per questo, il leader venezuelano ha già detto recentemente che sarebbe ipocrita da parte sua unirsi al coro delle autorità internazionali, che stanno condannando Gheddafi. Proprio per questo Chavez ha pubblicato un messaggio su Twitter la scorsa settimana che recita: “Lunga vita alla Libia e alla sua indipendenza! Gheddafi fa fronte a una guerra civile!”.

Riguardo alla sua proposta di mediazione, il presidente venezuela ha detto di aver discusso l’idea con molti paesi dell’America Latina ed europei. “Spero che potremo creare una commissione che potrà recarsi in Libia e parlare con il governo e i leader dell’opposizione. Vogliamo una soluzione pacifica…Sosteniamo la pace nel mondo arabo e in tutto il mondo”.

E, in quella che sembra una frecciatina contro gli Stati Uniti, ha continuato affermato che è preferibile “ricorrere a una soluzione politica invece di inviare i marines in Libia” così come è meglio “mandare avanti una buona missione che permettere al massacro di continuare”.