Libia, Italia e Nato non hanno idea di dove si trovi Gheddafi

11 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Tripoli – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha affermato di non avere “alcuna idea” di dove possa trovarsi Muammar Gheddafi, che non appare in pubblico da 10 giorni, ma ha assicurato che le operazioni Nato non sono finalizzate alla sua eliminazione. “Gheddafi non e’ mai stato l’obiettivo della missione” internazionale che mira a “proteggere i civili” per evitare un “bagno di sangue”, ha dichiarato il titolare della Farnesina intervenendo a Radio anch’io.

Per Frattini il vero problema ora e’ capire “se le pressioni internazionali abbiamo indotto il regime a lasciare la presa”. A suo avviso le “moltissime defezioni”, compresa forse quella del portavoce del governo, “dimostrano che probabilmente siamo davvero arrivati ad un punto di svolta”. “Io me lo auguro vivamente”, ha aggiunto.

Intanto delle esplosioni hanno scosso questa mattina la zona est di Tripoli, sorvolata da aerei. Stando a quanto raccontato alla France presse da un testimone, le deflagrazioni sono iniziate attorno alle 7.30 e sono andate avanti fino a circa le 8.15.

Dei nuovi bombardamenti aerei della Nato su Tripoli in mattinata lo hanno riferito anche testimoni oculari, secondo cui e’ stata colpita in particolare la parte orientale della capitale della Libia. I testimoni hanno raccontato che dalla zona sono risuonate esplosioni per circa un’ora, mentre in cielo erano visibili i caccia in volo.

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La Nato e’ tornata ad attaccare Tripoli, lanciando la notte scorsa un’ondata di bombardamenti aerei particolarmente intensi con almeno otto violentissime esplosioni. Secondo testimoni oculari tra gli obiettivi colpiti ci sarebbe anche il bunker di Gheddafi, oltre a installazioni militari, a un’enorme antenna per le telecomunicazioni, alle sedi della radio-televisione statale, ‘al-Jamahiriyah’ e dell’agenzia di stampa ufficiale ‘Jana’.

La Nato ha pero’ smentito di aver dato il via a un’escalation per eliminare il rais e, soprattutto, ha affermato di non sapere se sia vivo o morto aggiungendo di non essere neanche “interessata a saperlo”. “Non ci occupiamo di singoli individui” ha affermato in una conferenza stampa a Napoli il generale di Brigata Claudio Gabellini, responsabile della pianificazione operativa dell’operazione ‘Unified protector’, rispondendo ad una precisa domanda di un cronista sulla sorte del Colonnello. L’Alleanza, ha precisato Gabellini, “non ha nessuna prova sulle sue condizioni e su cosa stia facendo, ma non siamo particolarmente interessati a questo perche’ non ci occupiamo di singoli individui.

Il nostro mandato e’ chiaro: distruggiamo i centri di comando e controllo, dai quali possono partire attacchi diretti ai civili”, ha concluso Gabellini Da Bruxelles anche la numero due dell’ufficio stampa dell’Alleanza Atlantica, Carmen Romero, ha ribadito che Gheddafi non costituisce un bersaglio specifico per gli aerei della coalizione e ha spiegato che anche i raid piu’ recenti rientrano nella strategia comune, mirata a distruggere l’apparato bellico del regime nella misura in cui esso continui a rappresentare una minaccia per la popolazione civile, e dunque non costituiscono un inasprimento delle operazioni militari ne’ configurano modifiche degli obiettivi. In citta’ comunque, secondo il sito on-line del quotidiano di opposizione ‘Brnieq’, sarebbe scoppiata una rivolta, probabilmente nel sobborgo occidentale di Suq al-Youma, resa possibile dalle armi leggere fornite agli oppositori da elementi dei servizi di sicurezza che avrebbero disertato.

Stando all’emittente televisiva pan-araba ‘al-Jazira’ inoltre gli insorti sarebbero invece riusciti a issare il tricolore nazionale pre-Rivoluzione Verde su un edificio di Tripoli, forse una base aerea. La televisione satellitare del Qatar nei giorni scorsi aveva gia’ mostrato un filmato rudimentale, ripreso con la videocamera di un cellulare, in cui si mostrava un tentativo di collocare la stessa bandiera su un ponte autostradale. Frattanto i ribelli hanno lanciato una controffensiva a Misurata e, malgrado l’assedio delle forze governative, hanno respinto gli avversari a una quindicina di chilometri dal centro, avanzando fino alla localita’ costiera di ad-Dafniyah, dalla quale si preparano adesso a muovere verso Zlitan.

Secondo l’Alleanza non e’ certo se il rais sia sopravvissuto o meno all’attacco del bunker, alla periferia meridionale della capitale libica, da parte della Nato: “Non abbiamo persone sul terreno, non sappiamo se sia vivo o morto e non ci interessa”. Tripoli riferisce: “Centrata la sede dell’ Alta commissione per l’infanzia, 4 bambini feriti”.

Violenti bombardamenti aerei hanno scosso la scorsa notte Tripoli e missili Nato hanno colpito la base del leader libico Muammar Gheddafi. Diversi aerei hanno lanciato otto raid in circa tre ore, in un attacco insolitamente violento contro la capitale libica. Secondo funzionari libici, almeno quattro bambini sarebbero rimasti feriti, di cui due in modo grave. Intanto, da New York il responsabile delle operazioni umanitarie Onu, Valerie Amos, ha precisato che sono circa 750.000 i libici fuggiti dal Paese dall’inizio del conflitto.

Quattro esplosioni hanno scosso Tripoli dopo le 2 locali, seguite poco dopo da altre due deflagrazioni. Secondo testimoni, tra gli obiettivi colpiti ci sarebbero il compound di Gheddafi, un’agenzia di intelligence e un edificio già bombardato il 30 aprile scorso, sede dell’alta commissione per l’infanzia, stando a quanto riferito da una fonte ufficiale libica. Nella tarda serata di ieri, invece, altri testimoni avevano riferito di due esplosioni contro la televisione di stato e l’agenzia ufficiale Jana. Durante la notte a Tripoli hanno poi risuonato sirene e sporadici colpi di fucili d’assalto e armi pesanti, mentre gli aerei continuavano a sorvolare la città.

I violenti bombardamenti sono stati lanciati all’indomani della dichiarazione del Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, secondo cui per Gheddafi “la partita è finita”. Il leader libico “dovrebbe comprendere rapidamente e non troppo tardi che non c’è futuro per lui o per il suo regime”, ha detto il numero uno dell’Alleanza Atlantica, che da fine marzo guida le operazioni militari della coalizione internazionale. Il 1 maggio scorso, il figlio di Gheddafi, Saif al Arab, e tre suoi nipoti sono rimasti uccisi in un attacco della Nato a Tripoli.

Sono quasi 750.000 le persone fuggite dalla Libia dall’inizio dell’offensiva delle forze di Muammar Gheddafi contro l’opposizione. Lo ha precisato il responsabile delle operazioni umanitarie Onu Valerie Amos che, riferendo davanti al Consiglio di sicurezza, ha sottolineato come “il conflitto, il crollo delle infrastrutture del paese e la mancanza di denaro e di benzina stanno causando gravi problemi alla popolazione libica”.

Amos non ha fornito un bilancio delle vittime del conflitto ma, secondo le sue stime, sono 746.000 le persone scappate dal Paese e 5.000 quelle bloccate alle frontiere con Egitto, Tunisia e Niger. Altre 58.000 persone sono sfollate in “centri spontanei” sorti nelle zone orientali del Paese.”

Nella città di Misurata, sotto assedio da oltre due mesi, “alcuni non hanno più cibo, acqua e altri prodotti di prima necessità. Le strutture mediche hanno bisogno di essere rifornite e di personale qualificato”. Secondo Amos, oltre 13.000 persone hanno lasciato la città, su una popolazione complessiva di 300.000.

Da Bruxelles la numero due dell’ufficio stampa dell’Alleanza Atlantica, Carmen Romero, ha tuttavia ribadito Gheddafi non costituisce un bersaglio specifico per gli aerei della coalizione. “Noi non prendiamo di mira singoli individui”, ha puntualizzato. Romero ha poi spiegato che anche i raid piu’ recenti rientrano nella strategia comune, mirata a distruggere l’apparato bellico del regime nella misura in cui esso continui a rappresentare una minaccia per la popolazione civile, e dunque non costituiscono un inasprimento delle operazioni militari ne’ configurano modifiche degli obiettivi.

In citta’ comunque, secondo il sito on-line del quotidiano di opposizione ‘Brnieq’, sarebbe scoppiata una rivolta, probabilmente nel sobborgo occidentale di Suq al-Youma, resa possibile dalle armi leggere fornite agli oppositori da elementi dei servizi di sicurezza che avrebbero disertato. L’indiscrezione, smentita seccamente da fonti governative, non ha finora trovato riscontri indipendenti: giornalisti in zona hanno riferito infatti di non aver udito rumore di spari.

Stando all’emittente televisiva pan-araba ‘al-Jazira’, gli insorti sarebbero invece riusciti a issare il tricolore nazionale pre-Rivoluzione Verde su un edificio di Tripoli, forse una base aerea. La televisione satellitare del Qatar nei giorni scorsi aveva gia’ mostrato un filmato rudimentale, ripreso con la videocamera di un cellulare, in cui si mostrava un tentativo di collocare la stessa bandiera su un ponte autostradale. Il vessillo, a strisce longitudinali rossa, nera e verde sormontate da una mezzaluna bianca, fu adottato dopo l’indipendenza dall’Italia, e abbandonato a favore di un monocolore verde con l’avvento al potere di Gheddafi.

Frattanto i ribelli hanno lanciato una controffensiva a Misurata, l’ultima loro importante roccaforte in Tripolitania, e malgrado l’assedio delle forze governative hanno respinto gli avversari a una quindicina di chilometri dal centro, avanzando fino alla localita’ costiera di ad-Dafniyah, dalla quale si preparano adesso a muovere verso Zlitan, l’agglomerato piu’ importante lungo il percorso che conduce a Tripoli: lo hanno riferito fonti giornalistiche, mentre gli stessi rivoltosi hanno rivendicato di aver “liberato” ulteriori aree a sud e a est della citta’-simbolo della resistenza.