LIBERIAMO LA MUSICA DA UN FISCO INGIUSTO

11 Luglio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Sembra di scadere nell’ovvio dicendo che la musica è una parte essenziale della cultura europea. L’apprezzamento della musica, da classica a pop, e dal folk al rock, è profondamente radicato nella nostra società. Certamente tutti si rendono conto di quanto la musica contribuisca alla meravigliosa varietà di culture nazionali e regionali dell’Unione Europea. Sì, come artista, sento l’obbligo di prendere posizione ancora una volta a questo proposito, perché il ruolo vitale che la musica ricopre nella vita culturale europea non viene rispecchiato dalle politiche fiscali dell’Ue. Prodotti culturali come libri, riviste e quotidiani, così come i biglietti d’ingresso a teatri, cinema e concerti, attualmente beneficiano di aliquote ridotte di Iva che partono solo dal 4%. Le registrazioni musicali, però, non sono comprese in questa lista di beni di consumo culturale. Nella Comunità europea, l’Iva sulle registrazioni musicali attualmente varia dal 15% del Lussemburgo, al 25% di Danimarca e Svezia. Questa differenza di trattamento tra musica registrata e altri prodotti culturali è ingiustificabile. Oggi, quando qualcuno compra un Cd di Beethoven, paga un’aliquota Iva standard tra il 15 e il 25%. Ma se acquista una biografia di Beethoven, paga un’aliquota molto ridotta. Ciò non ha alcun senso. La Comunità europea ha ora l’opportunità di porre fine a questa discriminazione culturale nei confronti della musica. All’interno della Commissione europea si sta già discutendo una revisione della sesta direttiva sull’Iva. Si attende una proposta su aliquote ridotte nelle prossime settimane. Girano voci che, nella sua proposta finale, la Commissione non inserirà le registrazioni musicali nell’elenco di prodotti culturali che potranno beneficiare delle aliquote ridotte. E questo sarebbe contrario agli interessi sia degli artisti che dei consumatori. Oltre 1300 artisti, compositori e autori di tutta Europa hanno firmato un documento che richiede una riduzione dell’Iva sulle registrazioni musicali. L’hanno firmato molti grandi artisti del pop e del rock, tra loro Elton John (Regno Unito), Johnny Hallyday e Patrick Bruel (Francia), Laura Pausini ed io stesso per l’Italia e Julio Iglesias (Spagna), solo per citarne alcuni.
(…) Naturalmente, qualsiasi riduzione dell’Iva sulle registrazioni musicali andrà anche a beneficio dei consumatori. Sia le case discografiche che la distribuzione si sono impegnate a massimizzare i benefici al consumatore di eventuali riduzioni delle aliquote Iva. Una riduzione dell’Iva faciliterebbe l’accesso di tutti gli appassionati alla nostra musica. Ciò è particolarmente importante nel caso dei giovani, che hanno la passione per la musica ma sono spesso frustrati dalla loro limitata disponibilità economica. Non dobbiamo dimenticare che la creatività musicale è la forza trainante di un’industria europea che, direttamente e indirettamente, dà lavoro a quasi 600.000 persone. Oggi il settore musicale è seriamente minacciato dalla pirateria su vasta scala. Le perdite economiche causate dalla pirateria sono enormi ed hanno un impatto su tutti, dagli artisti ai compositori, dagli editori musicali ai produttori, fino ai rivenditori. Certamente nessuno vuole affermare che una riduzione dell’Iva possa risolvere tutti i problemi del settore musicale. Ma uno studio condotto nel dicembre del 2002 dalla Società di Ricerche Martin Hamblin GFK in cinque paesi, ha indicato che una riduzione delle imposte sulla musica porterebbe a un sostanziale incremento nelle vendite dei Cd in tutta Europa. Quanto meno, un taglio sull’Iva darebbe una nuova spinta al settore musicale in un momento di grande bisogno. L’Unione Europea potrebbe aiutare a promuovere la musica europea ponendo fine alla ingiusta discriminazione tra registrazioni musicali ed altri prodotti culturali. Sarebbe una gran bella notizia per gli artisti, per tutti coloro che lavorano nel settore musicale e per tutti gli amanti della musica in Europa.

Tratto da European Voice

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