Liberalizzazioni: la rabbia dei tassisti, stop totale il 23 gennaio

12 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Aumentare l’offerta per migliorare il servizio e abbassare i prezzi. E’ questo l’obiettivo del decreto sulle liberalizzazioni a cui sta lavorando il governo Monti e che dovrebbe essere presentato entro il 20 gennaio. Una delle categorie più contrarie sono i tassisti, che minacciano di invadere le città se il governo aumenterà il numero di licenze in circolazione. L’ipotesi allo studio del governo è quella di prevedere licenze compensative per i tassisti che già ne hanno una permettendo loro di rivenderla, ma si tratta di una misura che non piace alla categoria.

Da nord a sud il coro di no alla liberalizzazione delle licenze è unanime. TMNews ha realizzato un’ inchiesta andando a sentire il parere dei tassisti di Milano, Roma, Napoli, Genova, Palermo, Bologna, Firenze e Padova.”E’ tutta una farsa, che non serve a niente” dice un atutista milanese.

“Non ce la facciamo, i taxi aspettano i clienti, ma non ci sono i clienti” gli fa eco un collega romano. “Vorrei far venire Monti con me in taxi, così vede che in una giornata di lavoro ho guadagnato solo 43 euro” aggiunge un napoletano. “Non è vero che diminuiranno i costi, anzi aumenterranno” puntualizza un fiorentino. Nel centri più piccoli poi ci sono anche altri problemi. “Qui a palermo è un disastro, si lavora solo d’estate”.

La licenza, che arriva a costare anche 200mila euro e per i tassisti è una sorta di assicurazione sulla vita, per questo chiedono al governo di fare marcia indietro.

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Roma – Benzinai liberi di rifornirsi dove i carburanti costano meno, di vendere nei distributori anche giornali, sigarette e alimentari e di riscattare, da soli o in cooperativa, gli impianti dove lavorano. Sono questi i punti fondamentali della modernizzazione della rete contenuti in una prima bozza del decreto liberalizzazioni, che scatena però la rivolta di un’altra categoria, quella dei tassisti, già pronta allo sciopero il 23 gennaio.

Per quanto riguarda la benzina, il provvedimento, ancora in fase di definizione , prevedrebbe in pratica un superamento, seppur parziale, del vincolo di esclusiva che lega gestori e compagnie. Il governo in serata prende le distanze dai testi circolati, sui quali è ovviamente ancora aperto il confronto politico.

Ma nel testo della bozza al quale hanno lavorato i tecnici è scritto: “Forme di esclusiva nell’approvvigionamento sono nulle per violazione di norma imperativa di legge, per la parte eccedente il 50% della fornitura complessivamente pattuita e comunque per la parte eccedente il 50% di quanto erogato nel precedente anno dal singolo punto vendita”.

Ma le novità non si limitano ai carburanti. Con “l’ampio” (come lo ha definito lo stesso Monti) decreto in arrivo con ogni probabilità il 19 gennaio in anticipo di un giorno rispetto al previsto, Palazzo Chigi, presidiato oggi dall’ex Garante della Concorrenza, Antonio Catricalà, avoca a sé nuovi poteri antitrust per privatizzare ed aprire i mercati a livello locale, superando l’ostacolo, finora praticamente invalicabile, rappresentato dalla normativa regionale.

La bozza contiene infatti una stretta su Regioni ed enti locali, prevedendo un intervento diretto della presidenza del Consiglio in caso di regole locali in contrasto con la tutela e la promozione della concorrenza a livello nazionale.

Ad occuparsi della materia sarà un apposito ufficio di Palazzo Chigi, la cui istituzione sarà affidata a un decreto del presidente del Consiglio. L’ufficio svolgerà “le funzioni di tutela e promozione della concorrenza nelle Regioni e negli enti locali e di tutela dei consumatori”, monitorerà la normativa regionale e locale individuando le disposizioni contrastanti con la concorrenza e assegnerà, in caso di infrazioni, all’ente interessato un congruo termine per rimuovere i limiti imposti. Gli ambiti d’azione non sono specificati, ma è facile immaginare che il provvedimento si riferisca ad esempio a materie come il commercio o la distribuzione carburanti, oggi di stretta competenza regionale.

Allo stesso tempo, facendo leva su una specifica facoltà di proposta in materia di privatizzazioni, la nuova struttura supporterà gli enti locali “nel monitoraggio e nelle procedure di dismissione delle loro partecipazioni societarie nei servizi pubblici locali”. La presidenza del Consiglio avrà insomma un potere diretto per favorire l’apertura delle utility municipalizzate.

Nella bozza è previsto anche l’utilizzo di strumenti incisivi come le ispezioni o la Guardia di Finanza, anche se Palazzo Chigi ha precisato che tali poteri non saranno in realtà conferiti a nessuna nuova struttura. Assumendosi il nuovo ruolo di ‘garante’ sugli enti locali, il governo affianca e rafforza così l’azione dell’Antitrust che fino ad oggi non aveva poteri diretti, se non di segnalazione o, in base al decreto ‘salva-Italia’, di ricorso al Tar contro gli atti amministrativi delle Regioni.

Intanto è però il capitolo taxi a scatenare le polemiche più agguerrite. Riuniti a Bologna in un inedito ‘parlamentino’, i rappresentanti di una trentina di sigle sindacali hanno optato per la linea dura e decretato unitariamente il fermo della categoria per il 23 gennaio per protestare contro la mancata convocazione e contro le misure annunciate per il settore.

Una protesta che da Bologna arriva anche a Napoli dove in serata alcune centinaia di taxi hanno bloccato la centrale Piazza Plebiscito per una protesta spontanea.

Ed è alta tensione anche per i farmaci con un plico contenente un piccolo ordigno scoperto ieri in una farmacia di Milano di proprietà della presidente di Federfarma.