LIBERALIZZAZIONI,
SI’ MA…

25 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Ben vengano le liberalizzazioni, comprese quelle simboliche come il disegno di legge Capezzone, che riduce a sette giorni i tempi per aprire nuove imprese. Come abbiamo già scritto, gli ostacoli procedurali posti agli imprenditori non impediscono la nascita delle imprese, ma la loro crescita. Comunque, semplificare l’atto di nascita è un modo per avvertire che l’impresa ha diritto a crescere.

E ben vengano anche le liberalizzazioni dimezzate come per le oltre mille società o aziende degli enti locali: per molti di loro non si tratta di aprirli alla gara, ma di chiuderli o cederli all’economia di mercato. E anche il principio della gara, per l’azienda di un servizio locale, che meglio competerebbe sul mercato (come la fornitura di gas) è un passo avanti.

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E ben vengano anche liberalizzazioni ridicole come quella degli orari dei barbieri o opinabili come quella delle vendite di giornali (che, se consentita solo in determinati esercizi, diventa ambigua). Soprattutto saranno benvenute le liberalizzazioni coraggiose (a metà), come quella riguardante le schede di ricarica dei telefonini, ove vi è palesemente un’intesa di cartello fra le compagnie telefoniche a danno degli utenti con basso potere di acquisto, che l’Autorità europea per la concorrenza e l’Antitrust italiano sembra stiano per condannare in modo esplicito.

E va bene anche la riduzione a tre delle cinque autorità che regolano il risparmio fondendo la Covip e l’Isvap (che si occupano di fondi pensione e assicurazioni) nella Autorità dei mercati finanziari, purché non si colga questa occasione per fare un po’ di spoils system di tipo clientelare.

Certo sarebbe necessario rompere il cartello del petrolio, che tiene alti i prezzi della benzina e che non si riesce a spezzare mediante il garante della concorrenza, che può solo imporre limitate pene pecuniarie. E sarebbe necessario togliere alle Fondazioni bancarie ogni potere economico, mentre il governo lo sta accrescendo. Ma ogni genuina battaglia per la concorrenza va volontaristicamente sostenuta, senza distinguere da chi venga e se le intenzioni siano davvero quelle di far crescere l’economia libera. Contano i risultati, anche piccoli.

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