Lettonia entra nell’euro, 18° paese del disastro Europa

31 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La Lettonia ha fortemente voluto l’ingresso nell’eurozona, da domani realtà, e un altro Stato baltico, la Lituania, potrebbe seguire tra un anno. Ma a parte l’euroentusiasmo delle tre repubbliche ex sovietiche oggi membri dell’Ue (l’Estonia ha già la moneta unica dal 2011), gli altri Paesi dell’Europa centro-orientale non sembrano avere alcuna fretta di aggiungersi al club della moneta unica. L’euro nacque l’1 gennaio 1999, esattamente 15 anni fa.

Alcuni, come Ungheria e Bulgaria, sono lontani dai criteri richiesti. Altri non vogliono rinunciare ai vantaggi che vedono nel mantenimento delle proprie valute nazionali, soprattutto in una fase di incertezza economica per la casa europea.

Varsavia, peso massimo tra i nuovi Paesi membri entrati in Ue tra il 2004 e il 2007, conta di centrare tutti i criteri di Maastricht nel 2015, ma prende comunque tempo. Il ministro delle Finanze Mateusz Szczurek non nasconde il suo scetticismo. “I presunti vantaggi della zona euro, come un migliore accesso ai capitali e relativo ridimensionamento dei costi, o la stabilità dei finanziamenti stranieri, si sono rivelati un’invenzione“, dichiara, senza mezzi termini.

In Repubblica ceca, Paese che ha da poco cominciato a riprendersi da una lunga recessione, il ministero delle Finanze e la Banca centrale raccomandano di non fissare date per l’adozione dell’euro. Il governatore Miroslav Singer indica il 2019 come possibile obiettivo, precisando però che resta molto da vedere e che l’ingresso nell’eurozona non figura per ora tra le priorità.

A Budapest, l’euro è considerato una prospettiva lontana. “Quando pensiamo all’adesione all’eurozona, noi non parliamo dei prossimi anni, ma di due, tre decenni”, ha tagliato corto, di recente, il premier Viktor Orban.

In Bulgaria, invece, il governo si mostra ottimista, forse anche per dare un obiettivo all’economia dopo una lunga fase di crisi, accompagnata da proteste di piazza e turbolenze politiche. “Faremo richiesta di ingresso nella zona euro quando saremo certi che l’economia è ripartita”, ha dichiarato prima di Natale il ministro delle Finanze Petar Chorbanov, dicendosi convinto che questo avverrà entro i quattro anni di mandato dell’attuale governo, in carica dallo scorso maggio.

Orizzonti non certo immediati per l’euro anche a Bucarest, dove il premier Viktor Ponta auspica, senza troppa convinzione, l’adozione per il 2018, anno del centenario della nascita della Romania.

Quanto all’ultima arrivata nell’Unione, la Croazia, la cautela è d’obbligo. “Considerato il livello elevato del nostro debito e il lungo periodo che servirà per riportare il deficit sotto la barra del 3% del Pil, la Croazia non potrà richiedere l’ingresso nell’eurozona prima di tre o quattro anni”, spiega il ministro croato delle Finanze, Slavko Linic. Secondo l’Eurobarometro, nel Paese ex jugoslavo diventato membro dell’Ue lo scorso luglio, il 61% della popolazione vuole l’euro, contro un 34% che non crede nei vantaggi della moneta unica europea e preferirebbe tenere ad oltranza la kuna croata. (TMNEWS)