LEHMAN: MERCATI EMERGENTI
A RISCHIO
(TORNATE A CASA)

29 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
L’azionario dei mercati emergenti non vale
il rischio, in quanto le azioni sono diventate
costose e i rendimenti legati ai titoli
più volatili si attenuano. Lo dicono gli
analisti di Lehman Brothers, secondo cui
«la crescita economica e il costo del denaro
convergono verso i livelli dei mercati
sviluppati, erodendo le prospettive di guadagno
che hanno le azioni di aree come
l’Asia, l’Europa dell’est e l’America Latina».

In parole povere, questi mercati si
sono fatti cari rispetto, per esempio, a
Stati Uniti ed Europa: il cosiddetto premio
di rischio dei mercati emergenti, spiegano
da Lehman, vale a dire il potenziale
rendimento richiesto dagli investitori per
acquistare un titolo si è ridotto, rispetto
a quello per i paesi sviluppati, a circa un
decimo rispetto al gennaio 2001. Tra i
mercati più penalizzati ci sarebbero Cina,
India, Sud Africa e Taiwan, mentre
Brasile, Russia, Ungheria e Polonia sono
tra quelli che hanno le migliori prospettive
di vedere rendimenti in ascesa.

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La situazione, per i mercati più a rischio,
è realmente critica, tanto che la
quarta casa di brokeraggio statunitense
consiglia ai gestori di fondi azionari globali
di mantenersi «sottopesati» sui titoli
dei paesi emergenti, tenendo in portafoglio
una quota minore di azioni rispetto
a quella rappresentata dai relativi indici.

«Anche se la crescita economica, le
minori vulnerabilità esterne e il rafforzamento
dei mercati capitali locali giocano
a favore dell’investimento nei mercati
emergenti – scrive in una nota dalla
sede di Londra Ian Scotto, amministratore
delegato per la strategia azionaria
globale di Lehman Brothers – riteniamo
che i valori offerti non compensino gli
investitori a sufficienza per i rischi inerenti
». Una raccomandazione che, a ben
vedere, Lehman esprime dal 2006.

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