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Leggi: Ecco come si configura il danno biologico

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In seguito ad una importante sentenza della Corte Costituzionale della metà degli anni ottanta (sentenza n. 184 del 30 giugno 1986), la giurisprudenza ha ammesso il risarcimento anche del cosiddetto danno biologico, cioè della lesione del diritto all’integrità psicofisica di una persona.
Nel passato, infatti, i danni alla persona erano valutati esclusivamente sotto il profilo della capacità di un individuo di produrre ricchezza, cioè in relazione alla perdita della capacità lavorativa e di guadagno, applicando alcuni criteri (come l’età, il reddito, la capacità potenziale di lavoro in base alle condizioni economico-sociali ecc.) stabilite dalle leggi in materia di infortunistica. In questo modo il risarcimento dei danni era tanto più elevato, a parità di lesione fisica, quanto maggiore era il reddito di lavoro della persona che era stata lesa e se il soggetto danneggiato non svolgeva un’ attività lavorativa gli veniva attribuito un risarcimento irrisorio.
Con il riconoscimento del danno biologico invece l’equilibrio fisico e psichico di una persona viene tutelato in sé, a prescindere dai suoi riflessi economici, come espressione del diritto alla salute garantito dalla Costituzione all’art. 32 e in quanto bene “necessario alla protezione e allo sviluppo della personalità dell’individuo” (come si esprime la sentenza citata).
Pertanto qualsiasi invalidità, permanente o anche soltanto temporanea, dà diritto alla persona lesa di ottenere il risarcimento della menomazione della propria integrità fisica e psichica, anche se il soggetto non svolge una attività lavorativa e comunque indipendentemente dalla perdita di guadagno (che, se provata, dovrà essere liquidata separatamente dal danno biologico).
Per determinare l’ammontare del danno biologico il giudice deve operare una valutazione equitativa, tenendo conto del tipo di lesione e delle conseguenze reali che ne sono derivate, dell’età delle persone lese e così via.
Secondo l’opinione prevalente, confermata anche dalla Corte di Cassazione, il danno biologico ha una natura patrimoniale, quindi, non è soggetto alle limitazioni previste dalla legge per il risarcimento del danno patrimoniale.
E’ da rilevare che allo scopo di individuare alcuni criteri tendenzialmente uniformi per la liquidazione del danno (in particolare in materia di circolazione stradale), sono state elaborate delle “tabelle” per la quantificazione del danno biologico derivante da un’invalidità permanente o temporanea; i parametri contenuti in queste tabelle si basano su criteri medico-legali (la percentuale di invalidità e l’età del danneggiato),ed hanno un valore indicativo.