Legge di bilancio 2018, mancano all’appello 7-10 miliardi

4 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

Per la legge di bilancio 2018, una manovra che complessivamente costerà tra i 22 e i 25 miliardi di euro, mancano ancora all’appello tra i 7 e i 10 miliardi. Sono le previsioni che si leggono in un articolo del Corriere della Sera, che fa il punti della situazione, specificando che, rispetto a quanto  previsto nel Def (Documento di economia e finanza) presentato dal governo lo scorso aprile, l’Italia deve considerare circa 9 miliardi in più di deficit.

L’indebitamento netto per il 2018 dovrebbe infatti salire all’1,8% rispetto all’1,2% stimato nel Def, comunque ben sotto il tetto del 3% richiesto dall’Ue e in diminuzione sul deficit 2017.

Tornano alla manovra, che deve essere presentata entro metà ottobre, scrive Enrico Marro:

“Ci sono circa 15,2 miliardi di euro di «clausole di salvaguardia» da disinnescare per il 2018. Si tratta del maggior gettito che deriverebbe dal previsto aumento dell’Iva e delle accise, che il governo ha promesso di congelare. A questi si sommano 1,5-2 miliardi necessari per finanziare i nuovi sgravi contributivi sulle assunzioni dei giovani; altri 1,2 miliardi (oltre a quelli già stanziati) per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici; 2 miliardi per le cosiddette spese indifferibili (missioni militari all’estero, trasferimenti alle ferrovie, eccetera); 1-1,5 miliardi per gli incentivi del piano Industria 4.0 (proroga di super e iper ammortamento, credito d’imposta sugli investimenti aggiuntivi in formazione digitale); tra 500 milioni e un miliardo per potenziare il Rei, il reddito d’inclusione per i poveri; almeno 500 milioni per le necessità delle Province (che adesso si chiamano in modo diverso ma devono continuare a gestire scuole e strade)”.

Nessuna manovra ambiziosa in vista, dunque,

“Quella per il 2018 sarà dunque una legge di Bilancio di manutenzione, con qualche intervento per famiglie e imprese limitato dal «sentiero stretto», cioè dalla impossibilità di dilatare ulteriormente il deficit per non pregiudicare la diminuzione del debito pubblico”.