Leader apprezzano Bush, ma chiedono di più

25 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

I leader mondiali dell’economia commentano positivamente il discorso del presidente Usa, George W. Bush, a favore di un cambiamento nelle politiche sul clima, ma chiedono degli standard di lungo termine sulle emissioni. Nel suo discorso annuale sullo Stato dell’Unione, Bush non fa riferimento a eventuali limiti obbligatori alle emissioni di gas a effetto serra negli Usa, visti positivamente da grandi gruppi Usa come General Electric, appoggiando nuove tecnologie per ridurre la quantità di carburante usato negli Stati Uniti. Pur appoggiando l’invito del capo della Casa Bianca a usare fonti alternative come etanolo, energia solare, eolica e nucleare, i dirigenti dei gruppi industriali riuniti nella località sciistica di Davos, in Svizzera, chiedono a Washington di mettere un punto fermo alle emissioni Usa fissando degli standard più rigidi. “E’ un buon passo, ma abbiamo bisogno di altri”, afferma l’amministratore delegato di Duke Energy, James Rogers, a margine del World Economic Forum, dove il cambiamento climatico è uno degli argomenti prevalenti. Le centrali di energia costruite oggi saranno usate per 50 anni, pertanto sapere in che direzione vanno le normative future è fondamentale per decidere gli investimenti attuali, osserva Rogers, spiegando l’interesse delle compagnie nell’avere standard Usa di lungo termine. “Noi non stiamo seduti a guardare. Un grande lavoro deve essere preparato (per una nuova regolamentazione”, aggiunge. L’amministratore delegato di Alcoa, Alain Belda, concorda, dicendo che è insostenibile che l’agenda americana sul cambiamento climatico continui a essere fissata da singoli Stati come la California. “Penso che il Paese abbia bisogno di una regola”, dice Belda all’incontro sul clima a Davos, notando che uno standard ridurrebbe i rischi per le compagnie di adottare nuove tecnologie, spesso costose, per la riduzione delle emissioni. Il manager dice anche che una forte leadership dagli Usa potrebbe spingere altri Paesi meno ricchi ad applicare norme più ferme sulle emissioni.