LE TRIMESTRALI RIPORTANO LA FIDUCIA NELLE BORSE

19 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – È vero che gli utili di Intel sono migliori delle attese, perché la società ha tagliato drasticamente i costi; non perché siano cresciuti i ricavi o sia in vista la ripresa economica. È vero che gli strepitosi risultati di Goldman Sachs sono arrivati dal trading su azioni e obbligazioni e sono lievitati grazie al denaro facile e a costo zero (o quasi) delle banche centrali. E lo stesso discorso vale in parte anche per Jpm o per Bank of America, così come per Ibm vale quello fatto per Intel. Ed è vero che nei risultati migliori delle attese delle banche americane s’annida l’insidia di un deterioramento nella qualità dei crediti e, nel caso di Citigroup, non ci sarebbero stati nemmeno utili, se non fosse arrivata una straordinaria plusvalenza. E qualcuno si sarebbe aspettato più ricavi da Google: magari la previsione di forte crescita nel prossimo trimestre, anziché la poco eccitante considerazione che il «business si sta stabilizzando».

Tutto vero: e si può aggiungere che General Electric ha deluso e proiettato uno scenario assai poco lusinghiero per il trimestre in corso. Ma resta il fatto che i risultati societari sono quasi tutti migliori delle attese: negli utili e persino nei ricavi. E nel caso di Ibm, gli amministratori hanno persino alzato gli obiettivi futuri. Sostenere che si deve andare oltre l’apparenza dei dati e osservare che se non c’è crescita dei ricavi, non c’è nemmeno il tanto atteso miglioramento economico, come hanno fatto alcuni operatori, è cosa lapalissiana. Ma fuori luogo: perché nessuna persona seria ha finora sostenuto la tesi che l’economia americana o mondiale sia ripartita e che si stia preparando una ripresa a razzo come fu nel 2003 o nel 1993.

Il consenso degli analisti, così come l’ha fotografato Thomson Reuters una settimana fa, indica un calo degli utili per le 500 società dell’S&P pari al 35,7%, in peggioramento rispetto alla precedente rilevazione. Per i titoli tecnologici ci si aspetta un’ulteriore contrazione del 24% e per i finanziari addirittura del 55%. Ma se le trimestrali attese nei prossimi giorni dovessero confermare la tendenza vista in settimana, è assai probabile che il risultato finale possa essere migliore di quello stimato dagli analisti. Benché qualcosa del genere si sia visto già nel precedente trimestre, sarebbe positivo scoprire che la realtà può essere un po’ meno brutta di come la dipinge il mercato.

Quanto alla ripresa a “V” (o a razzo che dir si voglia), il discorso è diverso e non pare che questa ipotesi stia trovando adesso molto credito sui mercati. È vero che le Borse, salendo del 6-7% in settimana, sono a un soffio dai massimi del mese scorso (i guadagni dopo il 9 marzo si misurano in +39% per l’S&P e +33% per lo Stoxx), ma questa ritrovata euforia poggia quantomeno su qualcosa di solido, come sembrano promettere i risultati aziendali. Si può argomentare che i listini siano saliti un po’ troppo dopo i minimi di marzo. Ed è probabile che sia così, visto che l’ottimismo su una imminente e forte ripresa, quale si respirava quattro mesi fa, è andato in parte deluso. E poi, un’euforia forse eccessiva dei mercati, come è stata dopo marzo, pareggia un poco il catastrofismo che s’era visto a febbraio.

È difficile dire se le Borse saliranno nei prossimi mesi. Bob Doll di Black Rock (la più grande società di gestione al mondo) pensa di sì e prevede un rialzo a «due cifre» per fine anno. Considerando che il saldo 2009 segna un +4% per l’S&P, rimarrebbe spazio per un guadagno di qualche punto percentuale. Ma tutto dipenderà dai futuri sviluppi dell’economia. I segnali arrivati in settimana sono piuttosto contraddittori e il calo subito dall’indice di Filadelfia ha mostrato come sia assai poco lineare l’eventuale recupero del settore manifatturiero. Ma dal mercato immobiliare qualche sprazzo di luce si comincia a intravedere.

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