Le sette visioni del Bitcoin

5 Settembre 2018, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Matteo Oddi

A luglio è stato pubblicato uno studio chiamato Visions of Bitcoin sotto forma di post su Medium. Lo scopo dell’autore Nic Carter, co-fondatore del sito di analisi Coinmetrics.io, era quello di esaminare l’evoluzione della narrazione che dal 2009 ha circondato la tecnologia di Bitcoin all’interno della community che gli è nata intorno.

I dati alla base dell’indagine sono stati raccolti dai post di Bitcointalk.org, il più importante forum al mondo su criptovalute, ICO e blockchain.

E cosa ne è emerso? Innanzitutto, nonostante il white paper di Bitcoin scritto da Satoshi Nakamoto venga tutt’ora considerato dagli iniziati come un testo di importanza paragonabile alla Bibbia, manca un’interpretazione condivisa di cosa sia il bitcoin, di come dovrebbe funzionare e di quale direzione dovrebbe prendere.

Come del resto è lecito aspettarsi dalla stessa comunità che ad agosto 2017 ha partorito la scissione (hard fork) che oggi porta il nome di Bitcoin Cash. E a cui sono seguite molte altre variazioni sul tema principale, una più insignificante dell’altra.

Cos’è realmente Bitcoin?

Nel corso degli anni sarebbero arrivate a coesistere ben 7 visioni diverse di Bitcoin:
1. Proof of concept di denaro elettronico
2. Una rete di pagamento peer-to-peer a costi bassi
3. Valuta privata e anonima pensata per una darknet
4. Valuta di riserva per l’industria delle criptovalute
5. Oro digitale resistente alla censura
6. Database condiviso programmabile
7. Asset finanziario non correlato

“In mancanza di un unico leader riconosciuto, i bitcoiner fanno riferimento ai documenti fondanti e ai primi post sul forum per cercare di decifrare ciò che Satoshi voleva veramente per la valuta. Questo non è diverso dai giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti che leggono attentamente la Costituzione e applicano la sua antica saggezza ai casi contemporanei”, si legge nello studio di Carter.

Inoltre questi risultati si rivelano di enorme interesse in una prospettiva da investitori di lungo periodo, secondo l’opinione di Anatoliy Knyazev, co-fondatore del broker Exante.

“Le due visioni di Bitcoin che nel 2018 hanno più successo tra i membri della community sono ‘oro digitale’ e ‘asset non correlato’; è quindi presumibile che gli sforzi degli sviluppatori, pur operando in un ambiente decentralizzato, rispecchieranno questo stato di cose, oltre a tenere conto delle continue migliorie tecnologiche” dice Knyazev.

Dentro questo gruppo di forme adottabili da Bitcoin possiamo isolare coppie di narrazioni “completamente incompatibili” tra loro. Per esempio, una rete di pagamento p2p a basso costo mal si accompagna all’idea di oro digitale (e da qui lo split di Bitcoin Cash), mentre l’enfasi sulla privacy cozza con la visione di una blockchain che rinunci allo pseudo-anonimato degli utenti. E ovviamente una moneta di scambio per la darknet non potrebbe mai ambire allo status di asset finanziario mainstream.

Ma proprio quest’ultimo caso illustra il peso acquisito da fattori fondamentalmente esterni alla community di Bitcoin, come dimostrano il lancio dei futures di Cboe e Cme e la tensione spasmodica del mercato rispetto alla possibile approvazione dell’ETF preparato da VanEck e SolidX.

Sono queste le due storie che nell’ultimo anno hanno fondamentalmente dominato l’andamento del prezzo del Bitcoin (BTC), contribuendo nel frattempo alla definizione della sua identità. E questo perché il bitcoin ha smesso da tempo di essere esclusivamente un fenomeno di nicchia glorificato in qualche forum.