LE MOSSE GIUSTE PER VINCERE
CON TELECOM

17 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Il mercato s’interroga ancora sulle strategie giuste per cavalcare la rivoluzione Telecom, attraverso i titoli della galassia che da TiMedia porta a Camfin. Che fare a questo punto?

SEI MESI NEL LIMBO. L’operazione proposta dal management, come è noto, prevede di separare Telecom Italia in tre: da una parte Tim, dall’altra la rete d’accesso locale (il famoso ultimo miglio), infine la stessa TI destinata a diventare media company. Il mercato, all’unanimità, scommette che la ristrutturazione sfocerà nella vendita di Tim («in presenza di offerte che saranno valutate», ha precisato Marco Tronchetti Provera), con la cessione di Tim Brasil, più la possibile vendita di quote della nuova società della rete. Una strategia finalizzata a dare più flessibilità al gruppo, che a fine giugno aveva un debito netto consolidato, inlieve calo, di 41,3 miliardi.

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Nel caso il gruppo di tlc intendesse vendere in toto le nuove divisioni, porterebbe nelle casse della società circa 50 miliardi, di cui 35 da Tim 5 da Tim Brasil e una decina dal network sull’ultimo miglio. Tuttavia queste, per ora, sono solo ipotesi e, comunque, per dividere tutte le attività in società separate e controllate al 100% (ognuna con il suo cda e con il proprio bilancio) Tronchetti stima che saranno necessari almeno sei mesi di lavoro. Peraltro, separare Telecom in tre non cambia (alla fine) il valore del gruppo. Giocoforza, il passaggio obbligato resta vendere uno di quegli asset non considerati strategici per diventare una media company. Un’opzione non di così facile attuazione, soprattutto riguardo a Tim (la rosa dei pretendenti sarebbe limitata), viste anche le forti pressioni politiche contrarie.

NEL DUBBIO RNC. Così, gli analisti che non danno per scontato l’esito dell’operazione e attendono maggiore chiarezza sulle prossime mosse del gruppo, consigliano di puntare sulle Telecom risparmio (soprattutto fintanto che valgono un decimo in meno delle ordinarie). Il dividendo delle rnc garantisce un rendimento del 7,55% (o 0,151 euro), per cui l’investimento è meno rischioso e un po’ più remunerativo delle ordinarie che costano l’11% in più e rendono il 6% all’anno (o 0,14 euro). Senza dimenticare, poi, che i proventi delle dismissioni probabilmente sarebbero restituiti, almeno in parte agli azionisti o con un dividendo o con un piano di buy back, che privilegierebbe le azioni rnc (che costano a Telecom un 2% in più rispetto all’interesse medio sul debito).

ORD. DI VALORE. Coloro che invece ritengono che alla fine Telecom riuscirà a portare avanti il piano di valorizzazione dei suoi asset con successo e senza subite intoppi di natura politica, propendono per l’acquisto delle Telecom ordinarie, per sfruttare appieno il potenziale del new business. E in particolar modo Société Genéralé e Merrill Lynch stimano che dalla separazione e successiva vendita di questi asset, il gruppo potrebbe far emergere nuovo valore. Per questo motivo SocGen ha alzato il target price sul titolo da 2,3 a 2,6 euro per azione e Merrill da 2,4 a 2,9 euro. Tutti gli altri broker, invece, hanno confermato il loro giudizio e il loro target price, che vanno da un minimo di 2 euro per azione (sell di Goldman Sachs) a un massimo di 2,9 euro di Dresdner.

Mentre la maggior parte degli analisti fissano obiettivi di prezzo compresi tra 2,4 e 2,6 euro, con un upside potenziale del 10-17 per cento
PIRELLI PER SPECULARE. Il fatto che questi asset da soli possano valere più di tutto il gruppo, ha acceso i riflettori sulla contendibilità di Telecom. Due le strade: lanciare un’Opa parziale (ex articolo 107 del Tuf) sul 60% delle Telecom ordinarie, mettendo sul piatto 24 miliardi (considerando un premio del 30% sui valori di mercato o 2,9 euro per azione); oppure, andare a contrattare con Olimpia un prezzo per il pacchetto del 18,2% di Telecom che, con un premio del 30%, significherebbe dover spendere 7,2 miliardi.

In entrambi i casi, Pirelli – che ormai deve il 60% del suo valore alla partecipazione Telecom- ne avrebbe comunque un beneficio. Quindi guardare alla Bicocca puo essere un’occasione. Va, però, rilevato che l’investimento in Pirelli non solo è più rischioso ma rende poco (circa il 2%). Con le Telecom Italia a 2,9 euro, il valore teorico di Pirelli in trasparenza è di circa 0,92 euro per azione. Si potrebbe , perciò, risalire a monte della catena, alla Camfin che controlla Pirelli. Ma, a differenza del gruppo della Bicocca, la finanziaria del gas è poco liquida cosa che rende l’investimento ma ancor più rischioso. Per Euromobiliare le azioni della holding sono da acquistare fino a 2,15 euro, un valore che garantisce un upside potenziale del 30% rispetto ai prezzi di mercato.

TI-MEDIA È SOPRAVVALUTATA. Un altro titolo coinvolto dal terremoto del riassetto di Telecom è TiMedia. Questa società, però, dopo il tramonto delle speculazioni su un possibile ingresso di Rupert Murdoch nel capitale di Telecom e alla luce del profit warning lanciato da Mediaset in settimana, ha perso buona parte del suo appeal sia dal punto di vista speculativo che da quello fondamentale. Il management di Telecom non ha infatti incluso La7 tra gli asset in via di dismissione e, al contempo, il quadro della competizione tra le reti televisive italiane si profila sempre più difficile. TiMedia ha inoltre spostato il break even operativo al 2007. Ciò significa che, dopo aver pagato un dividendo straordinario lo scorso maggio, difficilmente quest’anno sarà in grado di staccare la cedola. E nonostante i forti cali registrati in settimana, secondo gli analisti il titolo è ancora sopravvalutato. Chevreaux giudica TiMedia underperform con un target di 0,35 euro, Deutsche Bank e Rasbank consigliano invece di vendere le azioni con target rispettivamante a 0,22 e a 0,09 euro per azione.

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