LE MANI FORTI HANNO SCACCIATO
L’ ORSO

28 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
La discesa del reddito fisso ha dato una leggera scossa ai listini, ma chi si aspettava una correzione di ampia portata è rimasto nuovamente deluso. Sembra che le cosiddette mani forti approfittino anche dei piccoli ritracciamenti per metter mano all’ampia liquidità e fare acquisti.

Nick Nelson, strategist di Ubs, inquadra così l’attuale fase di mercato: «L’indice Eurofirst 300 ha perso appena il 4% dai massimi. In termini storici, gli storni durante le fasi di bull market sono stati intorno all’8 per cento. Ci troviamo di fronte a una fase interlocutoria – aggiunge Nelson – dove la pressione esercitata dall’aumento dei rendimenti obbligazionari è bilanciata dagli ottimi risultati aziendali e dal buon rendimento delle azioni, sia in termini di dividendi sia di flusso di cassa al netto dei nuovi investimenti (free cashflow). Anche se ci avviamo verso il periodo estivo, tradizionalmente debole, non vediamo particolari rischi all’orizzonte».

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PIÙ L/S ED EVENT DRIVEN. La visione di Sarah Allen, direttore della divisione hedge fund di Ermitage, è sostanzialmente simile: «Le valutazioni dei listini europei rimangono interessanti soprattutto per le blue chip che presentano un p/e di 13,5. Le medie capitalizzazioni, invece, sono troppo care a un multiplo di 20. Un aspetto da tenere in considerazione – precisa Allen – è la lotta all’inflazione che in alcuni Paesi, come il Regno Unito, resta al di sopra del livello programmato. La risalita dei tassi è problematica soprattutto in nazioni come Spagna e Irlanda, caratterizzate da una bolla sul fronte immobiliare. Restiamo comunque fiduciosi e consigliamo di sovrappesare i fondi Long/Short ed Event Driven in un portafoglio alternativo.

Nonostante il livello record delle transazioni, non possiamo parlare di follie M&A. Anche se le ultime offerte di Thomson e Microsoft – prosegue – sono state lanciate rispettivamente a un premio del 35% e dell’85% sui prezzi di mercato delle prede Reuters e aQuantive, la media in termini di p/e delle transazioni si aggira intorno a 17. Siamo ben lontani dai 32 del 2000. Anche per questo crediamo che il picco dell’azionario sia ancora lontano».
Polaris Prime Europe (non censito nel database di EurekaHedge) è uno dei L/S specializzati sull’Europa più performanti con un guadagno nei primi cinque mesi dell’anno del 15,87 per cento.

Le principali posizioni lunghe sono Statoil, Eni, Rhodia, Acciona e Fresenius. A livello geografico gli investimenti si concentrano su Germania e Francia, mentre dal punto di vista settoriale è il comparto oil&gas il più rappresentativo con una quota net long del 26,59 per cento. Secondo i gestori Jean-Marc Fraysse e Peter Schnell sarà il ritorno all’indebitamento delle aziende a dare il via all’ultima gamba rialzista dell’attuale ciclo di Borsa: «L’accelerazione della crescita europea è un fenomeno strutturale, non ciclico. La debolezza del dollaro favorisce l’atterraggio morbido dell’economia Usa.

Le aziende che visitiamo sostengono che il pricing dei prodotti è eccellente ed esistono poche pressioni sui costi. Non crediamo in un ritorno dell’inflazione. Nonostante le tensioni sui tassi a lunga, i rendimenti dei bond indicizzati sono rimasti praticamente invariati». The Sheckleton Fund, dal canto suo, ha fatto registrare a maggio un guadagno del 5,3% che porta al 12,8% il bilancio da inizio anno. La principale posizione in portafoglio è Manganese Bronze Holdings che rappresenta il 15,6% del nav. La società controlla Lti, produttrice del celebre taxi nero londinese. Secondo Andy Hanson, co-manager del prodotto presso Clareville Capital, lo spostamento della base produttiva in Cina potrebbe aprire al gruppo una nuova era di sviluppo.

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