LE FED SPEGNE IL MATTONE AMERICANO

19 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Brusca frenata del mercato immobiliare americano. E gli operatori iniziano a chiedersi se la bolla, che cresce da quattro anni senza sosta, stia per sgonfiarsi (o addirittura per scoppiare) e quali saranno le prossime mosse della Federal Reserve. Secondo i dati comunicati ieri dal Dipartimento Usa del Commercio, a marzo l’indice dei nuovi cantieri ha registrato una flessione del 7,8% (la stessa accusata il mese precedente) arrivando a 1,96 milioni di unità. Si tratta del livello più basso dal marzo 2005.

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La performance comunicata ieri è peggiore delle attese degli analisti che, alla vigilia, avevano previsto un ribasso del 4,7 per cento. A marzo sono calati anche (e per la quarta volta in sei mesi) i nuovi permessi edilizi: sono scesi del 5,5% a 2,069 milioni di unità. Anche in questo caso un dato peggiore delle attese degli analisti che avevano previsto un ribasso del 5 per cento. «Tutti questi dati – dice Alan Ferguson, economista di FindEquity – indicano che il mercato immobiliare potrebbe aver decisamente cambiato direzione. E dimostrano che la strategia della Fed di alzare i tassi per controllare la crescita economica sta funzionando».

A pesare sull’andamento del comparto edilizio dopo quattro anni di forte crescita è stato il netto aumento dei tassi di interesse sui mutui trentennali a seguito della manovra di stretta sul costo del denaro portata avanti nei mesi scorsi dalla Fed. La media degli interessi per un mutuo trentennale è stata del 6,32% in marzo contro il 6,25% di febbraio e il 6,15% di gennaio.

I nuovi dati confermano dunque il trend di rallentamento in atto. In febbraio le vendite di nuove case sono calate del 10,5%, il quarto declino in sei mesi, mentre su base annuale le vendite sono calate del 13,4%, il peggior dato dal febbraio 2005. Le giacenze di nuove case sono nel frattempo salite alla quota record di 548mila unità alla fine di marzo. «A questo punto – dice Ferguson – vedremo cosa farà la Fed – Un altra stretta a maggio è scontata. Ma alla luce di questi dati potrebbe essere l’ultima per un po’ di tempo».

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