LE ELEZIONI AMERICANE DROGANO
LA RIPRESA

9 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Ci si potrebbe chiedere (e in effetti tanti lo chiedono) come mai l’economia americana è fortissima (cresce come una tigre asiatica) mentre il dollaro è debolissimo e, di contro, l’euro è molto forte, avendo un’economia che sembra in coma profondo. La spiegazione, in realtà, è molto semplice. L’economia americana viene oggi rilanciata attraverso una politica molto aggressiva di disavanzi (pubblici e privati, tutti insomma fanno debiti). Questo significa, però, che devono essere gli altri, gli stranieri, a finanziare la ripresa americana. Solo che gli altri stanno dimostrando, nei fatti, di non avere più tanta voglia di dare soldi agli americani, proprio perché non si fidano. Se un vostro amico mostra una tendenza esasperata a fare debiti, è evidente che voi sarete poco propensi a prestargli continuamente del denaro. La stessa cosa sta accadendo con gli americani.

Un modo per convincere gli stranieri a ridare soldi agli americani sarebbe quello di rialzare i tassi di interesse, cioè di pagare di più chi ti presta del denaro. Ma questo non si può fare perché la Federal Reserve tiene il costo del denaro basso per aiutare la ripresa. Morale: gli “altri” hanno meno voglia di dare soldi all’America, la richiesta di dollari sul mercato internazionale cala, e quindi cala il valore del dollaro. E per riflesso speculare (non certo per meriti propri) sale il valore dell’euro. Cosa che fra l’altro aiuta comunque l’America perché ne favorisce le esportazioni, e quindi la ripresa. Ecco perché molti ritengono che il dollaro scenderà ancora e che l’euro invece salirà di nuovo.

In questa specie di grande disordine c’è una coerenza. L’America si riempie di debiti (e quindi ha soldi da spendere e aumenta la domanda interna), i tassi di interesse rimangono bassi, cala la domanda di dollari, il dollaro scende e gli Stati Uniti esportano di più.
Ma perché il dollaro è destinato a scendere ancora? Perché l’anno prossimo (anno decisivo per Bush perché ci sono le elezioni presidenziali) l’economia americana salirà “solo” del 4 per cento. In realtà, questo 4 per cento è una specie di trucco statistico, potendo godere di un trascinamento del 2 per cento su quest’anno. La crescita reale del 2004 “vera” sarà solo del 2 per cento. Forse un po’ poco per vincere le elezioni. Ma, d’altra parte, il denaro costa già pochissimo, il disavanzo pubblico è già stato spinto verso il 5 per cento (cioè verso il massimo) e quindi l’unica leva ancora disponibile è appunto quella di un ulteriore ribasso del dollaro.

Tutto questo fa male a qualcuno? Certamente fa male all’Europa. Già l’area euro può contare su una ripresa 2004 modestissima (circa 1,8 per cento, con dentro però l’1 per cento di trascinamento statistico) e è del tutto evidente che con l’euro sempre più forte, questa poca crescita si farà ancora più difficile.
E’ vero che in Europa la Banca centrale potrebbe compensare l’eventuale ulteriore ribasso del dollaro con un ribasso del costo del denaro (i margini ci sono). Ma è anche vero che la Bce, dopo la crisi del patto di stabilità, si sente come l’ultima guardiana della stabilità e dell’ordine sul Vecchio Continente e quindi è anche probabile che non abbassi proprio niente. E quindi l’Europa potrebbe trovarsi stretta nella morsa di un dollaro debole (e quindi di un euro forte) e di una Banca centrale rigorosa (con tassi di interesse che non scendono).
Qualcuno sostiene che stare un po’ dentro questa morsa all’Europa non può che fare bene, nel medio periodo. Nel senso che le aziende più deboli sarebbero costrette a chiudere e a uscire dal mercato, lasciando spazio a quelle più forti e più efficienti. E questo è certamente vero. Rimane solo da capire se, sul piano sociale e politico, l’Europa è in grado di sopportare una simile “selezione naturale” del proprio apparato produttivo.

Ma, forse, tutto questo pasticcio non fa bene, nel medio termine, nemmeno all’America. Il capo economista di Morgan Stanley, Stephen Roach, sostiene ad esempio che già nella seconda parte del 2004 l’America dovrà per forza rallentare la sua corsa. E questo non per ragioni particolari, ma semplicemente perché un sistema economico, alla fine, non può correre più di tanto. La vendita di auto è stata stimolata, nel passato recente, con ogni mezzo, ma adesso comincia a dare segni di difficoltà. Le vendite di beni durevoli sono aumentate del 25 per cento. E’ evidente che non si può continuare a crescere con questi livelli di consumi.

In sostanza, si è voluto concentrare molta ripresa dentro un piccolo spazio di tempo e questo rischia di far saltare tutto il meccanismo. Insomma, Bush per vincere le elezioni sta facendo correre l’America a una velocità superiore a quella sopportabile e questa corsa non può durare più di tanto. Non a caso due maggiori economisti americani, Roach appunto e Paul Krugman, hanno inventato due espressioni che in fondo di equivalgono. Roach parla di una “ripersa cannibale”, che si mangia cioè quello che ha davanti, lasciando il deserto per gli anni futuri. Krugman, ancora più severo, sostiene che Bush sta razziando il benessere delle generazioni future. Nel migliore dei casi, cioè, lascerà in eredità all’America una tale montagna di debiti da obbligare gli Stati Uniti a andare, forse già nel 2005, in recessione per smaltire tutta questa confusione.

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