LE DUE (NO, ANZI: UNA) LOCOMOTIVE PIOMBATE

8 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Di capitalismi, come si sa, ce ne sono tanti e non tutti si comportano allo stesso modo. C´è chi è virtuoso e chi invece dilapida. Da tempo si dice che in Europa ci sono due mattoni, due locomotive piombate, e che queste sarebbero l´Italia e la Germania.

Solo che adesso salta fuori che a marzo nella Repubblica tedesca gli ordinativi di beni capitali hanno avuto un boom del 3,1 per cento. E´ presto, ovviamente, per dedurre da questo semplice dato che in Germania la crisi è finita e che adesso si riparte. Però è evidente che qualcosa sta accadendo. Al contrario di quanto si sta verificando in Italia, dove non sta succedendo niente, come ben sa chi ci vive.

E allora viene da riflettere sulla diversa qualità dei diversi capitalismi. E su quello che hanno fatto, e non hanno fatto, di recente. L´Europa viene da una stagione eccezionale sotto il profilo delle condizioni finanziarie. In pratica sono due anni che qui si va avanti con il costo del denaro al 2 per cento (e prima non è che fosse molto più alto). Se si tiene conto dell´inflazione, si può dire che da almeno due anni il denaro in Europa ha un costo reale che è esattamente uguale a zero. Situazione eccezionale: non sono molti i periodi della storia in cui capita di potersi approvvigionare di denaro senza pagare un euro.

In Europa, mediamente, questo fatto è stato utilizzato per rammodernare e ringiovanire il sistema produttivo, per gettare giù qualche infrastruttura importante, in modo da presentarsi più in forma all´appuntamento (che prima o poi arriverà) con la ripresa dell´economia. Questo è abbastanza vero per tutta l´area euro, ma è molto vero per la Germania. La repubblica tedesca in questi anni ha messo mano a una riorganizzazione profondissima della propria struttura industriale. E ne abbiamo visto le conseguenze più immediate: l´aumento della disoccupazione.

Questo aumento, infatti, è quasi inevitabile nelle fasi di ristrutturazione e riorganizzazione. Ma, alla fine, la Germania si ritroverà con un´industria miglior di quella che aveva prima. E quindi anche con la possibilità di riassorbire i suoi disoccupati in tempi abbastanza rapidi.

Un altro paese che ha approfittato (bene) del denaro a costo zero è stata la Spagna, dove gli investimenti non si sono mai fermati un minuto e dove il “nuovo” è spuntato da tutte le parti. Situazione diversa, paradossale, e quasi incredibile invece in Italia. Qui sono successi due fenomeni che sconfinano con l´irresponsabilità.

Lo Stato, che ha moltissimi debiti (il 105-106 per cento del Pil) invece di servirsi di questo periodo di denaro a costo zero per rimettere un po´ a posto i suoi conti e ridurre l´indebitamento (chiave di qualsiasi politica decente) ha utilizzato il denaro regalato per fare una cosa molto curiosa: per dare ai cittadini l´illusione che tutto va per il meglio, che non ci sono problemi, e che, semmai, l´unica vera questione è che gli italiani non consumano abbastanza.

Insomma, quando il denaro costa poco (o niente, come adesso) lo Stato italiano respira perché risparmia sugli interessi che deve pagare sul suo immane debito. Ecco, invece di approfittare di questa stagione di basse spese per interessi per cominciare a ridurre sul serio l´indebitamento, il governo ha preferito dire a tutti che non serviva tirare un po´ la cinghia perché tanto tutto era a posto. E infatti nel 2006 l´indebitamento pubblico sarà esattamente uguale a quello ereditato nel 2001. Cinque anni buttati via, un´occasione (il denaro a costo zero) gettata nel cestino della spazzatura, in nome di un ottimismo sorridente basato sul niente.

Ma, se questo ha fatto il potere pubblico, quello privato ha fatto, se possibile, ancora di peggio. E´ vero che sono mancati disegni e piani pubblici per sapere in quale direzione guidare la ristrutturazione e l´ammodernamento del sistema industriale, ma gli imprenditori hanno dato probabilmente il peggio di se stessi.
Come hanno utilizzato, infatti, la straordinaria stagione del denaro a costo zero? Riorganizzando e rinnovando i propri impianti? Mettendo in cantiere nuove iniziative? Aprendo basi strategiche in qualche nuovo e promettente mercato?

Niente di tutto questo. Anzi, hanno fatto, mediamente, l´esatto contrario (anche se qualche eccezione c´è stata). Hanno utilizzato la straordinaria circostanza di un sistema del credito che era pronto a finanziare le imprese a costo zero per organizzare in moltissimi casi la propria uscita totale o parziale dal sistema industriale.

Grazie al denaro che non costava niente i più svelti hanno traslocato dall´industria vera e propria (che richiede di essere competitivi e efficienti) verso settori più comodi. Come, ad esempio, quello dei vari servizi (dalle telecom alle autostrade, dalla distribuzione di acqua a quella del gas e dell´energia elettrica). Alla fine, quindi, non ci troveremo con un´industria migliore (come sta invece accadendo in Germania e in Spagna), ma con un´industria peggiore, più piccola, ridimensionata.

Ma non basta. Poiché siamo incontentabili, ai due disastri appena descritti (uno pubblico e uno privato) abbiamo aggiunto anche una bella bolla immobiliare ad uso consumo della piccola borghesia risparmiatrice, alla quale non è parso vero di approfittare un po´ del denaro a costo zero.

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